Non abbiamo bisogno di avere il monito del Tycoon americano per sapere che l’Europa rischia grosso e che, grazie alla scellerata politica della Commissione europea, si potrà assistere ad una crisi letale probabilmente irreversibile.
Eppure, eccolo lì Donald Trump, fresco di presentazione della sua nuova National Security Strategy, ci ha appena recapitato l’ennesima cartolina dagli USA. Il messaggio è breve e ha il sapore amaro della realtà: “Cancellazione della civiltà europea entro 20 anni”. Secondo il Presidente americano, tra regolamentazioni che soffocano l’economia (qualcuno ha detto Green Deal?), culle vuote e frontiere colabrodo, il Vecchio Continente è ormai un ospizio a cielo aperto in attesa dello sfratto esecutivo.
Fa male? Certo. Ma il vero problema è che Trump sta solo guardando l’orologio mentre noi, imperterriti, continuiamo a segare il ramo su cui siamo seduti.
La doccia fredda
Per capire come siamo arrivati a questo punto, senza fermarci agli slogan d’oltreoceano, c’è uno strumento indispensabile che vi invitiamo caldamente a recuperare. Si intitola, non a caso, “Eurosuicidio” (Fazi Editore, 2025), l’ultima fatica dell’economista e filosofo Gabriele Guzzi.
Se Trump ci dà la data di scadenza, Guzzi ci fornisce l’autopsia preventiva. Dimenticate la retorica del “più Europa” come panacea di tutti i mali. La tesi del libro è una doccia gelata per gli eurolatri: l’attuale irrilevanza geopolitica ed economica non è un incidente di percorso, ma il risultato logico e strutturale dell’Unione stessa.
L’autore smonta, pezzo per pezzo, quel “giardino fiorito” tanto caro a Josep Borrell, svelandone la natura di gabbia burocratica. Un progetto folle che ha preteso di unire 24 lingue e tradizioni diverse senza una Costituzione, senza una vera democrazia e, soprattutto, imponendo una moneta unica che ha agito da acceleratore verso il baratro.
Come nota giustamente Giuseppe Masala nella sua recensione, quello che stiamo vivendo è il “terzo tentativo di suicidio dell’Europa” nell’ultimo secolo. Solo che questa volta non servono cannoni: ci basta la burocrazia di Bruxelles e l’accettazione passiva di un declino che pare ineluttabile.
L’appello ai naviganti (nostrani)
E qui un ultimo, disincantato messaggio va ai “sovranisti” di casa nostra, Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Cari Premier e Vice, il tempo dei giochi di prestigio è finito. Trump ha suonato la sveglia, e non c’è il tasto “snooze”. Continuare a traccheggiare dietro a una Commissione Europea che naviga a vista tra scandali insabbiati e sogni ideologici scollegati dalla realtà non è “responsabilità istituzionale”: è complicità.
Se davvero l’obiettivo è difendere l’interesse nazionale, smettetela di cercare l’applauso di Bruxelles mentre la nave imbarca acqua. Governare l’Italia significa avere il coraggio di evitare che affondi con il resto della baracca, non limitarsi a suonare l’orchestra sul ponte mentre l’iceberg è già in vista.
Perché leggere questo libro?
Perché, come suggeriscono le recensioni di “pesi massimi” come Lucio Caracciolo, Marco Travaglio e Franco Cardini, Eurosuicidio rompe il tabù trentennale dell’infallibilità europea. Trump dice che ci restano vent’anni. Forse è ottimista. Leggete Guzzi per capire perché il tramonto potrebbe arrivare molto prima, e perché – forse – l’unico modo per immaginare un futuro è avere il coraggio di disfarsi di ciò che non funziona.
Prima che la “cancellazione” diventi cronaca.
Alfredo Durantini
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La recensione del libro di Guzzi “Eurosuicidio” anche se un po’ tagliata con una accetta, e’ assolutamente condivisibile, e data la provenienza dell’autore da un mondo diverso dal nostro, in pratica è un Alberto Bagnai con 20 anni di meno, ancora più positiva. 🏴☠️