Quale che sia l’interpretazione che s’intenda dare alla consultazione di domenica e lunedì, il significato che ha assunto per Bologna, in prospettiva delle prossime elezioni comunali, è lampante: gioco finito, prima ancora d’iniziare.
Per altro, a trarre questa conclusione sono proprio gli elettori e i dirigenti del Centrodestra, i quali lamentano il fatto che, piuttosto che considerare la portata della riforma della giustizia, gli italiani – e, quindi, anche i bolognesi – avrebbero scelto come votare in modo politicizzato e ideologico.
Se ciò rispondesse al vero – e c’è da temere che sia in gran parte così -, la città, il prossimo anno, vedrà i contendenti alla carica di sindaco scattare da due diverse linee di partenza, con la prima, quella su cui si chinerà Matteo Lepore, avanti 75.235 lunghezze rispetto a quella del contendente.
I numeri parlano chiaro e sono spietati: 65.884 contro 141.119.
E se anche non tutti i “No” fossero e saranno consensi anche per Lepore, c’è da dire che anche qualche sostenitore del sindaco ha votato “Si”. Dunque, la sostanza non cambia: se i contendenti del 2027 usciranno dagli schieramenti e dalle leadership cittadine attuali, buona notte ai suonatori. E ai sognatori.
Tanto più che la realtà – a ragionarla bene – è ancor più deprimente. Infatti, se nella scelta referendaria avessero pesato, come dicono molti, ragioni politiche e di schieramento che esulavano dal merito della riforma – la crisi economica, la subordinazione di Giorgia Meloni alle follie Usa e israeliane e chi più ne ha più ne metta -, ciò significherebbe, sul piano locale, che le scelleratezze di Lepore nella gestione della città sarebbero ininfluenti sulla collocazione elettorale dei bolognesi. Qualunque cosa combini, Lepore, in virtù dell’appartenenza al Pd e al Centrosinistra, vincerebbe – e vincerà – comunque.
D’altro canto, che questa sia la convinzione anche della classe dirigente bolognese del Centrodestra o, quanto meno, del partito più significativo, Fratelli d’Italia, lo dimostra la scelta di aprire una sede che, più che un centro di aggregazione alternativo ai mille della Sinistra cittadina, si presenta piuttosto come un ampio ufficio elettorale, annunciando l’intenzione di candidare a sindaco un proprio elemento o un esponente di Forza Italia o della Lega. Cioè, un soggetto che potrebbe contare, in prima istanza, in meno del 31.8% degli elettori del Sì. Una scelta che tradisce fin da subito l’intenzione di massimizzare nel proprio perimetro la maggior parte dei voti di opposizione, non certo l’aspirazione a diventare maggioranza.
L’alternativa, del resto, non appare esaltante o convincente. Infatti, a tutt’oggi, si sono fatti avanti ben 5 candidati civici – nell’ordine: Alberto Forchielli; Alberto Zanni; Giovanni Favia; Giorgio Gorza e Vincenzo Fazio -, ma più a titolo personale, oppure per capitalizzare legittimamente esperienze protestarie del recente passato, piuttosto che nella cornice di una strategia volta effettivamente a raggruppare sotto un unico tetto tutti i movimenti che, vuoi per un motivo vuoi per l’altro, hanno contestato l’amministrazione in questi anni. E tutti e quattro, al di là di qualche dichiarazione formale, non sembrano avere affatto l’intenzione di sedersi intorno a un tavolo, unire le forze e creare la massa critica necessaria e indispensabile a raggiungere, uno dopo l’altro, i due obbiettivi necessari.
Quali?
Il primo, imporre – e non far scegliere – il candidato unico da opporre a Lepore al Centrodestra, le cui capacità di guida dell’opposizione e di progettazione di una visione alternativa di città hanno manifesto limiti di portata incredibile. Bologna ha bisogno di un “civico” autentico, prodotto dal confronto con le varie realtà della città che si sentono trascurate o danneggiate dall’amministrazione Pd-centri sociali, e che non appaia agli occhi degli elettori come una “foglia di fico” dei parti del Centrodestra, ma come il “valore aggiunto” in un processo di cambiamento.
Conseguentemente, presentare un competitore che, potendo così correre su due gambe – quella civica e quella politica – consenta almeno di sperare di colmare il divario che, comunque, lo separerebbe da Lepore.
Diversamente, a meno che non decidano di correre da soli, Fd’I, Forza Italia e Lega battezzeranno uno dei 4 come loro “campione”, affinché si carichi sulle spalle il peso dell’inevitabile sconfitta, impegnandosi solo a raggranellare voti di lista e preferenze utili a salvaguardare le “poltroncine” per i rispettivi “capetti”. E gli altri 3, ammesso e non concesso che ne spuntino anche altri, si affanneranno – e non poco – a scalare l’ardua soglia del 3%, nella speranza almeno di una soddisfazione personale o di gruppo. Mentre Lepore ghigna.







































































Una Bologna così non l’ha mai vista nessuno…
Questo è palese.