Il teatro della retorica e la realtà del bilancio
Un 2 giugno ricco di pathos, come avviene per ogni ricorrenza a cifra tonda. Lavoro sui media, con tanto di video realizzati da VIP per l’occasione, tricolori ovunque, discorso toccante del Presidente, problemi gonfi di retorica, lotta a nemici passati o immaginari. Ma sotto questo teatro che porta all’estremo la funzione e l’autoconvincimento, si nasconde un crudo bilancio che rivela una realtà molto diversa da quella celebrata. Cosa ci ha dato questa Repubblica? Partiamo dalla classe politica. Se la Prima Repubblica ha campato di rendita con quanto esisteva prima, con una classe dirigente formata durante un sistema precedente, il vero banco di prova iniziò negli anni Novanta. I partiti che fecero la Resistenza e la Costituente si scioglievano o cambiavano nome e addirittura ideologia; l’anagrafe si portava via i padri fondatori e i loro delfini con tutta l’esperienza pregressa; l’Italia faceva i conti con le stragi di mafia e Tangentopoli. Iniziavano gli anni dei politici imprenditori e di quelli contro gli imprenditori, ma chi raccolse il testimone, formatosi e cresciuto stavolta interamente entro la Repubblica, non è più stato in grado di proseguire. Finita la spinta inerziale del “prima”, ci si ritrovava dinnanzi a una cruda verità e a una politica culminata nel circo a cui assistiamo oggi, dove il dibattito si riduce alla diatriba fascismo-antifascismo con toni che nemmeno il dopoguerra ha visto.
Il declino economico e la crisi demografica
E passiamo, fatalmente, al lato economico. Da quarta potenza rasentiamo a malapena l’ottava. L’esodo dei cervelli, e non solo, ha raggiunto numeri preoccupanti, fomentato da una esterofilia indotta da un sistema che cerca scorciatoie, mentre si importa immigrazione per sopperire al calo demografico. Quest’ultimo, giustificato con la cultura del “no figli, sì scelta libera, viaggi, aperitivi e carriera”, secondo la logica diabolica dei concetti mutuamente escludenti. Da qui, a cascata, tutti i problemi connessi, dalla sanità alle infrastrutture, dalla scuola alla sicurezza; questioni che solo la grande forza della Nazione riesce ad arginare tenendo a galla questa Repubblica nata male e vissuta peggio, una Repubblica che, conscia dei suoi fallimenti, si aggrappa a un’Europa che, come un boss locale, porge la mano in cambio di favori e obbedienza. Non basta crogiolarsi nella consapevolezza, anch’essa autoindotta e ingigantita, di avere la Costituzione più bella del mondo, facendola diventare il fine e non il mezzo.
L’illusione dei simboli e il risveglio della Nazione
Non bastano la retorica resistenziale, le massime di Pertini vere o presunte, le frasi fatte di Mattarella che non aggiungono nulla all’ovvio o all’ideologico, la parata del 2 giugno (da cui sono scappati pure i cavalli), la foto della donna col giornale in cui si celebrava la nascita della nuova istituzione. No, no e no, tutto questo è solo isteria, disconnessione dalla realtà. La Repubblica vera, antifascista, ci mostra il suo quadro desolante, con numeri impietosi, record negativi, scarsa competitività. In altre parole, un’Italia falsa, lontana da quell’idea forte di una nazione, figlia di Roma, capace di grandi e belle cose, che può fare la differenza ed essere un faro nel mondo. Qualcosa che non si potrà mai avere con questa Repubblica dalle fondamenta di fango, ma che può risorgere riscoprendo sé stessa.
Lorenzo Gentile
80 anni di Repubblica antifascista: il bilancio del 2 Giugno






































































