Il 12 e il 13 settembre si è tenuto a San Pietroburgo il primo Forum Antiglobalista, volto alla costituzione della “Lega Internazionale dei Sovranisti”, al quale ho potuto partecipare a nome della Rete dei Patrioti.
L’iniziativa e l’organizzazione dell’evento è stata tenuta dalla “Fratellanza degli Accademici”, struttura giovanile ed universitaria del movimento politico-culturale russo Tsargrad.
Ai lavori, ai quali hanno presenziato Alexander Dugin e Kostantin Malofeev, erano presenti diversi gruppi sovranisti e nazionalisti europei e non solo, presenti infatti rappresentati da Democria Nacional della Falange e della comunità Malaga 1487 dalla Spagna, il Movimento delle 64 contee (HVIM) ungherese, Les Nationalistes francesi di Yvan Benedetti e il movimento belga Nation, Alba d’Oro dalla Grecia e altri rappresentanti di movimenti patriottici serbi e del movimento boero dal Sud Africa dei Bitterenders. Presenti delegazioni anche da Messico e Argentina. Interventi in via collegamento anche da Spagna, Inghilterra, Germania (per bocca di Alexander von Bismark, bisnipote del cancelliere) e di Alain de Benoist e Alain Soral dalla Francia.
I lavori ufficiali del forum si sono tenuti nel pomeriggio del 12 nel prestigioso palazzo Mariinsky, fastosa sede del parlamento regionale di San Pietroburgo (con saluti del presidente dello stesso, portati a nome dello stesso presidente Putin), già sede del Consiglio di Stato dell’Impero Russo (la camera alta della Russia zarista).
La mattina del 12, invece, i delegati di tutti i movimenti, si sono uniti ad oltre 300 giovani universitari di Tsargrad alla testa della “Processione della Croce”, ammirevole marcia di fervore religioso-patriottico, seguita da almeno 20.000 persone, svoltasi in onore di San Alexander Nevskij, il principe santo e guerriero, con San Vladimir di Kiev vero padre della patria russa.
La processione si è svolta dalla Cattedrale di Kazan (chiusa al culto in epoca comunista e ridotta a museo, ridedicata all’uso religioso dopo la caduta dell’URSS), dove è conservata la veneratissima icona della Madre di Dio Kazan, la stessa portata in battaglia dal generale Kutuzov, che infatti riposa nella Cattedrale, per affrontare i francesi di Napoleone a Borodino, attraverso un lungo tratto della Prospettiva Nevskij, fino appunto a piazza Nevskij, all’ombra del monumento al santo principe, dove è stata salutata dalle autorità e con gli onori militari di un picchetto dell’esercito e uno della marina.
Con grande soddisfazione i ragazzi “accademisti” ci riferivano che per la prima volta, una settimana prima, una processione analoga si era tenuta anche a Mosca, con ancora maggior successo in termini di partecipazione, oltre 100.000 manifestanti.
Alla manifestazione – impensabile in qualunque città occidentale – grande abbondanza di icone, canti religiosi, bandiere del Cristo Salvatore, bandiere zariste dall’aquila bicipite, oltre che di vari movimenti politici e militanti; presente il popolo nella sua accezione più ampia e genuina.
Giovani e universitari alla testa del corteo, subito fiancheggiati dalle devote babjuske col capo velato e icone in mano, famiglie di ogni ceto con bambini e adolescenti, gruppi di giovani militanti e di associazioni sportive con le braccia tatuate, cosacchi, reduci e combattenti, sacerdoti in paramenti solenni, ragazze delle organizzazioni patriottiche etc…






















Il tutto a dare una percezione di distanza siderale rispetto a quanti in Occidente parlano di “neosovietismo” o di “revanchismo sovietico” nella Russia di Putin, visto lo spirito profondamente ortodosso e chiaramente nazionalista di una processione dove, da una parte si poteva respirare la piena adesione del fervore popolare, dall’altra l’omaggio, ben poco laico, delle istituzioni.
I lavori della conferenza, quindi, si sono avviati su questa scia.
All’apertura, Malofeev ha dedicato una preghiera a Charlie Kirk, il cui assassinio è stato ricondotto nella quadra della guerra tra forze globaliste e antiglobaliste o più espressamente: cristiane.
Ciò, infatti, che può stupire un osservatore europeo e che ha stupito – positivamente – il sottoscritto, è stato il tono assolutamente cristocentrico dato dagli ospiti russi a tutti i lavori congressuali.
Su tutta questa linea anche l’intervento di Alexander Dugin che ha tenuto a precisare che “ogni cosa è vana e passa in secondo piano rispetto a Gesù Cristo e se non avesse il suo fondamento in Cristo”.
Al di là della politica e della geopolitica, gli urti di interessi confliggenti, i meccanismi economici, lo sviluppo delle nuove tecnologie con collegati pericoli da strapotere delle compagnie del Big Tech, al di là del globalismo e dell’antiglobalismo, della difesa delle sovranità nazionali o del ruolo di questa o di quella nazione, il punto, il cuore dei lavori della conferenza è stato posto nella necessità di fondare in Gesù Cristo ogni azione umana, tanto a livello personale quanto a livello collettivo, ovvero nel riscoprire e nel riedificare una vera e propria civiltà cristiana.
In questo spirito, riecheggiando in qualche modo, la triplice confessione di fede presente nel Racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ey, è stata data la parola anche a tre rappresentanti delle tre confessioni cristiane ovvero tramite l’intervento di un chierico ortodosso (presente in sala), un sacerdote cattolico (in collegamento dalla Spagna) e un reverendo protestante (in collegamento dal Sud Africa).
Come all’apertura, la chiusura si è avuta con una preghiera, richiesta ad ognuno in silenzio, secondo la propria lingua e la propria confessione.
Intenti comuni ma nessuna communicatio in sacris.
Il secondo giorno, invece, i delegati, hanno potuto continuare ad approfondire la conoscenza reciproca e proseguire in maniera informale i contatti.
La “Lega Internazionale dei Sovranisti”, non si costituisce infatti come alcunché di particolarmente formalizzato o di legalmente vincolate, quanto piuttosto come uno strumento di conoscenza e di potenziale supporto reciproco per movimenti, ognuno immerso in realtà nazionali diverse, ostili al liberalismo globalista.
Tuttavia, gli ospiti russi tenevano a precisare che non basta essere contro qualcosa per essere uniti, “i generali bianchi erano uniti solo dall’antibolscevismo ma non avevano qualcosa di positivo da proporre, per questo sono stati sconfitti, noi russi ne abbiamo pagato troppo pesantemente le conseguenze per 70 anni per potercene dimenticare”.
L’ostilità comune ai processi disgregativi del globalismo, quindi, non può essere il minimo comune denominatore della Lega, piuttosto la promozione positiva delle identità e delle sovranità delle singole nazioni, per quanto anche questo primo aspetto di positività vada a scemare rispetto all’unità trascendente data della comune matrice cristiana della lotta.
In ultimo, appunto, forse a causa di tanti decenni di ateismo di stato, ai russi sembrava molto chiaro dover identificare e proclamare ad alta e chiara voce Cristo come ultimo riferimento e punto di unità.
In conclusione, tornando in Italia, nella nostra povera Italia e nella nostra decadente Europa, ormai svuotate di qualunque afflato spirituale, prive di fede di qualsiasi tipo, prive di amore per se stesse, prive di speranza per il proprio futuro, il sentimento è abbondantemente positivo.
La ruota della storia può sempre girare.
Sulle lunghe prospettive di San Pietroburgo, dove ancora residuano, come fossili di un’epoca lontana, i bronzi di Lenin e della Rivoluzione, il popolo torna a invocare a gran voce l’intercessione della Madre di Dio, nella piazza “Eroi di Leningrado” campeggiano le aquile bicipiti e il volto di Cristo sopravanza la stella rossa.
Cosa impedisce all’Europa di poter seguire lo stesso cammino?
Filippo Deidda
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