L’immagine di una bandiera del Pride che compone una svastica, condivisa sui social dal segretario del vescovo di Aosta nei giorni del corteo cittadino, ha scatenato accese polemiche e l’indignazione della comunità LGBTQIA+. Al di là della cronaca e delle reazioni istituzionali, il fatto offre lo spunto per una riflessione più ampia sulla forza e lo scontro dei simboli.

La provocazione della svastica e il senso comune
La bandiera Pride che, nella composizione grafica, diventa una svastica ha suscitato indignazione. È comprensibile: la svastica è inseparabile dalla storia del nazismo. Ma l’immagine può essere letta anche come una provocazione costruita sulla provocazione. Immaginiamo una persona che non contesti il diritto delle persone omosessuali a vivere la propria vita, ma che provi una forte irritazione davanti ad alcune delle forme più esplicite e provocatorie assunte dalle manifestazioni Pride: nudità, gesti osceni, simulazioni sessuali, esibizioni pensate per scandalizzare. Per questa persona, l’arcobaleno può finire per evocare non tanto le rivendicazioni del movimento quanto proprio quelle immagini. Non perché rappresentino necessariamente il Pride nella sua interezza, ma perché sono quelle che maggiormente colpiscono e che più facilmente vengono rilanciate.
Il rovesciamento simbolico e le reazioni immediate
A quel punto la provocazione della svastica può essere interpretata come un rovesciamento: un simbolo che per una parte della società è immediatamente respingente viene utilizzato per restituire quella stessa sensazione a chi normalmente guarda dall’altra parte. Non significa stabilire un’equivalenza tra Pride e nazismo. Sarebbe storicamente insostenibile. Significa piuttosto giocare sulla forza emotiva dei simboli e sulla loro capacità di suscitare reazioni immediate. È anche il possibile significato di quelle due parole che accompagnano l’immagine: «Questioni di prospettiva».
«Questioni di prospettiva» e la provocazione reciproca
Chi considera la svastica un simbolo intollerabile può vedere nell’immagine un’offesa gratuita. Chi invece associa il simbolo Pride alle manifestazioni che percepisce come oscene o aggressive può cogliervi una provocazione deliberatamente speculare: ciò che per voi è intoccabile, per noi può essere diventato altrettanto irritante. Il meccanismo è quello della provocazione reciproca. Un simbolo viene caricato del significato che gli attribuisce chi lo guarda e, proprio per questo, può diventare uno strumento per colpire la sensibilità dell’altra parte.
La collisione dei simboli nello scontro culturale
È probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’immagine: non la pretesa di dimostrare che due simboli abbiano lo stesso significato, ma la scelta di metterli in collisione per mostrare quanto profondamente siano cambiate le sensibilità e quanto facilmente, nello scontro culturale, un simbolo possa trasformarsi da emblema identitario in bersaglio.
Gianluca Mingardi
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































