L’ignoranza della dottrina e la crisi della catechesi
Frequentando i social media o, più semplicemente, parlando con la gente comune, ci si imbatte nel muro, spesso e alto, della più torva ignoranza della dottrina cattolica. Fare una domanda banale sul catechismo o indagare le conoscenze di fisica quantistica provoca lo stesso smarrimento!
Alcuni parroci volenterosi, col fine di arginare la deriva, prolungano di un anno la preparazione alla Comunione non avendo inteso che il problema non è la quantità, ma la qualità, cioè la preparazione dei catechisti. Dopo mesi passati a ripetere che il cristianesimo consiste in un generico “volemose bene” e nell’accettazione di tutto, in primis dello stile di vita degli immigrati che delinquono e degli omoerotici che copulano, e dopo un’ora di religione a settimana, l’italiano medio esce da scuola e dalla sacrestia senza la più pallida idea di cosa si festeggi l’otto dicembre e credendo che l’infallibilità papale si estenda a tutto il suo operato.
I paradossi della conoscenza comune e le risposte dei passanti
I migliori, cioè coloro che sanno dell’esistenza della Sacra Rota e dei tribunali diocesani, si dicono certi che il matrimonio senza figli sia invalido e che quello con figli non possa essere dichiarato nullo; molti sono convinti, peraltro, che annullare o dichiarare nullo siano sinonimi.
Interloquire con chi ha perlomeno sentito parlare di certe questioni (nullità, infallibilità) è però un lusso raro perché, in alcune drammatiche interviste di strada, alla domanda: “Quando è nato Cristo?” non sono pochi a non saper rispondere o a dare risposte che, pochi decenni orsono, avrebbero convinto l’intervistatore a chiamare la neurodeliri; gli approfondimenti sulla Resurrezione sono altrettanto drammatici. Basta un: “Cosa si festeggia a Pasqua?” per far vacillare moltissimi neodiplomati!
La banalizzazione del sacro e le derive teologiche moderne
Si sente anche dire, con una frequenza inquietante, che “prima faccio la Comunione e poi mi confesso” o peggio, il protestantissimo assunto: “Io i miei peccati li confesso direttamente a Dio”. Don Camillo avrebbe la soluzione, cristianissima, ma oggi non sarebbe considerata tale… Matteo 21, 12-19 non sembra, di questi tempi, una strada percorribile anche se fu il Maestro ad indicarla!
Potrei continuare con “il diavolo è solo una rappresentazione simbolica del male” fino agli ormai semiufficiali “l’inferno è vuoto” e “l’amore è amore in qualsiasi forma” con tanto di approvazione plurivescovile.
Il caso Galimberti e il relativismo dei dotti
Se tutto ciò è imbarazzante, triste, incredibile, pensate un po’ come si possa sentire un cattolico normale quando a dire castronerie di livello tale da fiaccare il moto di rivoluzione terrestre è un professore corteggiatissimo dai media, certo Umberto Galimberti, per il quale Cristo non si sarebbe mai dichiarato Figlio di Dio, non avrebbe mai voluto fondare alcuna religione e la salvezza che promette e per la quale è morto è esclusivamente terrena.
E mentre anche i tombini delle fogne si fondono dalla vergogna, c’è da chiedersi perché mai ci si dovrebbe stupire se più di qualche italiano, molto meno blasonato dell’illustre prof, alla domanda: “Come si chiamava la Madre di Gesù?” ha risposto “Eva” o “Maria Maddalena”.
Un appello alla vera sapienza
Dio ci perdoni e, se vuole, faccia rifare qualche esame anche al “mega professore galattico, onorevole filosofo, gran psicanalista naturale, Umberto Galimberti!”… a lui gioverebbe, ma anche a noi perché a forza di sentire fesserie ci sanguinano le orecchie… e pure il cuore!
Irma Trombetta
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