Cominciamo questo nostro viaggio alla scoperta del sistema democratico fornendone la definizione. La parola ha origine greca e letteralmente significa “potere del popolo”. È il popolo, tramite la sovranità diretta o indiretta, a darsi il governo; lo Stato democratico compiuto si realizza quando tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge. Nel corso del tempo, la definizione originaria di democrazia — intesa come alternativa all’individualismo liberale e al collettivismo socialista, ma sintesi imperfetta tra i due — ha assunto connotati più generici, che la dipingono semplicemente come l’antitesi al concetto di dittatura.
Si tratta però di un grossolano errore storico e ideologico, se si considera che il primo esperimento democratico dell’età moderna si ebbe nella Francia giacobina attraverso il periodo del Terrore. Come sono esistite dittature liberali, socialiste e fasciste, anche la democrazia non è esente da periodi più o meno dispotici. Cambia il metodo, cambia il livello di brutalità, così come cambia il numero di fatti di cui l’opinione pubblica è veramente a conoscenza. Se vogliamo trovare un termine contrario al dispotismo — dato che la “dittatura” era in origine un ufficio semestrale straordinario del cursus honorum romano — forse il più corretto è “libertario”, un concetto che non sempre procede in parallelo con la democrazia.
Il sistema italiano e l’autotutela dello status quo
Senza scomodare la Rivoluzione francese, possiamo trovare anche vicino a noi esempi di quanto questo approccio sia errato. La democrazia italiana, che si dice fondata sull’antifascismo, parte già in modo claudicante, ossia dalla negazione, e non ammette sistemi diversi da quello democratico. Non vogliamo certo biasimarla: ogni sistema cerca di proteggere sé stesso. In questo i socialisti sono maestri sulla carta, anche se non proprio abili nell’atto pratico. Anche la democrazia utilizza metodi più o meno ortodossi per difendere lo status quo, ammettendo sì partiti che si richiamano a ideologie diverse, ma che devono necessariamente muoversi entro il circuito democratico, pena la messa al bando.
Dentro questo circuito, partiti diversi, ma spesso simili tra loro, si scontrano in un’eterna partita a chi cerca di fare meglio, sfruttando gli errori dell’altro ed ergendosi ad unica organizzazione morale. Quando il proprio partito vince, allora “vince la democrazia”; quando perde, a trionfare è “l’oscurantismo”. Se il popolo cambia governo, viene descritto come un soggetto che si risveglia o si addormenta a seconda del percorso intrapreso. In realtà, l’alternanza di governi è il cardine della democrazia rappresentativa e dovrebbe essere finalizzata alla crescita, ma spesso è dovuta semplicemente alla delusione per ciò che c’era prima o al desiderio di sperimentare il nuovo.
La deriva del tifo e il tramonto dei sistemi
Non si tratta di risvegli delle coscienze, né di narrazioni epiche come quelle a cui abbiamo assistito con l’elezione di Biden o con la sconfitta di Orbán. La democrazia vince nel momento esatto in cui viene eletto il rappresentante più votato, chiunque egli sia e qualunque sia il suo partito. Ergersi a custodi del principio democratico è un controsenso di cui i democratici italiani ed europei abusano fin troppo spesso. Ridotta al semplice tifo politico — che in Italia è più accentuato che altrove — e al mantra “o con noi o contro di noi”, la democrazia finisce per andare di pari passo con la decadenza e la stagnazione.
In questo scenario, il dogma di partito diventa preponderante sull’interesse comune: battere l’avversario conta più che realizzare i propri programmi, e l’obiettivo ultimo si riduce allo scrivere frasi infantili sui social. Se questa è la democrazia che vogliamo per noi e per i nostri figli, il futuro non sarà affatto roseo. Tuttavia, resta una nota di speranza legata al corso naturale della storia: i sistemi fallimentari, prima o poi, tendono a crollare da soli.
Lorenzo Gentile
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































