Non è una novità che in politica estera il calcolo e l’opportunismo siano requisiti fondamentali e tal proposito riportiamo le dichiarazioni della premier Meloni che, rompendo il silenzio su Trump esclama di “avere l’intenzione di risentirlo”.
Una messa in scena che ci porta ad essere sempre più convinti e radicati nella conferma che ormai da oltre 80 anni, tutto passa dalla Casa Bianca e da ciò che succede oltre oceano.
Meloni, la stessa finita sulle prime pagine di tutte le testate nazionali dopo il becero attacco di un Trump – che le faceva pagare il mancato sostegno durante l’attacco all’Iran – secondo il quale la premier Meloni dopo un incontro avrebbe implorato una foto insieme.
Le posizioni di Meloni in merito a questa trascorsa questione le abbiamo spiegate ai tempi delle dichiarazioni di Trump, oggi constatiamo quanto il modus operandi italiano somigli sempre di più ad un criceto che continua a correre nella sua ruota in gabbia senza mai avanzare di posizione.
La metafora del criceto, o eventualmente del cane che si morde la coda, la poniamo innanzi a questo fatto di cronaca apparentemente poco rilevante, ma che invece, ci dice per l’ennesima volta quanto il sistema, comunque, in un modo o nell’altro, penda sempre verso la casa bianca, e volente o nolente, il giochino è ormai questo da ben 80 anni.
Parlare della Patria come una nazione che debba tornare potenza e sovrana, calando poi le braghe davanti alle regole formali che anche un banale contatto in politica estera tra due diversi premier, rimane un atto di scellerata incoerenza.
Manuel Zavaglia
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