La domanda è brutale: Figli ostaggio dei servizi sociali?
La vicenda della “famiglia dei boschi” in Abruzzo non è un errore giudiziario isolato, ma il sintomo eclatante di un apparato di tipo sovietico che, in nome del presunto “interesse del minore,” si è trasformato in un’entità autoreferenziale, arrogandosi il diritto di ergersi a giudice, boia e modello sociale universale. L’allontanamento dei tre figli dei coniugi Trevallion rappresenta il dramma di una famiglia condannata non per abusi o reati, ma per aver scelto la libertà e il non conformismo.
“Psico-Reati” e morte del Diritto
Il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila e i Servizi Sociali hanno inflitto una condanna durissima sulla base di atti perfettamente legittimi in Italia:
- Fare scuola parentale? Legittimo.
- Non vaccinare? Legittimo.
- Non avere la casa collegata alle reti pubbliche (luce, gas, acqua corrente)? Legittimo.
Eppure, come denuncia Pro Vita & Famiglia, l’intervento si configura come una lesione gravissima del primato educativo dei genitori, punendo ciò che non rientra nello “standard” imposto.
Siamo di fronte alla MORTE DEL DIRITTO, dove l’esercizio di una libertà costituzionale viene equiparato a un “incidente non penale” sufficiente per l’intervento d’arbitrio. Se passa il principio che l’uscita dai binari dell’omologazione “politicamente corretta” può costare la sottrazione dei figli, nessuna famiglia è più al sicuro. L’apparato non applica la legge, ma la forgia per imporre la propria visione ideologica del “buon genitore.”
Il Paradosso dei Campi Rom
L’indignazione per questo accanimento burocratico si scontra violentemente con l’inerzia mostrata dall’apparato in contesti di reale e oggettivo degrado. Persino il Ministro Salvini ha centrato il dubbio più che legittimo e ha sferzato l’ipocrisia statale:
“Sono stato nel campo rom di Giugliano… con centinaia di bimbi in età scolare e non a scuola, sporchi, senza insegnanti, senza luce gas e acqua e con genitori che in molti casi campano rubando. Lì dove sono gli assistenti sociali? Dov’è la procura, il tribunale dei minori, lo Stato?”
Mentre l’apparato mobilita le sue risorse per stroncare una famiglia non convenzionale, dimostra di essere stranamente cieco e inerte di fronte a centinaia di bambini in palese stato di abbandono, igiene precaria, e con genitori che commettono reati.
Questo doppio standard è la prova provata che l’obiettivo non è tutelare i minori dal pericolo, ma disciplinare e omologare gli stili di vita. L’accanimento contro chi è libero e non conforme, unito alla tolleranza verso chi vive in condizioni di effettivo degrado e illegalità, svela la natura selettiva e ideologica di un apparato che da amministratore è diventato giudice e boia della vita familiare.
L’Appello a Nordio
Di fronte a questa deriva, la reazione è stata immediata: Pro Vita & Famiglia ha lanciato una petizione che ha superato le 10.000 firme in pochi giorni, chiedendo un intervento diretto al Ministro della Giustizia Nordio. L’obiettivo è fare piena luce sul caso, ma soprattutto intervenire per limitare gli allontanamenti ingiustificati, riequilibrando i poteri dei servizi sociali. È indispensabile garantire il diritto dei minori a crescere nella propria famiglia, la quale deve essere sostenuta e non smantellata per capricci burocratici o ideologici.
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