Dalle elezioni in Germania alla crisi dell’Occidente: perché la metafora del “Sacco di Roma” spiega il successo dell’AfD
L’intuizione di Pietramurata
Sabato ho assistito alla conferenza pomeridiana all’interno dell’evento “Ritorno a Camelot” presso Pietramurata (TN). Tra gli interventi, mi ha colpito particolarmente una frase di Adinolfi che parafraso per sintesi: «Noi siamo i Lanzichenecchi moderni e i lanzichenecchi sono – per Roma – come la poesia che distrugge la grammatica e la ricostruisce dandone un senso meraviglioso».
Mi ha colpito per la sua precisione e completezza nonostante la sua brevità… un po’ ermetica, ma anche per la sua bellezza. Il giorno dopo, quella frase mi ha addirittura meravigliato. Domenica sera, infatti, sono arrivati i risultati delle elezioni in Sassonia-Anhalt. L’AfD ha ottenuto il 43,8% dei voti, sfiorando la maggioranza assoluta. Adinolfi non poteva conoscere quei risultati quando pronunciava quelle parole. Eppure, il giorno successivo, la sua metafora sembrava essere premonitrice di ciò che è accaduto.
La crisi dell’ordine occidentale
I lanzichenecchi sono l’immagine di una forza che entra in una Roma già devastata. Non arrivano davanti a una città forte, ordinata e consapevole della propria identità. Arrivano davanti alle rovine di un ordine che ha perso il proprio centro.
Quella Roma può essere oggi l’Occidente. È un Occidente segnato dall’immigrazione incontrollata, dal degrado delle città e da un liberalismo diventato incapace di riconoscere qualsiasi limite. È un Occidente che ha progressivamente consumato il proprio potere d’acquisto, la propria autonomia energetica e la propria capacità industriale. È un Occidente che ha affidato la propria sicurezza a un atlantismo sempre più privo di autonomia strategica, mentre la sua debolezza militare è diventata evidente.
Ma soprattutto è un Occidente che ha perso il dominio culturale che un tempo permetteva all’Europa delle Nazioni di imporre idee, modelli e categorie al resto del mondo. Oggi l’Europa dispone ancora di ricchezza e istituzioni, ma fatica sempre più a stabilire quale idea del mondo vuole difendere. Roma, quindi, non è soltanto una metafora geografica. È la rappresentazione di un ordine che conserva molte delle proprie strutture, ma ha smarrito la propria forza propulsiva. Ed è dentro questa Roma che avanzano i lanzichenecchi.
Il terremoto politico in Sassonia-Anhalt
Il risultato dell’AfD in Sassonia-Anhalt mostra quanto sia profonda questa frattura. Il partito ha ottenuto il 43,8% dei voti e 39 seggi su 83, arrivando a soli tre seggi dalla maggioranza assoluta. La CDU, pilastro della politica tedesca, si è fermata al 17,2%.
Non siamo più davanti a una semplice protesta elettorale. Quasi metà degli elettori ha scelto una forza che l’intero sistema politico tradizionale considera incompatibile con il proprio ordine. Questo è il punto politico più importante. L’AfD non ha ancora conquistato il potere, ma ha già contribuito a cambiare ciò che può essere detto, pensato e votato nella Germania contemporanea. Ha rotto una grammatica.
La distruzione creatrice e la svolta
Ed è qui che torna la frase di Adinolfi. La poesia distrugge la grammatica quando quella grammatica non riesce più a esprimere la realtà. Non si limita a sostituire una parola con un’altra. Cambia le regole attraverso cui le parole acquistano significato.
Il lanzichenecco diventa così una figura della distruzione creatrice. Distrugge un ordine esausto, ma apre anche lo spazio per costruirne uno nuovo. La storia offre soltanto una certezza: quando un ordine perde la capacità di rinnovarsi, prima o poi qualcuno comincia a demolirlo.
Adinolfi ha pronunciato quella frase il 5 settembre. Ventiquattr’ore dopo, la Sassonia-Anhalt ha consegnato all’AfD un risultato senza precedenti. Forse è soltanto una coincidenza. Ma è una coincidenza difficile da ignorare.
Gianluca Mingardi
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