Non siamo strutturati per un simile confronto.
“Se mala cupidigia altro vi grida uomini siate e non pecore matte sì che ’l giudeo di voi tra voi non rida” – Dante, Paradiso V
PARTE 1
L’espansione islamica nell’Europa laica
Una delle tre religioni abramitiche, l’Islam, sulla base di una convinta, spesso tetragona e per certi aspetti invidiabile adesione dei propri fedeli a quella spiritualità, si sta espandendo in un’Europa la quale, da «Christianitas» che era, è diventata ora la patria del laicismo e dell’agnosticismo più radicali e altrettanto tetragoni. In seno a questo contesto sta ora emergendo la spiritualità maomettana, la quale sembra voler sostituire la nostra spiritualità di riferimento, ovvero il cristianesimo.
Così, sul piano strettamente spirituale, sorge una domanda spontanea: siamo davvero sicuri che il dialogo interreligioso sia una buona idea?
I due motivi per dire no al dialogo
Dialogo interreligioso quindi? Anche no, e per due ragioni fondamentali.
La prima è che il dialogo interreligioso porta inevitabilmente al sincretismo, e il sincretismo spegne, fino a cassarla del tutto, l’identità della parte meno convinta. E noi cristiani, inebetiti da abbondanti trecento anni di sciocchezze laiciste, agnosticiste, radicaliste, ateiste, antroposofiste e deiste, siamo indubbiamente la parte meno convinta.
La seconda ragione è molto più semplice: Dio è cattolico, punto. Mutuo dai miei amici musulmani la loro tetragona e invidiabile fede: per noi Dio è cattolico nell’accesso universale da più di duemila anni di fede, costruita sulla più libera e alta speculazione religiosa, mistica, filosofica, metafisica, ontologica, etica, morale e giuridica.
La rinuncia identitaria e le differenze sostanziali
Per adesso non c’è quindi spazio per il dialogo, a meno che non ci si voglia impegnare in quello che dialogo non è, ossia il classico slogan «dobbiamo guardare più a quello che ci unisce che a quello che ci divide», che in pratica equivale a una renitenza.
Ma anche in seguito, se e quando avremo recuperato la saldezza nella nostra fede, sarà meglio che il dialogo si limiti a uno scambio di cortesie o a confronti retorici. Le differenze sono infatti sostanziali e impediscono oggettivamente ogni sincresi: ne cito due su tutte, ovvero la base talmudica della religione islamica e il legalismo, fattori che avvicinano l’Islam più all’ebraismo che non al cristianesimo.
La concezione di Dio e il libero arbitrio
Il perché Dio, secondo me, è cattolico è presto detto. Il cattolicesimo è l’universale approccio all’unico Dio di cui l’uomo abbia percezione, un Dio che ha inverato la sua parola nella carne confermando l’unica vera novità antropologica di portata universale: il libero arbitrio inteso come libertà di scelta dell’uomo. È una libertà tale che permette all’essere umano persino di rinnegare il suo Creatore, fa carta straccia del destino e rende l’uomo quel «io sol uno» che è, come intuito e descritto in quella cattedrale del sapere che è la Divina Commedia dell’Alighieri.
L’unicità dell’Incarnazione
Si tratta di un unicum nell’ambito delle religioni per le quali Iddio è unico e onnipotente. Solo l’unico vero Dio onnipotente, quello cattolico, non si è limitato a parlarci attraverso un profeta — come ha abbondantemente fatto durante il periodo dell’Antico Testamento o, più recentemente, attraverso Mohammad, imbeccato dall’Arcangelo Jibril (Gabriele) —, ma ha avuto la delicatezza di rendersi anche raggiungibile inverando la sua parola nella carne attraverso il ventre di una donna, che in piena libertà gli ha profferito il suo sì, rispettando così le leggi della natura nella quale l’uomo è chiamato a vivere. Per ebrei e musulmani questo è qualcosa di più di un’eresia: è una vera bestemmia.
Rinunciare a tale realtà per aderire a una sincresi religiosa significa abbattere uno di quei riguardi che assicurano la perpetuazione della nostra civiltà e costituisce il tradimento supremo della nostra dimensione spirituale.
L’approccio fattuale alle tre religioni
Esaurito così il mio approccio tra il provocatorio e l’assertivo, mi impegno con ragioni più caute e fattuali ad affrontare l’argomento, concentrando la mia attenzione nello spiegare perché il dialogo interreligioso non ha senso, soprattutto se si svolge con religioni caratterizzate da una forte identità come l’ebraica e la musulmana.
È dopo aver chiacchierato per una quarantina d’anni con musulmani ed ebrei che sono giunto a questa conclusione.
Tralascio le altre religioni (buddismo, induismo, shintoismo, confucianesimo) perché troppo distanti dal concetto di Dio che ne hanno, pur nella loro profonda diversità nel concepirlo, le tre religioni abramitiche.
Modalità di conversione a confronto
Pur essendo tutte e tre accomunate dalla propensione a estendere al mondo la propria buona e salvifica novella, va tuttavia specificata una differenza di base nell’approccio. Il cristianesimo non prevede la conversione attiva ma solo testimoniale. L’ebraismo non intende convertire nessuno ritenendo indegni tutti i non ebrei, che vengono considerati «animali parlanti». L’Islam invece vorrebbe convertire l’orbe intero, anche «bi essayf» (letteralmente con la spada), ritenendo la propria religione definitiva e salvifica.
Per gli ebrei si nasce ebrei per via materna, mentre per i musulmani si nasce musulmani per via paterna. Per entrambi, si è riconosciuti tali attraverso un marchio nella carne, ossia la circoncisione.
La nuova fede laicista
A dire il vero, al giorno d’oggi c’è un’altra fede dedita a scalzare le altre, soprattutto la cattolica, e che si esprime con una militanza attiva degna dei più infervorati militanti ebrei e musulmani: è il laicismo a tutto tondo. In seno ad esso militano ateisti, gnostici, agnostici, razionalisti, scientisti e tutti quelli che si identificano con il suffisso «ismo/ista» e si agitano per convincere l’orbe che Dio non esiste e che chi ci crede è un idiota perché lo dice la scienza, ma più idioti di tutti, per loro, sono i cattolici.
L’atteggiamento dell’UAAR
Questi, fedeli di una fede che nega di esserlo ma ne ha tutte le peggiori caratteristiche (compreso il bigottismo), hanno fondato un movimento, l’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti), che è arrivato a chiosare che in fondo la critica al Cristianesimo potrebbe ridursi a questo: essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo.
Ogni commento è inutile perché è una fede che si commenta da sola, anche se loro insistono a negare che lo sia, e che nella prassi ha molto in comune con l’integralismo islamico ed ebraico: ritiene gli altri, quelli che non la pensano come loro, degli indegni. Quanto alla cretineria non mi pronuncio; non mi viene spontaneo dare del cretino a schiovere come invece non hanno remore a fare gli intelligenti adepti dell’UAAR.
Il focus sul confronto con l’Islam
Stante che all’ebraismo non interessa espandere la propria religione convertendo ad essa l’orbe, il presente confronto verterà principalmente sull’Islam. Il suo attributo, fin dalle origini, è il «lebensraum spirituale», sostenuto da una spinta che nel passato e, in forma ridotta, nel presente, è di stampo guerriero e impositivo.
Corrado Corradi
segue….
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:







































































Commenti 1