Un’analisi critica sui volti, i falsi miti e i reali interessi economici dietro alle battaglie dell’ala progressista contemporanea.
La crisi d’identità e la ricerca di un volto per la sinistra
Oggi vorrei tornare a riflettere sul mondo politico, analizzarlo nella sua ala progressista e fare due domande agli elettori di sinistra, e chiedergli: ma voi per cosa combattete? E oggi chi vi rappresenta? I quesiti apparentemente semplici in realtà nascondono una dinamica profondamente complessa. Perché a sinistra dicono che Renzi (che ha firmato l’articolo 18 e il jobs act) non li rappresenta, allo stesso tempo affermano che neanche Prodi è uno del gruppo perché ha liquidato l’Italia e introdotto l’euro; anche Giuseppe Conte non sembra il vero leader di tutta la sinistra ed è figlio di un parricidio (con Grillo che sconfessa il partito e Di Maio che ormai è stato liquidato nel Golfo).
Quindi chi incarna il volto della sinistra? È impersonificato da Silvia Salis che ha il “merito” di organizzare dei rave a Genova e di farsi fotografare mentre indossa costosissime scarpe griffate? Il vero simbolo del progressismo è Ilaria Salis che va in giro a spaccare teste per l’Europa e occupa le case? Oppure l’icona dello sviluppo è Soumahoro che per combattere lo sfruttamento ha trasformato i suoi compagni in dei dipendenti ultra-precari? Lo stesso campo largo in tutta la sua vastità non ha un portavoce, ma un insieme di candidati; quindi, nessuno rappresenta la sinistra tout court. La cosa ancora più paradossale è che nella loro manifestazione i vecchi comunisti hanno accusato i nuovi rappresentanti della sinistra di non essere più la voce del popolo, con Bonelli che li ha accusati a sua volta di essere il volto del fascismo.
Le false minoranze e le battaglie arbitrarie del progressismo
Se a questa domanda quindi è impossibile rispondere, è altrettanto difficile poter dire per cosa combatte la sinistra. Quali sono i veri temi che uniscono tutta l’alleanza progressista? Aborto, eutanasia, utero in affitto, lotta al capitalismo, ddl Zan, gender fluid, case chiuse, immigrazione clandestina sans frontières e auto elettriche? Forse questa rete di concetti rappresenta i principi dell’elettore di sinistra, che pensa di combattere per il bene dell’umanità, della società e delle minoranze.
Ma qui iniziano i problemi, perché il militante rosso non si accorge di essere una pedina del sistema, l’utile idiota al servizio del potere. Se infatti parliamo di “minoranze”, le suddette sono scelte in modo arbitrario e sono prive di un criterio di riferimento; i poveri, infatti, non sono una loro priorità e anche i novax (ed i danneggiati da vaccino) erano e restano una minoranza ma sono totalmente ignorati. Lo stesso vale per i padri di famiglia che hanno subito violenze economiche o psicologiche, tanto che la stessa Yasmina Pani ha ricevuto delle durissime critiche dal fronte interno mentre Fabrizio Fratus è stato attaccato dalle femministe, dato che l’argomento è un tabù che non può essere esplorato. In sostanza le minoranze sono molte, ma quelle per cui si batte il progressismo condividono un fattore nascosto: il denaro.
Il denaro dietro aborto, eutanasia e utero in affitto
Se infatti analizziamo l’aborto e l’eutanasia possiamo dire che le suddette pratiche sono utili al sistema capitalista, che essenzialmente rende il nascere e il morire totalmente inutili e li istituisce (in potenza) come un possibile servizio a pagamento. L’utero in affitto invece consente di richiedere un bambino su misura e sfruttare delle moderne schiave che per pochi soldi dovranno portare in grembo una creatura da dare al proprio padrone, che dispone del loro corpo e della loro fertilità grazie al denaro. Oltre a questo, il gender fluid e l’abbattimento di ogni frontiera biologica creano dei nuovi consumatori totipotenziali e incrementano il business delle cliniche (che in America fanno miliardi di dollari) dove la vita arcobaleno sarà ancorata a quella del chirurgo, a quella dei prodotti farmaceutici e a quella degli psicologi, e si legherà alla possibilità di poter comprare qualsiasi prodotto.
Immigrazione e prostituzione: le conseguenze per i lavoratori
L’acclamata immigrazione clandestina e la voglia di rendere l’Italia un porto di mare senza confini nascondono un’amara conseguenza: ovvero quella di avere un esercito infinito di crumiri, di precari e di disperati che rendono ogni lavoro con una bassa soglia di ingresso sempre più saltuario e sempre più sottopagato, entrando in una competizione continua con i lavoratori del ceto basso e del ceto medio.
La sinistra ignora che l’integrazione può reggere solo con dei criteri, delle tutele e dei limiti come in Australia, in modo da proteggere anche i lavoratori e gli stessi impieghi. La voglia di creare le case chiuse e il voler togliere la tassa etica equivale a voler detassare delle persone che in fondo lucrano su chi non riesce ad avere dei legami intimi, rendendo le relazioni ancora più inefficaci. Questo comportamento regala soldi alle multinazionali che loro stessi giurano di combattere, perché in fondo il guadagno resta a OnlyFans che porta i soldi fuori dal Belpaese (e questo problema è identico a quello dei tassisti e di molte altre categorie), mentre per la prostituzione legalizzata i dilemmi sono molteplici.
Il mito green dell’auto elettrica e il trionfo del capitalismo
Per quanto riguarda l’ambiente è inutile dire che bloccare le strade, obbligare tutti gli utenti a indebitarsi a vita comprando un’auto elettrica da 30-40 mila euro resta un sogno proibito che in fondo non ci restituisce un mondo green, dato che l’inquinamento delle auto è un’infinitesima parte di un problema molto più grande. Nessuno di loro si accorge che con l’elettrico non si salva il pianeta, ma si crea una spirale di debito infinita, complice la svalutazione su queste auto e il fatto che questi mezzi sono sempre più dei PC che danno al concessionario un grande ricarico con l’aftermarket e con le realtà accessorie (ad esempio i finanziamenti), lucrando sul consumatore.
Quindi i temi caldi del progresso sembrano nascere per uno scopo apparentemente umanitario ma sono totalmente arbitrari e vengono creati a tavolino dal sistema che convince i suoi militanti di lottare per una rivoluzione “giusta”, quando invece combattono per portare il capitalismo al suo trionfo, dato che il fine di questa organizzazione è quello di mercificare e lucrare su qualsiasi cosa. Il moderno marxista inoltre dice anche di contrastare gli USA e il suo imperialismo, ma non si accorge che vuole raggiungere gli stessi obiettivi politici dei democratici americani (escludendo le divergenze in ambito militare). Quest’ultimo legame con gli Stati Uniti dovrebbe far riflettere in modo particolare, e qui si pone un’ulteriore domanda: vista l’unione di principi, non è che i colonizzatori hanno plasmato i pensieri e le priorità dei loro subalterni?
Simone d’Aurelio
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































