La disfatta della strategia multietnica a Venezia
Il fumo delle urne veneziane ha decretato il verdetto: Simone Venturini si prende la poltrona di sindaco e il centrosinistra si ritrova in mano un pugno di mosche, vedendo svanire anche la promessa di una moschea a Mestre.
La scommessa di candidare esponenti della comunità bengalese per fare il pieno di voti si è rivelata un capolavoro di strategia al contrario. Evidentemente, i volantini elettorali non hanno fatto breccia tra i nuovi elettori. Una disfatta tattica che fa il paio con quanto visto a Vigevano sponda Lega, dove i manifesti con Hassan Haggag e Hussein Ibrahim hanno probabilmente provocato un cortocircuito cognitivo nei militanti storici, rimasti a chiedersi se il tradizionale slogan “prima gli italiani” includesse una deroga per il Ramadan.
Il disincanto qualunquista sulla gestione dei flussi
Davanti a questo scenario, il commento qualunquista fotografa il disincanto generale di chi osserva la politica dal divano: destra, sinistra o centro ormai non sembrano fare più alcuna differenza.
C’è un governo di destra a Roma, eppure gli ingressi continuano a vagonate. La percezione è che si promettano blocchi nei comizi per poi firmare decreti flussi in cabina di regia. Cambiano le facce e i simboli sui manifesti, ma la commedia burocratica resta identica, indipendentemente dal colore politico di chi gestisce il potere.
Le previsioni pessimiste sul futuro delle urne
Il punto di vista pessimista guarda invece già oltre, intravedendo un’apocalisse demografica ed elettorale dietro l’angolo. L’idea è che, nonostante i proclami, l’attuale gestione ne farà entrare altri milioni.
La prossima volta la strategia della cittadinanza facile funzionerà e la sinistra vincerà le elezioni a mani basse, magari promettendo gondole halal direttamente sul Canal Grande. La politica, insomma, scopre il multiculturalismo solo quando serve a riempire le liste, ma dimentica che gli elettori hanno il vizio imprevedibile di fare di testa loro.
La necessità di una riconquista identitaria
L’esito di queste urne dimostra che non ci si può più limitare a guardare il declino da spettatori cinici o rassegnati. Si può e si deve pretendere una politica diversa, capace di rimettere al centro l’identità e il destino della nostra comunità. Il primo passo è ritrovare il coraggio di essere protagonisti in prima persona, togliendo definitivamente ai professionisti del consenso e ai “mercanti” della politica il loro giochino elettorale basato sul calcolo numerico e sulle clientele. È il momento di smetterla di delegare il nostro futuro a chi usa i territori come scacchiere: solo tornando a occupare lo spazio pubblico con consapevolezza e orgoglio si può avviare la vera riconquista dell’Italia.
Redazione
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