La morte di Emma Bonino arriva il giorno dopo la commemorazione dell’assassinio di Charlie Kirk. Due modelli agli antipodi. Due visioni opposte della vita, della civiltà, della famiglia, del diritto, del dovere, dell’etica.
La differenza, nella storia dell’umanità, la fa sempre la Religione, perché risponde alle domande esistenziali.
La nostra civiltà europea è greco-romana e poi cristiana. Secondo Cicerone il termine Religione ha etimologicamente il significato latino di “relegere” : Il grande filosofo e giurista romano la riteneva il «ripercorrere nel pensiero», l’«osservare con cura» o il «raccogliere, riunire» (composto da re- intensivo e legere «leggere, cogliere»). In questo senso, il religioso è colui che compie i riti con scrupolo e attenzione minuziosa, tornando ripetutamente sugli stessi atti sacri.
Scrittori cristiani come Lattanzio e Tertulliano proposero invece l’origine da “religare”, cioè «legare», «unire» (re- e ligare). Per questa visione, la religione è il vincolo di pietà che unisce l’essere umano a Dio, in forma sacra.
È chiara la continuità tra il pensiero classico e quello cristiano, fatta propria dall’Impero convertito.
Nel corso del Concilio Vaticano II, il Vaticano si adeguò al mondo e passò gradualmente dall’ opposizione al liberalismo a una propria dottrina dei diritti umani, fondata sulla dignità della persona, che pare omettere i diritti di Dio creatore su tutto il creato, per un umanesimo che possa dialogare con tutti, includendo buoni e cattivi, verità ed errore come fossero intercambiabili e gli opposti normali conviventi.
Ecco, per fare un esempio, è come se la “Dignitatis Humanae” conciliare mettesse sullo stesso piano Charlie Kirk ed Emma Bonino. Quindi, quella “e…” nel titolo si riferisce alla “chiesa conciliare” che fa da “stola sacra” alla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789.
Del resto, fu proprio il cardinale modernista progressista tra i più influenti, Léon-Joseph Suenens a dichiarare nel 1965, a fine lavori, l’Assise che occupò la Basilica di San Pietro dal 1962 al 1965 sotto Angelo Roncalli e Giambattista Montini “come il 1789 della Chiesa”.
“La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” affermava libertà ed eguaglianza giuridica, sovranità, libertà religiosa e limiti al potere. Questi principi erano però inseriti in una rivoluzione che: abolì prerogative e strutture ecclesiastiche; nazionalizzò i beni della Chiesa; impose la Costituzione civile del clero; subordinò l’organizzazione ecclesiastica allo Stato, invertendo i ruoli tra Potere Temporale e Potere Spirituale; perseguitò con la violenza i santi sacerdoti refrattari; sviluppò politiche di radicale scristianizzazione.
La Santa Sede non incontrò dunque i diritti dell’uomo come una teoria politica astratta, ma come parte di un movimento che minacciava direttamente la sua autonomia, la sua proprietà e il suo ruolo pubblico. Il suo scopo, che i Radicali avrebbero voluto realizzare, già gettando il cadavere di Papa Pio IX nel Tevere, fu raggiunto con l’abolizione della Regalità Sociale di Cristo e del Cattolicesimo come religione di Stato.
In quest’atto sacrilego furono d’accordo, nel 1984, sia il Presidente laico e socialista Bettino Craxi che il Segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli, casualmente inserito da Mino Pecorelli tra gli iscritti alla loggia massonica P2 sulla rivista OP).
Ciò contribuì a identificare, per molto tempo, il linguaggio dei “diritti” con razionalismo, indifferentismo religioso e sovranità assoluta dell’individuo, che oggi si chiama autodeterminazione.
La cultura laicista ed anticlericale dei Radicali con i loro sodali, idealmente illuministi e giacobini fu determinante, benedetta dalle Logge già due secoli prima di Pannella e Bonino, che portarono a compimento la Sovversione dell’ordine naturale e divino, sfruttando la Rivoluzione sessantottarda e le sponde moderniste progressiste d’Oltretevere oltre che in Parlamento.
Il principio liberale volle attribuire uguali diritti pubblici alla verità e all’errore e la Chiesa Cattolica si oppose con il suo infallibile ed immutabile Magistero. Il Vaticano II, invece, approvò il principio liberale.
La libertà di coscienza per i liberali era ed è l’indipendenza della coscienza dalla verità morale, cui la Chiesa Cattolica si oppose sempre con mirabili Encicliche. Il Concilio Vaticano II approvò la libertà di coscienza liberale.
L’assoluta libertà di stampa diffondeva l’ irreligione, l’immoralità e la sedizione, per cui la Chiesa la condannò. Il Concilio Vaticano II la assecondò.
La separazione liberale tra Chiesa e Stato negava, secondo il magistero, i doveri pubblici verso la vera religione. Così fu ed il Concilio sancì “libera Chiesa in libero Stato”.
La sovranità popolare assoluta di stampo liberale escludeva l’origine divina dell’autorità e ogni legge superiore. Il Concilio Vaticano II nicchiò e, di fatto si adeguò.
L’ istruzione laica sottraeva la formazione morale alla famiglia e alla Chiesa. I post-conciliari assecondarono. E i disastri li subiamo anche oggi, laddove lo Stato vuol mettere becco nell’educazione dei ragazzi che sarebbero compiti della famiglia e della Chiesa.
Matrimonio civile e divorzio, sostenuti dai liberali, riducevano il matrimonio sacramentale a contratto revocabile. E il primo referendum promosso dai Radicali a favore del divorzio, nel 1973 fu vinto anche a causa dei “catto-conciliari”.
Nell’enciclica “Mirari vos” del 1832, Gregorio XVI condannò l’indifferentismo, cioè l’idea che qualsiasi religione fosse ugualmente valida per la salvezza. Collegò a questo errore una concezione della libertà di coscienza intesa come diritto illimitato di scegliere e propagare qualsiasi opinione. Il bersaglio non era la semplice impossibilità di costringere qualcuno a credere: la tradizione cattolica aveva già riconosciuto che la fede non può essere autentica se imposta. Il bersaglio era la tesi secondo cui la coscienza individuale sarebbe sovrana e autosufficiente, senza obbligo di cercare la verità. Pochi giorni fa Famiglia Cristiana ha conferito un premio ad un agnostico sancendo “la validità della fede come dubbio”.
Il momento più netto dello scontro fu il pontificato di Pio IX. Nell’enciclica “Quanta cura” e nel “Sillabo” degli errori del 1864 furono condannate proposizioni associate al liberalismo moderno.
Tra queste figurava l’affermazione che libertà di coscienza e di culto fosse un diritto da proclamare in ogni Stato ben costituito. Pio IX contestava inoltre: la separazione istituzionale tra Chiesa e Stato; la piena autonomia della società civile dalla religione; il monopolio statale dell’istruzione; la subordinazione della Chiesa al potere politico; l’idea che il pontefice dovesse riconciliarsi con progresso e liberalismo moderni.
Il contesto comprendeva la dissoluzione dello Stato pontificio e il processo di unificazione italiana. Tuttavia, il conflitto non fu soltanto diplomatico: riguardava due concezioni incompatibili dell’ordine politico.
Per il liberalismo, lo Stato non doveva stabilire quale religione fosse vera. Pio I ribadiva la Tradizione, per cui una società non poteva comportarsi come se la verità religiosa fosse irrilevante.
La Chiesa non partiva dall’idea che l’individuo fosse privo di diritti. La tradizione cattolica riconosceva: diritto alla vita; proprietà; matrimonio; educazione dei figli; libertà della Chiesa; giusto salario; associazione; resistenza a determinati comandi ingiusti; obblighi del governante verso il bene comune.
Ma questi non erano concepiti dai liberali come desideri sovrani dell’individuo. Derivavano da un ordine morale oggettivo nel quale diritti e doveri erano inseparabili.
Liberalismo classico Dottrina cattolica tradizionale
Individuo anteriore alla società Persona naturalmente sociale
Libertà come non interferenza Libertà orientata al bene
Diritto fondato sull’autonomia Diritto fondato sulla legge naturale
Religione come scelta privata Religione anche come bene pubblico
Stato religiosamente neutrale Stato con doveri verso la verità
Primato delle pretese individuali Reciprocità di diritti e doveri
La divergenza riguardava quindi il fondamento e i limiti dei diritti, non soltanto la loro esistenza.
Leone XIII continuò a criticare la libertà intesa come indipendenza dalla verità, ma sviluppò una forte dottrina dei diritti sociali con la Rerum Novarum del 1891. Qui la Chiesa utilizzò un linguaggio vicino ai diritti per contestare sia il socialismo rivoluzionario sia il capitalismo senza vincoli. Il passaggio è importante: mentre continuava a diffidare delle libertà liberali, il cattolicesimo sociale contribuiva a sviluppare diritti economici e sociali che in seguito sarebbero entrati nelle costituzioni e nelle dichiarazioni internazionali.
Pio XI rivendicò i diritti della Chiesa, della famiglia e della persona contro le pretese totalitarie. Pio XII sviluppò ulteriormente il linguaggio della dignità umana, espressione della verità di Cristo e di un ordine internazionale fondato sulla legge morale cattolica.
Per restare Cattolici, fedeli alla Tradizione, ossia a una delle tre fonti della Rivelazione, dobbiamo comprendere la rottura prodotta dal Vaticano II e la secolarizzazione successiva.
Dobbiamo scegliere fra Bergoglio che riteneva Bonino una grande donna e tutto il Magistero Perenne fino a Cristo incluso che ne condannano fermamente le idee, assieme a molti laici di buon senso.
Matteo Castagna
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