L’isteria collettiva nel dibattito contemporaneo
Forse nemmeno durante la guerra civile o nel cruento dopoguerra l’antifascismo ha raggiunto livelli tanto alti di follia paranoica che sfocia in veri e propri disturbi psichiatrici. Si assiste a un’isteria collettiva che occupa costantemente il dibattito nelle aule istituzionali, sulle pagine dei giornali, nelle trasmissioni in tv e persino nelle discussioni al bar. Se negli anni Quaranta, prima e dopo la fine del conflitto, questo fenomeno poteva forse avere un senso profondo, pur avendo poi di fatto plasmato l’Italia attuale che lascia molto a desiderare, oggi l’antifascismo non rappresenta un problema soltanto perché anacronistico, ma soprattutto perché appare del tutto scollegato dalla realtà e, per ovviare a questo limite, cerca continuamente di rimodellarla a proprio piacimento.
Il caso della Remigrazione e le reazioni di piazza
Le ultime settimane sono state particolarmente frenetiche da questo punto di vista. Il grande successo del corteo per la Remigrazione, dove migliaia di cittadini italiani, non necessariamente ideologizzati, hanno invaso pacificamente le strade romane senza causare danni o disordini, ha generato per reazione il controcorteo di fanatici antifascisti, i quali scendono in piazza più per combattere contro il fantasma del Duce che per portare avanti proposte concrete. Slogan come “il mondo è di chi si muove”, “remigriamo i fascisti” o “remigrazione significa deportazione”, insieme ad altre affermazioni simili, sono stati i pilastri di chi non ha compreso quale sia la reale proposta portata avanti, né cosa sia diventata oggi la società a causa dell’immigrazione, sia essa regolare o irregolare.
Il cortocircuito logico sull’interpretazione della Costituzione
Si è trattato di scene imbarazzanti che dimostravano un’ignoranza colossale, in cui si considera un progetto di civiltà, studiato appositamente per rispettare tutti i canoni di legge, come contrario alla Costituzione o come un vilipendio alla Resistenza. Il modo in cui il progetto remigrazione andrebbe contro la Carta Costituzionale non viene mai spiegato attraverso la logica, se si escludono astrusi collegamenti alla XII disposizione transitoria e finale. Questo è un segno tangibile che gli antifascisti non possiedono nemmeno le nozioni di base sulla Costituzione che essi stessi dichiarano di voler difendere, avendone invece una visione totalmente astratta e retorica, frutto di luoghi comuni autocostruiti.
Il caso Vannacci e il dogma del pensiero unico
Lo stesso Vannacci, che si è rivelato più un piazzista che un politico dotato di un progetto concreto, è ovviamente preso di mira da queste persone, che scendono in strada al solo scopo di impedire al generale di esprimere la propria opinione, la quale si riduce a una sequela di ovvietà che si ferma lì. Ma se il generale non si conforma pienamente al dogma progressista, tanto basta per essere additato come fascista e pertanto privato del diritto di parola. Poco importa se nei suoi discorsi non si fa alcuna menzione dell’intero programma socio-economico del fascismo o della visione organica dello Stato: se un pensiero non è progressista, allora viene etichettato como fascista, senza se e senza ma.
Il ribaltamento dei concetti e il ruolo dell’a-fascismo
Qui si assiste al totale ribaltamento dei concetti, tanto per rimanere in tema di mondo al contrario, specialmente quando si sostiene dogmaticamente che se non sei antifascista allora sei necessariamente fascista. Oltre al fatto che esiste anche, come in ogni dinamica, l’a-fascismo, ossia il semplice non esserlo senza essere per questo contrari, ormai queste parole sono state così svuotate da ogni contenuto originario che tutto si basa esclusivamente sull’interpretazione ideologica del momento. Molti partigiani storici, se fossero catapultati in avanti nel tempo di ottant’anni, oggi verrebbero visti e marchiati a loro volta come fascisti.
Le contraddizioni ideologiche al Parlamento europeo
Anche all’interno del Parlamento europeo, dove per una volta tanto ha vinto la proposta di espulsione degli immigrati irregolari, sono riusciti a trascinare il discorso nella consueta diatriba tra fascismo e antifascismo, con Ilaria Salis in testa. Questo accade nonostante in origine il fascismo non trattasse affatto il tema delle migrazioni, rendendo l’assunto che stanno tornando i tempi bui del tutto fuori luogo. Al contrario, le frontiere ben chiuse e blindate furono e sono ancora un concetto tipicamente socialista. Gli ospiti indesiderati vengono espulsi dai Paesi sin dalla notte dei tempi, e comunque da molto prima del 1919, quindi il modo in cui tutto questo venga associato a una determinata ideologia rimane un mistero nascosto da frasi fatte e connessioni neuronali casuali.
La retorica progressista nelle manifestazioni di costume
Per concludere, si possono citare i vari gay pride che hanno portato scene patetiche in tutta Italia, contesti nei quali non sono mancati cartelli e cori espliciti contro i fascismi vari. Ancora una volta la scarsa cultura e un’evidente assuefazione al costrutto progressista l’hanno fatta da padrona, associando alla solita ideologia ogni singolo capriccio negato alla comunità lgbt.
Eppure, basterebbe avere le nozioni storiche base, insegnate anche a scuola, per capire come anche le altre ideologie fossero egualmente violente, se non di più.
Nel mondo socialista, l’omosessualità era reato (visto come una deviazione capitalista) ma anche nello stesso mondo occidentale la comunità, che comunità non è, ebbe a che fare con forti discriminazioni (si vedano le persecuzioni negli Stati Uniti, il caso di Alan Turing, solo per fare alcuni esempi), in luoghi che il fascismo non l’hanno vissuto oppure in periodi diversi.
Ma allora dov’è questo fascismo? Nessuno lo sa dire con precisione, senza giochini di parole che poi diventano aggressivi quando si viene messi di fronte alla realtà.
Ciò che sappiamo è che l’antifascismo, che sta monopolizzando iI dibattito, si rivela un freno per una Nazione che vuole tornare a crescere, ma non può farlo in questo regime nato dalla decantata lotta antifascista, che oggi prosegue su altre strade diventando una metastasi pericolosa.
Lorenzo Gentile
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