Nelle ultime settimane i maggiori media italiani hanno riportato la drammaticità dello scontro tra russi e ucraini attorno agli abitati di Pokrovsk e, in misura minore, di Myrnohrad.
Dovere di cronaca assolto dai nostri media blasonati con diverse sfumature di bufale e ricostruzioni balzane di quello che invece, drammaticamente, è lo scenario reale sul campo.
Allo stato attuale le truppe ucraine sono infilate in un imbuto attorno al quale sono costantemente sotto tiro dell’artiglieria russa. Potrebbero eventualmente sfilarsi dovendo però farlo a piedi e di notte e pregando che i droni non riescano a rilevarne la presenza.
L’accerchiamento della roccaforte era in atto da tempo e da più fonti si parla dell’ennesimo errore strategico compiuto dal comandante ucraino Syrskyj che dovrebbe avere i giorni contati a capo delle forze ucraine.
Non lo diciamo noi ma l’ISW, blasonato e sovvenzionatissimo osservatorio statunitense che osserva lo sviluppo della guerra in Ucraina (trovate qua la mappa aggiornata con la linea del fronte). Ad aver cura di guardare la mappa si noterà come sia rimasto uno stretto passaggio tra le due braccia della morsa russa utile solo a far sfilare eventualmente dei soldati appiedati. Pare che i russi non abbiano fretta di chiudere la partita chiudendo la sacca e condannando così i soldati ucraini rimasti, accontentandosi di far piovere sulla loro testa bombe e droni circuitanti.
Il silenzio dei media
Il peggioramento della situazione sul campo a Pokrovsk è direttamente proporzionale al silenzio dei media nostrani sulla vicenda. Appunto dopo aver saturato le prime pagine dei giornali con la celebrazione degli incursori ucraini che in 10 andavano a riprendere la città, oppure la misura pubblicitaria della bandiera ucraina issata sul palazzo del municipio, adesso è davvero difficile trovare notizie aggiornate sui media italiani circa lo stato dei combattimenti.
La situazione è così compromessa che pare – il pare è d’obbligo perchè la notizia non è confermata – che il battaglione AZOV si sia rifiutato di andare a combattere per la difesa della città caposaldo del Donbass.
Insomma la propaganda occidentale esaurite le balle clamorose si rifugia in un silenzio di circostanza contando sulla memoria corta del proprio pubblico.
Intanto in Ucraina l’esercito deve fare i conti con una penuria estrema di effettivi e con una continua emorragia di disertori. Il fenomeno è così enorme che pare che il governo stia pensando di dotare di microchip geolocalizzato tutte le truppe al fine di disincentivare il fenomeno.
Sullo sfondo lo spettro della mobilitazione generale – dunque mandare al fronte anche i ragazzi in età 18-23 anni – sacrificando di fatto il futuro di una nazione per i decenni a venire.
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