Finora abbiamo sentito parlare di moneta in termini esclusivamente quantitativi, dando per scontato il fatto che la moneta sia un oggetto come un altro, una merce che si compra e si vende; come trattare, quindi, un oggetto o una merce? Lo si tratta secondo le sue qualità o secondo la sua quantità.
Nel caso della moneta, è prassi ormai comune quella di pensare a questo strumento, solo nella sua quantità e mai per la sua qualità.
E questo rappresenta un grosso problema per tutti noi che usiamo abitualmente la moneta.
Perché è un grosso problema per tutti noi, pensare alla moneta esclusivamente in termini quantitativi, trascurando gli aspetti qualitativi?
La risposta risiede proprio nel tralasciare la parte più importante della moneta, quella che, senza di essa, renderebbe inutile la moneta stessa: il valore.
La moneta è come una serratura completa di chiave, la chiave è il suo valore, senza di essa la serratura non potrebbe girare e, quindi, sarebbe un oggetto inutilizzabile.
La serratura se non gira non serve.
Allo stesso modo, la moneta che non gira non serve.
Detto in altri termini: la moneta senza il valore, che la fa girare, sarebbe un oggetto inutile.
Pensiamo per esempio ad una banconota da 100 mila lire, saremmo in grado oggi di farci la spesa? Qualcuno l’accetterebbe? Credo di no, forse qualche nostalgico, ma ci sono “molte probabilità” che quella banconota da 100 mila lire, oggi non abbia alcun valore.
Ecco, ritornando all’esempio della serratura: la banconota da 100 mila lire, fino agli anni “90 era una serratura completa di chiave, girava o circolava di mano in mano perché aveva la sua chiave nel valore.
Oggi quella banconota è una serratura priva di chiave.
Chiediamoci dunque qual è la chiave che fa girare la serratura? Qual è la chiave che trasforma l’euro che esce dalla tipografia, in moneta con valore?
L’euro appena stampato è come una serratura senza la chiave; è come una banconota da 100 mila lire. Cos’è che improvvisamente rende le due banconote, diverse fra loro, a parte il colore e la grafica? È proprio quella chiave, è proprio quel valore che viene conferito all’oggetto moneta da parte di tutti noi che l’accettiamo convenzionalmente.
Perché l’accettiamo? perché con essa prevediamo di comprare? E cos’è “la previsione di poter comprare” se non una elaborazione del pensiero creativo dell’uomo? Il fine che conferisce la ragione di esistere alla moneta è quello di comprare un bene o un servizio che possa soddisfare la nostra esigenza.
In poche parole, il fatto di avere una esigenza (reale o percepita come tale) di un bene, genera nella nostra mente il valore di quell’oggetto.
Noi accettiamo moneta in cambio del nostro lavoro, perché prevediamo di comprare oggetti che soddisfino il nostro fabbisogno. È l’accettazione della moneta che crea la chiave del valore.
La BCE crea solo il presupposto formale privo di valore. I cittadini creano il valore nell’accettazione di quel presupposto formale. Ecco completato il concetto di moneta: simbolo e valore. Simbolo creato dalla BCE, valore creato dai cittadini.
Di chi dev’essere la proprietà della moneta, della BCE che crea simboli o dei cittadini europei che creano il valore accettando quei simboli e trasformandoli in moneta?
Ovviamente, per una questione di giustizia, il valore è creato dai cittadini e, quindi, la proprietà del valore spetta ai cittadini.
Le banconote senza il valore sono solo dei pezzi di carta colorata e quindi, la proprietà dei pezzi di carta colorata del costo di pochi centesimi spetta alla BCE.
Una banconota da 100 euro ha un costo tipografico di 10 centesimi, e quello è il giusto compenso che dovrebbe ricevere la BCE.
Il prezzo di quella banconota da 100 € è quindi di 99,90 centesimi, chiamato volgarmente SIGNORAGGIO, è questo dovrebbe spettare al popolo, più 10 centesimi di costo tipografico, è quello dovrebbe spettare ai banchieri della BCE.
Da quando è nato l’euro, però, i banchieri della Banca Centrale Europea si appropriano non solo del loro compenso relativo al costo tipografico, ma anche del valore che dovrebbe spettare al popolo. Cioè, per ogni banconota da 100 euro e per tutte le banconote in circolazione, la banca Centrale Europea, sottrae ai popoli europei il loro valore. Non contenti di ciò, i banchieri della BCE prestano tutto il denaro che creano agli stessi popoli, sicché all’atto dell’emissione dell’euro, i popoli sono espropriati del loro valore e indebitati di altrettanto, più gli interessi.
L’emissione dei titoli di debito da parte dei governi, hanno un effetto devastante immediato: essi legittimano la BCE come proprietaria della moneta emessa, contestualmente riconoscono debitori i cittadini di tutto il loro denaro.
È un gioco di prestigio infernale che umilia e distrugge la dignità dei popoli creando: iniquità e morte nella maggioranza della popolazione, una fascia sempre più ridotta di benestanti, e una cerchia ristretta di persone con infinita ricchezza.
La ricetta è: stop all’emissione dei titoli di debito. In cambio: creazione equivalente di moneta di proprietà del popolo, direttamente ad opera del governo in carica.
Se il governo emettesse tutto il denaro che serve, nella giusta quantità (ne troppa che genera inflazione, ne troppo poca che genera carenza monetaria), ma soprattutto DI PROPRIETÀ DEL POPOLO, il sistema bancario privato crollerebbe e finirebbe il potere che muove le guerre, i colpi di stato e la povertà.
Ormai più che una questione economica è diventata una questione di sopravvivenza dei popoli.
Questo sistema infernale si regge in piedi solo grazie alla nostra ignoranza in campo monetario e alla fiducia ingiustamente riposta nei politici che andiamo a votare. Ricordiamoci che i banchieri per continuare il loro gioco di prestigio, hanno bisogno dei politici.
Nel celebre romanzo di Miguel de Cervantes, “Don Chisciotte della Mancia”
i veri “nemici” che il cavaliere combatte non sono persone in carne ed ossa, ma i tre grandi giganti metafisici:
L’ingiustizia
La paura
L’ignoranza
Nella realtà i popoli vivono nella paura dovuta all’ignoranza in campo monetario, e queste permettono ai politici e ai banchieri di realizzare la grande ingiustizia in campo monetario: l’emissione di moneta debito.
Come potremo difenderci da questa disumana ingiustizia?
Noi dell’associazione I SENTIERI DI GRIMOALDO, per offrire una barriera alla travolgente iniquità del sistema basato sul debito, abbiamo realizzato il progetto Auri.
Ma è solo un tentativo riservato alle comunità in un circuito chiuso, qualcuno ci ha rimproverato. Le leggi attentamente studiate non ci consentono di fare altrimenti.
Ma a livello nazionale dovremmo uscire dall’euro, suggerisce qualcuno.
Si può rimanere nell’euro, ma con una moneta nazionale? Si, basterebbe che il governo dichiarasse gli Auri come valuta interna.
In pochi anni si potrebbe raddoppiare il potere d’acquisto degli italiani, azzerare il debito pubblico e fare ripartire l’economia, abbassando notevolmente le tasse. Pensate sia utopia?
Lo è, ma solo fino a quando il popolo non si alza e fa saltare il banco.
NICO ARENA
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