Tredicenne accoltella la Prof in diretta social: il fallimento di una società senza padri.
Nella società della dissoluzione la violenza contro i minori, spesso in famiglia, soprattutto dopo la carcerazione domiciliare del periodo Covid, è aumentata in modo preoccupante. Ma anche le violenze commesse dai giovanissimi cominciano a fare notizia, non ultimo il caso di un accoltellamento di una professoressa in una scuola della provincia bergamasca. Se le violenze degli adulti contro i bimbi sono particolarmente odiose, quelle dei ragazzi sono egualmente preoccupanti. Il tredicenne che ha tentato di uccidere la sua docente è figlio dell’epoca, il tempo della violenza nascosta dal buonismo ipocrita che esplode più viene repressa. Anni di falsa bontà verso criminali, immigrati clandestini che delinquono, assurda tolleranza per la violenza degli antagonisti protetti dal Potere hanno fatto della sopraffazione la regola. Fuorché per i cittadini che non possono difendersi pena la carcerazione e risarcimenti ai delinquenti che li hanno aggrediti. Le regole progressiste proteggono solo chi delinque, nell’ipocrita società dei buoni la violenza prospera a spese degli indifesi.
Patologia e spettacolarizzazione del crimine
Il giovanissimo accoltellatore della professoressa, forse figlio di una famiglia abusante, forse violenta, oppure di gente per bene che ha perso il controllo di un figlio problematico è probabilmente un caso di disturbo antisociale di personalità. La patologia borderline un tempo definita sociopatia, caratterizzata dalla violazione dei diritti altrui, dalla mancanza di empatia, di pietà e dalla totale assenza di rimorso. Il minore ha trasmesso in diretta il video del tentato omicidio su un canale social, nella ricerca di notorietà e protagonismo narcisistici. L’esibizione della violenza come spettacolarizzazione della realtà rientra nelle perversioni della società dell’immagine, dove tutto fa spettacolo. Questa assurda violenza dal movente sconosciuto è frutto del vuoto di valori e della mancanza di regole dalla famiglia distrutta per creare individui soli e disperati. Gli esseri umani privati della famiglia e della comunità sono facile preda del consumo di droghe, alcol, farmaci, prodotti e diffusi dal grande capitale.
Il declino della figura paterna e dell’autorità
La mancanza del padre, figura archetipica fondamentale per la formazione della coscienza del giovane maschio ne determina una assoluta debolezza che può sfociare nel disturbo psichico. Padri assenti o depotenziati, vittime di separazioni e problemi economici non trasmettono regole, non puniscono impedendo la formazione del Super Io freudiano, la coscienza morale. La dissoluzione dell’autorità iniziata con la rivoluzione borghese del ’68 ha determinato la scomparsa del rispetto per i docenti, derisi e aggrediti. La diffusione di videogiochi brutali e di immagini cruente alla televisione e in internet hanno normalizzato la violenza. La quotidianità ed il senso di impunità ispirato dai media scatenano pulsioni aggressive nelle menti più fragili, in giovani cresciuti in una società senza spiritualità e idee. Il giovane omicida ha lamentato di essere stato bullizzato, di aver subito torti dai compagni di scuola e dalla professoressa.
Miseria morale e crisi dell’identità maschile
Una vendetta per presunte ingiustizie, movente che non giustifica un tentato omicidio a coltellate, provocato in realtà dalla miseria morale di una gioventù senza modelli positivi. Senza paura delle conseguenze, nessun rimorso per il male commesso, l’illusione di una realtà fittizia da social network, la certezza dell’impunibilità. Giovani mostri privi di coscienza, figli della società permissiva del consumo compulsivo e della visibilità ad ogni costo, anche quello dell’omicidio. Le forze progressiste propongono l’ascolto e l’educazione affettiva, per destrutturare il maschilismo tossico, contrastare il patriarcato e la violenza di genere. Cosi si indeboliscono ulteriormente maschi fragili e spaventati dalle donne, che perseguitano o uccidono quando vengono lasciati, incapaci di elaborare l’abbandono colpiti da disturbo dipendente di personalità. Maschi deboli privi di esempi e validi riferimenti educativi, funzionali al sistema che vuole la scomparsa degli europei da sostituire con una nuova umanità informe facilmente dominabile.
La via della restaurazione dei valori
La vera terapia è nella restaurazione dell’autorità paterna, nella ricomposizione della famiglia, nella trasmissione di valori spirituali, di regole, disciplina e coraggio. Nella ricomparsa del Vir l’uomo integrale, non l’Homo meramente biologico, servo delle pulsioni, ma protagonista della Storia erede di una grande civiltà.
Roberto Giacomelli
Roberto Giacomelli è psicoanalista e naturopata a indirizzo psicosomatico. Formatore per la Regione Lombardia, ha tenuto corsi sulla difesa psicologica ed il combattimento reale alla Polizia Locale lombarda. Maestro di sport da combattimento, cofondatore della Fenasco, federazione degli sport da combattimento. Fondatore e tecnico della Bulldog’s Gym di Milano, è Divemaster PADI, con diverse centinaia di immersioni subacquee, istruttore di fitness, atleta agonista nella categoria master di corsa lunga e skyrunning, tiratore di pistola nella specialità combat IDPA.
Sul tema, ha pubblicato il saggio “Oltre il Maschio debole” edito da Passaggio al Bosco, la lettura merita sicuramente!

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Il 13enne e’ un marocchino ( la stampa si limita a dire italiano). Ci costa. 3000 € mese in quella comunita’. E noi paghiamo.
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