Sovranità nazionale, basi NATO e la trappola del nemico esterno
Il nemico esterno non esiste. Ci hanno spinto a guardare fuori: clandestini, Islam, bollette, accise. Tutte battaglie sacrosante, ma l’occupazione è interna. Non ci sono carri armati ai nostri confini perché non servono. La Patria è già occupata dal 1945: sbarcarono in Sicilia usando Mafia, massoni e Servizi. L’aggressione non è militare, è economica, culturale, religiosa.
Il padrone è quell’Impero occidentale a trazione sionistica americana che usa l’Europa, e l’Italia in prima linea, come portaerei nel Mediterraneo. Le sue basi (120 basi, 20.000 marines, depositi di armi e munizioni, e soprattutto testate nucleari pronte al lancio senza il nostro controllo) non sono qui per difenderci, sono qui per controllare noi e per progettare le sue guerre senza che le ritorsioni arrivino sul suo territorio.
Di conseguenza noi difendiamo una casa di cui non abbiamo più le chiavi dal ’45, siamo «colonia» senza autonomia, indipendenza e sovranità. Ogni battaglia su sicurezza e accise è giusta, ma chiediamoci anche, vista peraltro la sostanziale inerzia di questo Governo, se i «nemici» dell’Italia non siano funzionali ad una «distrazione di massa» dall’obiettivo primario.
La sovranità vera, identitaria e ancorata alla Tradizione, non passa per Bruxelles. Passa per l’uscita da questa UE e dalla condizione di colonia, passa per la ricostituzione, sia pure temporanea, di un vero Stato Nazione, perché solo questo permetterà di resistere alla prossima implosione della UE.
come evidenzia Alain de Benoist, «lo Stato Nazione non riesce più ad integrare i gruppi né a (ri)produrre il legame sociale. Non fornisce più ai membri della società un sentimento di unità, una ragione per vivere e morire, cioè una ragione per sacrificare il loro interesse personale e talvolta la propria vita, per qualche realtà o nozione che ecceda la propria individualità».
Giovanni Preziosa
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