L’illusione del libero pensiero e il conformismo dei ribelli
La stucchevole uniformità di giudizi dati su personaggi assurti agli effimeri orizzonti della mondanità, segnala uno dei più vistosi esiti tragicomici dell’ora presente che, sotto la mascheratura della truffa pluralistica del “libero pensiero”, ha esorcizzato le attitudini critiche dell’uomo, condannandole a vegetare in una mortificante sudditanza al gioco truccatissimo delle opinioni obbligatorie.
L’inganno, ingegnosamente diretto da esperti conoscitori della diffusa arte sofistica del raggiro, si è risolto nel trionfo deliberato e indiscusso del peggiore e più degradante conformismo: quello praticato dagli anti-conformisti e dai ribelli di professione; quello cioè che, in nome di fasulle e scriteriate pulsioni contestative, ha offerto un comodo paravento alla sfrenata avidità di oligarchi e affaristi.
Il plauso del sistema e la protesta integrata
Una recente conferma esemplificativa delle fortune raggiunte appieno dalla trasgressività a buon mercato e dal suo imporsi come norma di valutazione e di costume, si coglie nel coro plaudente di elogi che, da Mattarella all’ultimo portaborse, il sistema ha tributato a Francesco Guccini, in occasione della sua dipartita.
Se si pensa alle onorificenze conferite in anni lontani ai Beatles dalla regina Elisabetta, ci si avvede come la ricorrente gratificazione della protesta di tipo anarcoide getti un vigoroso squarcio chiarificatore sui retroscena di un potere, costitutivamente orientato a sbarazzarsi di ogni criterio veritativo ed etico.
Con una profondità interpretativa non inceppata dalla soggiacenza agli schematismi ideologici della scialba pubblicistica corrente, Jean Madiran ha realisticamente rimarcato come il dirompente sovversivismo sessantottesco abbia assunto le sembianze di una falsa rivoluzione.
La rilevata concordanza tra gli obiettivi finali dei protagonisti di un accorto e calcolato gioco delle parti, induce ad escludere che ci si possa ragionevolmente stupire delle lodi coralmente riservate alla memoria di Guccini; non a caso, le sue canzoni, svarianti, in base alle mutevoli mode dei tempi, dai toni encomiastici per la “giustizia proletaria” e Guevara, al trascoloramento delle febbrili effervescenze pseudo-rivoluzionarie nella desolante bassezza del nichilismo, sono, in generale lo specchio di una società insana, diretta in caduta libera verso i precipizi dell’autodissoluzione.
La convergenza ecclesiale e la posposizione della Fede
Va comunque detto che non ci saremmo dati la pena di comporre le righe precedenti, se al plauso dei politicanti non si fosse associata, in singolare convergenza valutativa con le opinioni mondane, la voce autorevole di monsignor Savino, attuale vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).
Eludendo la realtà del Giudizio divino e il dovere della preghiera a beneficio di chiunque sia giunto al termine della propria avventura terrena, il vescovo si è lanciato in una sorta di grottesca quanto sbrigativa “canonizzazione” del cantautore emiliano, additato come esempio degno di emulazione per il suo costante agnosticismo.
L’applicazione della falsa regola che prescrive le virtuose aperture dialogiche e i consolatori accomodamenti, genera una religione snaturata e distorta, pronta a sacrificare i diritti della Verità sugli altari sconsacrati del mondo.
Il cedimento della Chiesa al secolarismo
Impegnato negli indiscreti e parossistici intenti celebrativi di un personaggio da lui ritenuto esemplare, Mons. Savino compie una scandalosa posposizione della Fede al dubbio, dimenticando (o fingendo di dimenticare?) che nel Vangelo autentico, cioè non falsato dalla logica aberrante degli aggiornamenti-travisamenti neo-modernistici, Gesù pone il credere nella Sua divinità quale condizione previa per la salvezza eterna di ogni uomo.
Fermo restando che neppure un rappresentante della CEI può presumere di anticipare, in termini per giunta provocatori e parodistici, una sentenza che, al di là delle sue conclusioni, spetta unicamente a Dio, ben si comprende come tale vicenda manifesti uno dei non pochi cedimenti degli attuali uomini di Chiesa al secolarismo; secondando il funesto spirito conciliare, essi hanno rinunciato a smascherare la dominante direzione anti-cristica del mondo contemporaneo, ansioso di fornire un’apparenza di verità alle sue dissennate e insensate negazioni e alle sue ignobili “conquiste”.
Paolo Rizza
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