Alcuni mesi fa, svolazzando qua e là su Google News, sono planato su un link il cui titolo aveva attirato la mia attenzione:

Incredibile, mi sono detto, vuoi vedere che presto avremo i pisciatoi trasformati in mini centrali elettriche?
Chissà come sarà felice la Von Der Leyen, paladina del “Green Deal”!
Subito dopo ho provato un moto di ammirazione per le giovanissime studentesse ideatrici dell’invenzione, tutte tra i 14 e i 15 anni: finalmente, mi sono detto, l’Africa sta producendo talenti in campo scientifico, in questo caso grazie a vere e proprie “filles prodiges” della tecnologia.
L’articolo continuava con una sintetica spiegazione dei vari processi chimici che portavano alla trasformazione dell’urina in elettroni, con un linguaggio da addetti ai lavori, utile a far desistere chi legge dal continuare la lettura. Poco oltre, infatti, ecco arrivare la doccia fredda, non di pipì, beninteso: una ricercatrice statunitense che lavora a un progetto simile (ho poi scoperto che diversi atenei stanno portando avanti ricerche sulle potenzialità energetiche dell’urina), pur riconoscendo che le quattro inventrici in erba “meritano un enorme incoraggiamento per continuare il loro lavoro”, ha rilevato che il loro sistema, per poter funzionare, necessita di più energia di quanta ne produca.
Insomma, quella che sembrava un’invenzione di grande portata si è rivelata un bluff, almeno allo stato attuale.
La cosa è stata confermata in altri articoli usciti su diversi siti, che utilizzano la stessa formula per attrarre i lettori: prima si cattura la loro attenzione con titoli roboanti, poi si lodano le quattro inventrici, a seguire un’esposizione delle fasi del processo, con formule incomprensibili per i più, e solo alla fine, quando probabilmente la maggior parte della gente ha smesso di leggere, arriva la notizia che fa crollare il castello di carte:
In altri siti la notizia è stata riportata senza però citare la criticità che rende il processo “non vantaggioso”, per usare il linguaggio brevettuale: altro esempio di pessima informazione, sensazionalistica e fuorviante.
Allora mi chiedo: siamo sicuri che questo modo di esercitare l’inclusione sia quello giusto per incoraggiare le giovani scienziate nigeriane a continuare le loro ricerche?
Non si rischia di esporle al ridicolo, cosa che non meritano assolutamente, essendo oltretutto così giovani?
Non sarebbe stato più opportuno aspettare di vedere risultati davvero vantaggiosi in termini energetici e poi pubblicare la notizia?
Oppure citare le ragazze in un articolo nel quale vengono riportati i diversi studi su questa promettente risorsa, avvertendo però i lettori, senza entrare nei dettagli, che allo stato attuale è ancora prematuro parlare di risultati concreti.
Invece no: la smania di includere a tutti i costi le giovani talentuose, con l’intento di esaltare la creatività delle nuove generazioni africane, ha fatto sì che vengano incluse sì, ma nella lista di tanti progetti falliti nel Continente Nero: a cominciare da quello della cintura di alberi, detta “Grande muraglia verde”, che dovrebbe estendersi da un oceano all’altro per fermare l’avanzata del deserto. Il quale invece continua ad avanzare, mentre il progetto è in stallo o rischia di diventare l’equivalente della Salerno – Reggio Calabria, africana e in salsa green:
Grande muraglia verde

Peggio ancora, le ragazze rischiano di essere incluse nella lista di alcuni pseudo scienziati e inventori africani che si sono poi rivelati dei bluff, se non addirittura dei ciarlatani: parlo di Philippe Emeagwali, anche lui nigeriano, che vantava un IQ sbalorditivo (190, cioè 30 punti più di Einstein) e che qualcuno aveva definito addirittura il “padre del computer”. Di lui non si sa più nulla, eccetto che ha gonfiato persino i suoi titoli accademici:
E come non citare Maxwell Chikumbutsu, dello Zimbabwe, sedicente inventore di un’automobile elettrica che non avrebbe bisogno di ricarica perché si alimenta grazie alle onde radio presenti nell’atmosfera. E non è finita qui: il genio in questione avrebbe inventato un elicottero “autopowered”, ossia che vola grazie a sé stesso, un satellite, un drone e una valuta digitale che rivoluzionerà il mondo finanziario.
Della serie: Elon Musk, chi era costui?
Ma quel che è peggio è che alcuni investitori africani, che avevano sponsorizzato tali idee sbalorditive, sono stati truffati alla grande:
No, decisamente le ragazzine nigeriane meritano ben altro trattamento perché, quantomeno, hanno ammesso la problematicità maggiore del loro progetto, esercitando quella che è la dote prima di uno scienziato: ovvero il pensiero critico nei confronti delle proprie idee, allo scopo di uscire da un’eventuale impasse e farle progredire.
Autocritica che invece manca del tutto ai Soloni dell’inclusione, parola abusatissima che puzza sempre più di supposta ideologica: da inserire non nella nostra “intimità posteriore” (per citare Amarcord) ma direttamente nel nostro cervello.
Un esempio, questa volta recentissimo e italianissimo: quei gran geni della Schlein e di Giani hanno imposto come vicegovernatrice della Toscana una giovane studentessa livornese di Scienze Politiche di soli 23 anni, Mia Bintou Diop, che non ha mai ottenuto un voto in qualsivoglia elezione:
Ma la ragazza ha un asso nella manica: è di origine senegalese e tanto basta per farla diventare il fiore all’occhiello di una sinistra che obbedisce alla sacra triade targata USA: ovvero la DEI, che sta per Diversity, Equity and Inclusion. Senza pensare minimamente che, al primo errore o gaffe istituzionale (assai probabili in chi non ha esperienza politica), la giovane si troverà rottamata senza tanti complimenti, come è già successo con Soumahoro qualche anno fa.
E, in effetti, una piccola tegola è già caduta sulla novella “fille prodige” della sinistra toscana: come riportato alla fine dell’articolo sopra citato, il padre è vissuto per anni in un appartamento senza aver pagato l’affitto, cosa che ha già fatto scricchiolare l’apparato mediatico messo in piedi dal PD attorno alla giovane italo – senegalese.
Personalmente, se fossi in uno dei tanti giovani del PD, magari già laureati, che stanno facendo la loro gavetta politica a furia di riunioni, volantinaggi e volontariato nelle piadinerie delle Feste dell’Unità, sarei colto da un sussulto di dignità: la mia tessera del PD finirebbe appesa con la carta igienica nel cesso della sede locale del partito.
Per concludere: siamo davvero di fronte a vera inclusione o a becero cinismo politico, partorito dalla peggiore demagogia terzomondista?
Leonardo Bacchi
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