La delegittimazione personale e l’intimidazione ai familiari
C’è un punto oltre il quale la propaganda smette di essere ideologia e diventa pura vigliaccheria. Quel punto è stato superato quando, per attaccare l’evento “Da Fiume al Dissenso”, la sinistra antifascista ufficiale ha deciso di coinvolgere non solo i relatori, ma addirittura il padre di uno di loro. Non basta più etichettare, non basta più selezionare i nomi che fanno comodo e cancellare quelli che disturbano: ora si allarga il cerchio della colpa fino alla famiglia. È il metodo classico di chi non ha argomenti e deve quindi sporcare tutto ciò che tocca.
Questa non è critica politica: è una pratica intimidatoria. È il tentativo di far capire che chiunque si avvicini a uno spazio non autorizzato pagherà un carissimo prezzo, anche nei propri affetti. Ed è la conferma definitiva che l’antifascismo di questi ambienti non è più una posizione storica o ideale, ma è diventato uno strumento di polizia ideologica al servizio dell’ordine vigente.
La responsabilità organizzativa e la reale struttura dell’iniziativa
Contro questa operazione di snaturamento e di calunnia, l’organizzatore unico dell’evento, il dott. Erminio Cetrullo, ha messo nero su bianco una dichiarazione formale che merita di essere letta per intero e difesa senza riserve.
Cetrullo ribadisce con chiarezza ciò che la propaganda di regime vuole cancellare: l’iniziativa nasce e si sviluppa sotto la sua esclusiva responsabilità organizzativa. Non esiste alcuna regia occulta, alcuna associazione che ne detenga il controllo. Si tratta di un lavoro corale, costruito con persone e realtà di sensibilità diverse, senza che nessuna di esse possa arrogarsi la paternità o la gestione complessiva. Esiste una locandina che riporta tutti i loghi associativi: chi fa finta di non vederla sta semplicemente mentendo.
I contenuti rimossi dalla propaganda e la pluralità dei temi
Ma il punto decisivo è un altro. La trasversalità non è un’opinione da discutere, ma un dato di fatto, deliberatamente costruito e documentabile. Sono stati sistematicamente ignorati o taciuti contenuti e contributi di tutt’altra matrice, tra i quali:
- Gli interventi e i momenti dedicati alla Palestina e all’Iran
- La conferenza sullo Stato sociale
- Gli approfondimenti sulle donne a Fiume
- La trattazione della socializzazione nella Carta del Carnaro
- Le riflessioni sulle donne nel dissenso e nella politica
- La tavola rotonda con la partecipazione, tra gli altri, dell’onorevole Pino Cabras, figura che nessuno in buona fede può ascrivere all’area di destra
Questi non sono elementi accessori, ma costituiscono parte integrante e sostanziale del programma. Ignorarli significa snaturare deliberatamente il senso dell’iniziativa e ridurla a caricatura. È esattamente ciò che sta facendo una certa sinistra: prende i nomi che le servono per urlare al “fascismo”, cancella tutto il resto e presenta la propria selezione tendenziosa come verità assoluta.
La criminalizzazione del dissenso e il ruolo dell’antifascismo di sistema
Questo metodo non è nuovo: è lo stesso usato da decenni per criminalizzare ogni spazio che non accetti la subordinazione all’ordine atlantico e globalista. La stessa sinistra che oggi si scandalizza per l’evento di Ortona dal titolo “Da Fiume al Dissenso” è quella che ha accompagnato, giustificato o taciuto sulle guerre americane e NATO degli ultimi trent’anni. È la stessa che ha trasformato l’antifascismo in un lasciapassare per il riarmo, per le sanzioni, per la cessione di sovranità, per la trasformazione dell’Europa in un protettorato militare e culturale.
Quando qualcuno prova a parlare di popolo, di indipendenza, di memoria non allineata, di critica alle élite, allora scatta immediatamente l’accusa di “destra”, perché quella è l’unica categoria che permette loro di non dover mai rispondere nel merito.
Attaccare i genitori di un relatore è solo l’ultima, più squallida, evoluzione di questa logica. Significa che non si discute più di idee, di contenuti, di programma. Si processa la persona, si processa la famiglia, si processa chiunque abbia avuto la sfortuna di essere legato a qualcuno che ha accettato di parlare in uno spazio non controllato. È il linguaggio della purga, non della critica.
L’autonomia dello spazio nazionalpopolare e le conclusioni
Lo slogan ora è uno: “Da Fiume al Dissenso” non chiede il permesso a nessuno. Non chiede di essere certificato dai custodi dell’antifascismo di regime. Rivendica la propria autonomia organizzativa, la propria natura trasversale e la propria legittimità a esistere come spazio nazionalpopolare: del popolo contro le élite globaliste, della memoria contro l’oblio imposto, del dissenso reale contro quello autorizzato.
Chi continua a etichettarlo sulla base di una lettura parziale e selettiva non sta facendo informazione né critica: sta facendo propaganda di regime. E quando la propaganda arriva a coinvolgere anche i genitori, ha semplicemente dimostrato di non avere più nulla da dire se non la minaccia e la calunnia. Tra l’altro, il 2diPicche è proprio tra le sigle partecipanti all’evento.
L’evento di Ortona del 25-26-27 settembre resta quello che è: un lavoro corale, trasversale, autonomo. Chi vuole discuterlo è tenuto a farlo sulla base di ciò che effettivamente è, non sulla base delle proiezioni ideologiche di chi ha scelto di servire il sistema mentre continua a chiamarsi antifascista, pur non essendo altro che atlantista, globalista e diabolico.
Solidarietà a Rainaldo Graziani, dunque, solidarietà a tutti gli organizzatori dell’evento nazionale “Da Fiume al Dissenso” e l’augurio che la partecipazione sia tanta.
Domenico Nucci
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