La decisione del Consiglio parrocchiale di Ascoli Piceno di non concedere i locali per lo svolgimento della cosiddetta “Pastasciutta Antifascista”, dopo le proteste di una parte dei parrocchiani, rappresenta una scelta che merita rispetto e che rientra nella piena autonomia di una comunità religiosa nel decidere come utilizzare i propri spazi.
È inaccettabile che, ancora una volta, si tenti di trasformare una libera decisione in un caso politico, quasi che chi non condivide una determinata iniziativa debba essere automaticamente esposto a critiche o delegittimato. Pretendere di imporre le scelte dell’ANPI o di qualsiasi altra associazione significa non riconoscere il diritto di ogni comunità a decidere autonomamente quali eventi ospitare e quali no.
Qualcuno si è stancato
Sempre più cittadini manifestano una crescente stanchezza nei confronti di una narrazione che continua a riportare ogni dibattito sul terreno della contrapposizione ideologica tra fascismo e antifascismo. A ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Italia del 2026 è chiamata ad affrontare problemi concreti e urgenti: la sicurezza, l’immigrazione irregolare, il costo della vita, la crisi economica, la tutela delle famiglie, il lavoro e il futuro delle nuove generazioni.
Continuare a etichettare ogni scelta, ogni opinione e ogni episodio come parte di una presunta lotta al fascismo non contribuisce ad affrontare le reali esigenze del Paese, ma rischia soltanto di alimentare divisioni e contrapposizioni ideologiche che la maggioranza degli italiani considera ormai superate.
Chi di revoca ferisce…
Il pluralismo e la libertà di associazione devono valere per tutti. Così come l’ANPI è libera di organizzare le proprie iniziative, allo stesso modo una parrocchia deve essere libera di decidere di non concedere i propri locali senza che tale scelta venga interpretata come un atto ostile o ideologicamente orientato.
Il rispetto delle diverse sensibilità, dell’autonomia delle comunità locali e della libertà di scelta rappresenta un principio fondamentale di una società realmente democratica. Difendere questo principio significa riconoscere che nessuna associazione, indipendentemente dalla propria storia o dalle proprie finalità, può ritenere di avere un diritto automatico all’utilizzo di spazi messi a disposizione da soggetti che, legittimamente, ritengano di non concederli.
Valerio Arenare
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