“Un gran, bel pasticcio”, come lo definirebbe “Il Tempo”, quello nato dopo l’ordinanza della Corte di Cassazione sulla vicenda della nave Diciotti. Il governo ostenta tranquillità, forte della convinzione che tutto si sia svolto “in maniera corretta”. “Nessun sequestro di persona”, tuona il Viminale, “solo un soccorso in acque maltesi”. Peccato che la Cassazione la veda diversamente, condannando lo Stato a risarcire un migrante eritreo per la “permanenza forzata e arbitraria” sulla nave.
E qui, cari contribuenti, iniziano i dolori. Perché se un solo migrante ha ottenuto 1.600 euro più spese legali, immaginate cosa sarebbe successo se tutti gli altri avessero fatto causa! E tutti i prossimi che arriveranno che riempiranno i tribunali di richieste e denunce?
Un salasso per le casse dello Stato, altro che “sentimenti di tranquillità” del Ministero.
Ma il Viminale non si scompone: “I migranti eritrei furono assistiti al meglio”, ci assicurano. “Nessun danno psicologico”, nonostante la permanenza sulla nave. E poco importa se le motovedette maltesi non furono capaci di intervenire: “Siamo stati noi a salvarli!”, rivendicano.
Insomma, nessun reato, tutto “nel pieno rispetto delle regole”. Parola del Viminale, che all’epoca dei fatti aveva come capo di gabinetto l’attuale ministro Piantedosi.
E se la Cassazione dice il contrario? Dettagli, cavilli burocratici.
L’importante è che gli italiani paghino, no? In fondo il partito del Ministro Salvini, lo anticipava nei manifesti ai nordisti: “Taci e paga somaro…”







































































