Renzi e De Maria alla Festa dell’Unità

Un pubblico festante, tra selfie e strette di mano, ha accolto Matteo Renzi e Andrea De Maria alla Festa dell’Unità di Bologna. Due figure che dovrebbero incarnare il futuro del centrosinistra ma che, nelle loro stesse parole, hanno offerto il ritratto di un campo politico logorato, diviso e incapace di guardare oltre i propri interessi di bottega.
Renzi, con il suo solito piglio da venditore consumato, ha lanciato l’allarme: senza unità, Giorgia Meloni governerà per anni e finirà al Quirinale con “pieni poteri”. Una narrazione che mira a spaventare, più che a proporre soluzioni concrete. Colpisce la sua preoccupazione per il destino delle pensioni future: “Chi vi pagherà le pensioni?”, ha detto.
Una domanda che suona come una beffa sulle labbra di chi, come lui e la sua famiglia politica, non avrà mai problemi a incassare vitalizi e trattamenti dorati. Parlare del ceto medio impoverito, dei giovani costretti agli stage da 600 euro e della fuga all’estero, da parte di chi ha governato per anni senza risolvere nulla, è un esercizio di ipocrisia che non convince più nessuno.
Il mantra dell’unità
De Maria, dal canto suo, ha insistito sul mantra dell’unità: non vuole più vedere una sinistra divisa, invoca un Pd “generoso” e un progetto di coalizione “radicato nella società”.
Parole d’ordine vecchie, buone per tenere insieme correnti e clientele. Sulla sicurezza ha provato a rilanciare: “Non è un tema di destra, è un diritto dei cittadini”. Peccato che le ricette proposte siano sempre le stesse: repressione a metà, integrazione e coesione sociale, formule buone per i convegni ma inefficaci di fronte al degrado urbano e all’insicurezza crescente che gli italiani vivono ogni giorno. Parlare di alleanze sociali, di patto tra lavoro e impresa, in un Paese in cui il Pd ha appoggiato precarizzazione e delocalizzazioni, è l’ennesima contraddizione.
Il duetto bolognese ha voluto mostrare un centrosinistra in salute. In realtà, ha offerto lo spettacolo di una coalizione priva di idee e di coraggio, che parla solo di unità e di alleanze per evitare la disfatta. Renzi denuncia problemi che ha contribuito a creare. De Maria difende un partito ridotto ad apparato. Entrambi agiscono per paura della destra, non per amore dell’Italia. La verità è che la loro unica prospettiva è sopravvivere. Non possiamo dire meglio della cosiddetta destra costituzionale oggi al governo: solo il riflesso speculare della sinistra, stessa logica di gestione, stesso legame con Bruxelles e le élite.
A emergere dovrà essere un’altra forza: una destra sociale, identitaria e popolare, capace di restituire dignità al ceto medio, sicurezza alle città e futuro alla nazione.
Redazione
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