Ora che sullo scenario politico è sorto un movimento che reclama il primato della nostra identità, tradizionale, culturale, spirituale e sociale, più che mai siamo sull’orlo di una guerra civile.
Una guerra scatenata dalla ferocia di chi rifugge dall’essere identificato come italiano per sangue, tradizione, cultura e spirito, contro chi invece (per nascita e/o scelta) si identifica in quella realtà storica che marca la nostra origo historiae di italiani.
I primi sono i renitenti quando non i traditori o i disertori, i secondi sono i probi che onorano quella “certezza di campi, di are, di tetto, di sepoltura” più semplicemente enunciata come amore, riconoscenza e rispetto per la Patria.
Assieme a chi ha in uggia la Patria, e vuol essere altro, è schierata la congerie di quegli immigrati che si sono integrati solo formalmente e per pura comodità, ma che hanno mantenuto un senso di rivalsa nei nostri confronti a causa di trite ritrite, ma soprattutto mendaci, accuse secondo le quali noi avremmo compiuto – come crociati, colonialisti, razzisti e fascisti – i peggiori delitti; senso di rivalsa che nelle loro seconde generazioni è diventato livore.
Un confronto tra patrioti e un movimento variegato
In pratica il confronto che si profila è tra patrioti che vedono in pericolo i fondamentali della nostra identità e chi invece la Patria la vuole svendere perché ce l’ha in uggia. Un fronte formato da italiani militanti di sinistra a cui è aggregato un movimento indefinito come schema organico, ma compatto, formato dalla numerosa congerie di immigrati non integrati o solo formalmente adattati, quando non avversi, che vorrebbe sostituire i fondamentali dell’Italia con quelli dei loro paesi d’origine.
Lo scenario assomiglia a quello del 1920 quando le masse indottrinate dall’Internazionale volevano un’Italia bolscevizzata; oppure a quello del 1945 quando l’Italia dei padri ha dovuto far fronte alla ferocia della rossa canaglia traditrice, scatenata contro tutto ciò che era italiano, compresi quei movimenti partigiani (ben pochi) che non erano comunisti.
La stessa canaglia, ora globalizzata, sta affilando le armi bianche, oliando quelle da fuoco e dando fondo a quelle della menzogna predisponendosi al peggio dell’inumano pur di prevalere… Si sappia che, qualora prevalessero, ci attenderebbe la riedizione di piazzale Loreto perché quella è la loro identità profonda, la quale si coniuga con il risentimento di gente straniera incistata da noi ma non integrata (perché ostile ad esserlo) e indottrinata all’odio da una propaganda mendace che da decenni ci definisce sfruttatori, colonialisti, razzisti, addirittura schiavisti.
Corrado Corradi
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