Ormai é un dato di fatto introiettato da tutti senza un perché e senza un percome: noi siamo occidentali.
In realtà il perché è evidente: appiopparci una identità succedanea; e altrettanto il come: della serie “gutta cavat lapidem”.
L’essere occidentali in realtà è un dato che non è “di fatto” perché è un attributo privo di fattuali riferimenti geografici e storici:
- Siamo occidentali rispetto a chi se siamo a oriente della parte più consistente di quello per cui noi ci definiamo Occidente (l’America)? A meno che non accettiamo il dato di fatto di essere una sua proiezione verso Est… una sua proiezione è niente più.
- Se è storicamente vero che fino all’89 ci ponevamo a occidente rispetto alla cortina di ferro materializzata dal Muro di Berlino, adesso che quel periodo storico è decaduto da 35 anni, non ha senso continuare ad assumere quel muro come riferimento perché perdiamo l’occasione per orientarci nello spazio-tempo.
Pertanto… che fare?
Beh, prendiamo atto che la geografia non è un’opinione e che non la è nemmeno la storia e vediamo di riscattare la nostra identità di italiani subdolamente sequestrataci dal ‘45 con l’alimentazione forzosa per 81 anni sia di un complesso di colpa per quel che siamo stati per 20 anni, sia di un sentimento di gratitudine per chi ci ha fatto credere averci liberati e redenti gratuitamente.
Riacquistato così l’orientamento spazio-temporale, merita fare un giro d’orizzonte per, appunto, orientarci e allora la prima cosa che salta all’occhio una volta assunto che geografia e storia confutano il nostro definirci occidentali è che quel termine “civiltà occidentale” è soltanto un mantra per ipnotizzarci al fine di tenerci a balia.
Esaurita la verve sarcastica, mi esprimo più chiaramente: credere a quella ciofeca di definizione per cui noi apparteniamo alla civiltà occidentale è da stato ipnotico non da presenza cosciente.
E infatti, solo una popolazione sotto incantesimo può compiacersi dei fallimenti economico ed energetico e del degrado etico, morale, antropologico, e civile che quella porzione di mondo che con compiaciuto orgoglio si ostina a definirsi occidentale (e democratica) sta collezionato da 85 anni a questa parte.
I fallimenti di un mondo
La democrazia sempre più cervellotica, i diritti umani ridotti a capricci di gente confusa, il welfare al fallimento, il green deal innalzato a religione a detrimento delle oggettive realizzazioni della nostra civiltà, la scienza fattasi scientismo, la cultura capace di esprimere solo la frustrazione, la spiritualità ridotta al scimiottamento di religioni senza Dio, il ripudio dei fondanti (l’uomo e la donna che diventano sposi e poi padre e madre), la banalizzazione della vita e della morte con l’aborto e l’eutanasia, il concepimento di un figlio ridotto a capriccio, le numerose, ingiustificate, disastrose ed inconcludenti guerre (dal Viet-Nam a Iraq e Afghanistan e adesso all’Ucraina e Iran e altrettante ne ho omesse) rappresentano i fallimenti di un mondo che caparbiamente insiste nel considerarsi essere migliore perché a occidente di qualcuno che non si sa bene chi ma che sta a oriente rispetto a noi (che non sappiamo esattamente dove stiamo).
Un punto geografico senza riferimenti non può che creare smarrimento e frustrazione… la condizione di noi occidentali.
Corrado Corradi
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