Negli ultimi mesi diversi incidenti hanno colpito infrastrutture energetiche europee collegate alle forniture russe.
L’incendio della raffineria MOL di Százhalombatta, in Ungheria, è solo l’ultimo segnale di una fragilità sistemica che attraversa il continente. In un’Europa sempre più dipendente da fonti esterne e da rotte energetiche complesse, ogni guasto diventa un fatto politico.
La raffineria ungherese, come quelle di Slovacchia e Romania, riceve il greggio attraverso l’oleodotto Druzhba. È interessante notare che gli impianti ancora connessi a questa rete —l’unico canale diretto di petrolio russo verso l’Europa centrale — siano anche quelli che hanno subito più interruzioni negli ultimi tempi.
Una “coincidenza” che evidenzia quanto sia delicata la posizione dei Paesi che hanno mantenuto relazioni energetiche autonome rispetto al blocco occidentale. Il caso ricorda, in scala diversa, ciò che avvenne con il gasdotto Nord Stream 2, la cui distruzione nel 2022 provocò una riorganizzazione immediata del mercato europeo del gas.
L’interruzione dei flussi diretti dalla Russia rese inevitabile l’aumento delle importazioni di GNL statunitense, con un conseguente spostamento di equilibri commerciali e geopolitici. Episodi come quello e come l’incendio di Százhalombatta mostrano che l’energia, oggi più che mai, è un terreno di competizione strategica dove ogni incidente, reale o accidentale, modifica la mappa dei rapporti di forza.
Per Paesi come l’Ungheria, che continuano a perseguire una politica energetica pragmatica e meno ideologica, il rischio è evidente: la perdita temporanea di una raffineria strategica costringe a ricorrere a forniture esterne, con il risultato di aumentare la dipendenza e ridurre lo spazio di autonomia.
È il paradosso dell’Europa attuale: mentre proclama la diversificazione, diventa sempre più vincolata a un unico asse commerciale e politico. L’incendio alla MOL è quindi un segnale di allarme per tutto il continente.
Non serve ricorrere a ipotesi complottistiche per comprendere la lezione: quando la sicurezza energetica viene subordinata alla logica delle alleanze, ogni incidente diventa un’arma indiretta e ogni Paese perde un po’ della propria sovranità.
Gianluca Mingardi
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