Il Tesoro Nazionale sotto assedio: Francoforte vuole il nostro oro e la Sinistra non fiata.
C’è un fantasma ingordo che si aggira tra le dorate casse di Bankitalia e i marmi di Francoforte: quello della proprietà delle nostre riserve auree. L’Italia detiene 2.450 tonnellate d’oro (la terza riserva mondiale, 300 miliardi di euro!), ma a gestirle, di fatto, è la Banca Centrale Europea attraverso il controllo di Bankitalia.
Quando i senatori di Fratelli d’Italia hanno presentato un emendamento per sancire che l’oro “appartiene allo Stato, in nome del popolo italiano”, a Francoforte è suonato un allarme più assordante di un dibattito sul Green Deal.
La Farsa dell’Indipendenza
La reazione della BCE è stata immediata e intollerabile: ritiro della proposta, perché minaccerebbe la sacrosanta “indipendenza” della Banca d’Italia. La realtà è un’altra: l’indipendenza di Bankitalia, per la BCE, è la garanzia di poter esercitare il proprio veto sul nostro tesoro. È l’unica vera catena di subordinazione che Francoforte si affretta a difendere.
Mentre l’Italia tenta questo semplice atto di sanità nazionale per mettere al sicuro un patrimonio strategico, c’è chi, pur di non scontentare il “Palazzo” di Bruxelles, resta in imbarazzato silenzio. Ci riferiamo, ovviamente, a quella parte di sinistra italiana, storicamente allergica all’interesse nazionale, che preferisce servire la Commissione Europea piuttosto che difendere un asset da 300 miliardi. L’obiettivo, per questi “Euro-devoti”, è non disturbare i manovratori, anche a costo di svendere, a colpi di diktat, le ultime sicurezze del Paese.
L’Oro nell’Era della Guerra Finanziaria
Questa mossa italiana è tutt’altro che simbolica. È la risposta strategica a un mondo impazzito. Abbiamo visto come il congelamento degli asset russi investiti in obbligazioni europee abbia frantumato la credibilità internazionale di euro e dollaro, spingendo le banche centrali del Sud del mondo a comprare oro a mani basse. Le riserve auree della Russia, invece, sono rimaste intoccabili.
In un contesto di crisi sistemica, dove l’Eurozona è strangolata da un debito alle stelle e da politiche ideologiche fallimentari come il Green Deal (troppo care a BCE e Germania), l’oro è la polizza di sopravvivenza.
La verità amara è che l’Italia, pur essendo un “contributore netto” che foraggia il meccanismo comunitario, è vista da UE e BCE come un bancomat con riserva aurea annessa. Il nostro oro è la risorsa che Francoforte intende mobilitare per difendere la moneta unica, disinteressandosi delle politiche nazionali e dei problemi interni.
La domanda, quindi, non è più tecnica ma squisitamente politica: il popolo italiano ha accumulato l’oro per le sue generazioni, o l’ha depositato solo per garantire la sopravvivenza del progetto euro? La resistenza della BCE chiarisce tutto: il loro sogno è che sia solo un nostro pegno.
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