La questione degli italiani bloccati negli Emirati Arabi Uniti, ed in altri Paesi, ha di nuovo acceso il dibattito sugli espatriati, in particolare sul rapporto che devono tenere con la madre patria.
Un discorso complesso che va valutato in tutte le sue sfaccettature, perché molteplici sono le cause di questa tendenza. Prima di tutto quindi è bene fare una distinzione temporale, tra l’emigrazione italiana di fine ottocento e inizio novecento e quella attuale. La prima fu causata principalmente da condizioni di vita difficili all’indomani dell’Unità d’Italia in certe zone della penisola e delle isole, dovute a secoli di mal governo e dominio straniero.
Gli immigrati con la valigia di cartone
Verso la fine del XIX secolo ci fu un incremento demografico notevole, però non sostenibile da un giovane Stato ancora pieno di contraddizioni, in cerca di una sua identità definita. Si pensi che senza questa prima ondata di partenze, l’Italia di 130 anni fa rischiava di avere una popolazione comparabile a quella attuale, ovviamente impossibile da gestire.
Gli italiani che partivano, alcuni però con l’intenzione di tornare, partivano da Italiani, portando le loro esperienze nel mondo e diffondendo quella cultura del bello, e del buono, che il mondo riconosce. E se è vero che anche la delinquenza lasciò le nostre coste per lidi oltreoceano, è anche vero che l’Italia non fu l’unico Paese di partenza della criminalità organizzata (si vedano anche le cosche francesi, irlandesi, russe, cinesi), come è vero che anche tra chi combatté la mafia italo-americana vi erano italiani. Oggi invece l’emigrazione italiana (e non solo italiana) nasce da un altro aspetto.
2026: fuga dall’Italia
Non si tratta solo dell’ormai famosa fuga di cervelli, ma proprio di una fuga dall’Italia in quanto tale, a prescindere dalla condizione economica. Viene trasmessa l’aberrante cultura del cosmopolitismo, del cittadino del mondo, dell’esterofilia incondizionata. Ciò che estero è buono a prescindere, ciò che è italiano non lo è. Alcuni esempi. Le infrastrutture per i trasporti in varie Nazioni europee vengono continuamente prese a modello, tuttavia quando le stesse vengono proposte in Italia si protesta. La cultura straniera viene osannata in quanto progressista ed evoluta, mentre la propria viene bistrattata e associata a medioevo e ventennio.
La condizione economica difficile di chi rimane in Italia viene considerata giusta in quanto figlia del mercato e proporzionata allo status sociale, la condizione del cosmopolita laureato non soddisfacente è sempre colpa dell’Italia arretrata. Per questo l’espatriato se ne va, giudicando anche chi rimane, raccontando sui giornali di quanto la sua vita sia piena (magari in un monolocale nella periferia di Rotterdam).
Lo stesso espatriato però, dopo aver studiato a spese dello Stato (per chi non lo sapesse la retta universitaria non è sufficiente a coprire l’intero percorso), viene in molti casi anche a curarsi in Italia a carico del SSN, così come vota per elezioni e referendum decidendo per un Paese che di fatto non è più il suo, per poi essere contrario al voto agli anziani in quanto decidono per i giovani.
BigMama la capofila delle influencer piangenti
Fino ad arrivare, come nel caso dei bloccati a Dubai, a dover chiedere aiuto a Roma quando si comincia ad aver paura, dopo aver sputato per anni sul Paese di origine dal proprio appartamento vista deserto. Con questo non si vuole dire che questa repubblica sia esente da colpe, ma è innegabile che la cultura antifascista e progressista abbia portato al totale distacco tra popolo e istituzioni.
La repubblica non fa nulla per fermare l’esodo, anzi, di fatto incentiva tramite scuola e giornali l’esterofilia indotta così da lavarsi le mani, mentre chi se ne va, a differenza degli emigranti di oltre un secolo fa, rinuncia alla sua italianità usando la cittadinanza solo di comodo.
E non abbiamo mai visto nessuno scendere in piazza contro questo fenomeno, per chiedere più garanzie anche per chi ha studiato e investito, in compenso li vediamo nelle manifestazioni contro il fascismo o per l’assorbente gratis nei bagni degli uomini.
Lorenzo Gentile
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