Durante degli Alighieri all’anagrafe, meglio, sempre e già noto come “Dante” e nel linguaggio moderno “Sommo Poeta” ha rappresentato al massimo l’apice di quel che nel Medioevo è stato il Patriottismo, dal quale ne derivano diverse correnti che, affluenti di un fiume, e rami di un’unica radice, hanno dato vita a ciò che poteva essere inteso a 360° una filosofia di pensiero e una completezza che vertesse su ogni aspetto presente nei remoti tempi in cui l’Italia viveva gli albori della sua Gloriosa stirpe.
Nel pieno delle dispute tra guelfi e ghibellini
Proprio così, in quanto il Sommo Poeta oltre ad essere per l’appunto il Padre della Lingua Italiana nella Triade con Francesco Petrarca e il Giovanni Boccaccio, si occupava anche della vita politica, che lo vedeva attivo e impegnato nello scontro tra le fazioni di Guelfi e Ghibellini, attivo nella Firenze del Basso Medioevo.
Il Sommo, degli Alighieri già Guelfo Bianco (i Guelfi erano a loro volta scossi da una crepa interna che li portò ad essere suddivisi in Guelfi Neri e Guelfi Bianchi), era un convinto sostenitore dell’autonomia Fiorentina al cospetto del Clero, ai tempi presieduto da Papa Bonifacio VIII, tanto perseguì la lotta dell’epoca nella sua Firenze, che nel 1302 le crepe create con il Papa erano oramai irreversibili, e questo, gli costò per l’appunto l’esilio dalla sua amata Firenze, nella quale non fece mai più ritorno.
È proprio durante l’esilio che Dante si riscopre, e fa scoprire il suo personaggio e il suo prestigio nel ruolo del Poeta, in quanto tra il 1304 e il 1321 si cimenta nella stesura del Poema più famoso di sempre, ancora oggi studiato e dibattuto in ogni parte del mondo, la “Comedia”, titolo poi ribattezzato dal Boccaccio con l’appellativo elogiante di “Divina” a precedere il titolo originale, oggi a noi nota come “Divina Commedia”.
La Divina Commedia
La Comedia è il lavoro più celebre e impegnativo di Dante, viene scritto in tre cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), in rima, in volgare, e in “Terzine Dantesche”.
Altri lavori del Sommo sono i grandi classici titoli che tutti conosciamo: La Poesia “Tanto gentile e tanto onesta pare” (dedicata a Beatrice), “il Dolce Stil Novo”, “La Vita Nova”, e il “De Monarchia”, sul quale per l’appunto ci teniamo a precisare e a consigliare a voi lettori un attento studio per percepirne la visione politica del Sommo in una fase continuamente mutativa del pensiero ideologico che facesse di lui un Guelfo Bianco.
Il Poeta spira a Ravenna nel 1321 dopo aver ricevuto ospitalità nel corso degli anni trascorsi in esilio in varie corti nobili d’Italia mentre si trovava impegnato nella stesura della Commedia, le sue spoglie non saranno mai riportate nella sua “Fiorenza”. Saremo per sempre grati al Padre della Lingua Italiana per essere stato il primo costituente di una Patria Degna, Forte e Viva, che forse oggi farebbe fatica a riconoscersi in tempi così bui, differentemente dal quale, si dice lo sia stato il Medioevo, a nostro avviso così pieno di vita, ricco di scoperte e con una spumeggiante storia da vendere a chi fa della Patria una questione prettamente ridotta alle poltrone.
Manuel Zavaglia
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