Un flop la manifestazione pro-Israele a Roma del 31 ottobre. Presenti esponenti di FDI, Lega e Forza Italia. Si è tenuta lo scorso 31 ottobre, in Piazza Santi Apostoli a Roma, la manifestazione promossa dall’associazione 7 Ottobre e intitolata “Per la nostra libertà, a testa alta con gli ebrei”.
L’iniziativa, nata con l’intento di esprimere solidarietà verso il popolo ebraico e di sostenere apertamente lo Stato di Israele, si è tuttavia rivelata un clamoroso flop in termini di partecipazione e impatto politico.
Secondo quanto riportato dalla testata on line” Contropiano” e da altre testate, solo poche decine di persone hanno preso parte all’evento tra esponenti politici, rappresentanti di associazioni e giornalisti a fronte di una mobilitazione annunciata come “nazionale”. Un risultato che stride con le grandi manifestazioni per la pace organizzate in Italia e nel mondo nello stesso periodo, dove migliaia di cittadini hanno chiesto il cessate il fuoco immediato e la fine delle operazioni militari israeliane a Gaza. Nonostante la scarsa affluenza, la manifestazione ha visto la presenza di diversi esponenti politici di rilievo, tra cui rappresentanti di partiti di governo.
Come riportato da Contropiano, erano presenti: Fratelli d’Italia (FdI) – con il senatore Lucio Malan e il deputato Giovanni Donzelli; Forza Italia (FI) – rappresentata dal senatore Maurizio Gasparri e dall’onorevole Andrea Orsini; Lega – con la deputata Simonetta Matone; Italia Viva – rappresentata dall’onorevole Maria Elena Boschi; Azione – con la deputata Elena Bonetti; e, a titolo personale, l’europarlamentare Pina Picierno del Partito Democratico.
Durante l’evento è intervenuto anche Stefano Parisi, presidente dell’associazione 7 Ottobre, che ha ringraziato “i soldati israeliani che difendono la sicurezza degli ebrei a Gaza”, una frase che ha destato forte imbarazzo e critiche, poiché dal 2005 non esistono più comunità ebraiche nella Striscia di Gaza, evacuate dopo il disimpegno unilaterale israeliano.
Esponenti del centrodestra Pro Israele
La presenza di esponenti di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, partiti cardine della maggioranza di governo, ha suscitato forti reazioni nel mondo politico e dell’opinione pubblica. In un momento in cui gran parte della comunità internazionale chiede la fine immediata dei bombardamenti e il rispetto dei diritti umani del popolo palestinese, la scelta di partecipare a una manifestazione “pro Israele” è apparsa politicamente inopportuna e moralmente discutibile.
Molti osservatori hanno evidenziato come tale partecipazione rischi di compromettere l’immagine di neutralità e dialogo che l’Italia tradizionalmente cerca di mantenere nei conflitti internazionali. Mentre altri governi europei si muovono con cautela, cercando una posizione di equilibrio tra la condanna di Hamas e la difesa dei civili palestinesi, alcuni settori della politica italiana hanno preferito schierarsi apertamente con Tel Aviv, isolandosi dal sentimento prevalente nell’opinione pubblica.
In una nota diffusa subito dopo l’evento, il Movimento Patria Nostra ha espresso una dura condanna: “Troviamo assolutamente fuori luogo questa manifestazione, ma ancor più fuori luogo la presenza di rappresentanti dei partiti maggiormente espressione di questo Governo e della sua maggioranza, come Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. In un momento storico in cui il mondo intero si è schierato per chiedere lo stop al massacro del popolo palestinese, vedere esponenti delle istituzioni italiane sfilare in piazza a sostegno di Israele è un fatto grave e inaccettabile. Il tutto, peraltro, nel contesto di una manifestazione rivelatasi un vero flop, con appena una trentina di persone presenti.”
Il movimento ha inoltre ricordato che la responsabilità politica di chi governa dovrebbe essere quella di favorire il dialogo, la diplomazia e la pace, non quella di alimentare divisioni e schieramenti ideologici in una tragedia umanitaria di proporzioni mondiali.
Manifestazione andata quasi deserta
Nonostante i toni trionfalistici con cui l’iniziativa era stata annunciata, la piazza del 31 ottobre si è rivelata quasi deserta, con un pubblico limitato e una serie di interventi che hanno lasciato più polemiche che consensi. Il messaggio “a testa alta con gli ebrei” nelle intenzioni dei promotori un richiamo contro l’antisemitismo si è trasformato in un evento percepito come una difesa politica dello Stato israeliano in piena offensiva militare, perdendo così la dimensione di equilibrio e solidarietà universale. Sul piano politico e internazionale, la manifestazione del 31 ottobre rappresenta un passaggio delicato per il governo Meloni.
La partecipazione di esponenti della maggioranza a un evento pro-Israele, in un momento in cui le immagini di Gaza devastata fanno il giro del mondo, rischia di danneggiare la reputazione diplomatica dell’Italia, storicamente considerata un interlocutore credibile in Medio Oriente. Molti analisti osservano che questo episodio si inserisce in una tendenza più ampia: il progressivo allineamento del governo italiano alla linea statunitense e israeliana, in contrasto con la posizione più sfumata e umanitaria adottata da altri Paesi dell’Unione Europea.
Un boomerang?
Ciò potrebbe compromettere i rapporti con i Paesi arabi e mediterranei, fondamentali per la sicurezza energetica e per le politiche migratorie italiane. Inoltre, sul piano interno, la partecipazione dei partiti di governo a una manifestazione di tale orientamento rischia di accentuare le spaccature tra cittadini e istituzioni, alimentando la percezione di una classe politica distante dai sentimenti popolari e insensibile al dramma umanitario in corso. In definitiva, il 31 ottobre non è stato solo un flop organizzativo: è apparso come un boomerang politico e morale, che mette in discussione la credibilità internazionale dell’Italia e la capacità del governo di rappresentare i valori di equilibrio, giustizia e umanità che la storia e la Costituzione del Paese richiedono.
Valerio Arenare
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