Il pretesto ideologico della sinistra
È ormai superfluo e ridondante ribadire come la sinistra liberal-progressista utilizzi l’antifascismo per imporre, con metodi più o meno aggressivi, la sua visione. Ancora una volta abbiamo assistito a uno spettacolo indegno di un Paese civile. Durante una sessione della consulta, presieduta da Azione Studentesca, sono cominciate le provocazioni da parte della Rete degli Studenti, organo militante di sinistra. Il motivo della contestazione è ancora una volta di una stupidità colossale. L’oggetto della riunione era “Memoria storica e democrazia”, nuovo nome che è stato dato a ciò che un tempo era “Memoria storica e antifascismo”. Una persona dotata di un intelletto base mai porterebbe queste sceneggiate allo stremo in questo modo; al massimo cercherebbe qualche polemica, seppur infantile, sui social network.
Dalla provocazione al piagnisteo mediatico
Ciò è bastato per scatenare la furia dei soliti noti, che si sono presentati nell’aula provocando, mimando gesti con la pistola, insultando e lanciando una sedia contro una ragazza del consiglio. E qui viene il bello. I ragazzi di Azione Studentesca hanno reagito e i contestatori hanno avuto la peggio. Tuttavia, invece di incassare e tacere, questi ultimi hanno ben deciso di piagnucolare su internet, invocando censure e manifestazioni di sostegno. Si tratta della solita manipolazione della realtà a cui gli antifascisti sono abituati: se vincono sbandierano di aver cacciato i fascisti nelle fogne con l’aiuto del popolo, se perdono gridano che la violenza fascista non si ferma e che il popolo, ritenuto analfabeta funzionale, non li sostiene.
Il tramonto di un’ideologia confusa
La polemica stessa sul nome dimostra il loro fanatismo. Se si preferisce l’antifascismo alla democrazia, che sono tutt’altro che sinonimi, significa che il concetto stesso della seconda è subordinato al primo e confinato alla visione limitata e limitante che la sinistra progressista ha del mondo. Questo episodio, assieme a tanti altri, ci dimostra che l’antifascismo è al tramonto. Per questo si fa più aggressivo, in un certo senso ancora di più che negli anni di piombo, anche se non nel metodo. Negli anni Settanta l’antifascismo era mosso da ideologie forti e definite, comunismo in primis. Oggi l’antifascismo è esso stesso ideologia, ma si presenta come qualcosa di confuso e mai costante, adattato alla circostanza del momento e al nemico di turno (Berlusconi, Bossi, Fini, Salvini, Meloni, Vannacci) che certo fascista non è, basta vedere i programmi politici. Ancora una volta l’antifascismo di sinistra dimostra di pretendere il monopolio delle idee e si erge a corte costituzionale da strada, pretendendo di decidere chi abbia il diritto di parlare e chi no.
Lorenzo Gentile
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