Pochi giorni dopo lo scoppio della guerra con l’Iran, nel salottino buon di Lilli Gruber è andato in scena l’ennesimo processo mediatico a Trump, sotto la supervisione del compassatissimo Travaglio.
Il capo d’accusa era questo: sì, d’accordo, il regime degli Ayatollah è brutto e cattivo, ma Trump, attaccando l’Iran, ha compiuto una palese violazione del Diritto Internazionale. La stessa accusa che, alcuni mesi fa, gli era stata rivolta dopo il blitz militare che portò alla cattura di Maduro.
Nelle più alte sfere della politica internazionale la violazione del Diritto Internazionale è stata sostenuta anche da Sanchez e Macron e, più in generale, da tutta la sinistra anti trumpiana, negli USA e nel resto del mondo.
Peccato che la conduttrice televisiva e il giustizialista in punta di forchetta, nonché gli illustri leader sopra citati, non si siano stracciati le vesti per un’altra violazione del Diritto Internazionale, messa in atto pochi giorni prima dello scoppio della crisi iraniana: mi riferisco alla dichiarazione di guerra del Pakistan contro l’Afghanistan, immediatamente seguita da pesanti bombardamenti sulle sue principali città.
Solo a Kabul sono stati uccisi più di 300 civili e, notizia dell’ultima ora, i bombardamenti continuano anche adesso. Le motivazioni dell’attacco sono le stesse di quelle di Trump nei confronti dell’Iran: i Talebani, deboli sul piano militare rispetto al potente vicino di casa, lo attaccano con azioni terroristiche al confine, si infiltrano per creare gruppi di Talebani pakistani e sostengono clandestinamente il Balochistan Liberation Army, organizzazione terroristica che lotta per l’indipendenza di questa regione dal Pakistan.
Occhi su Islamabad
Il Pakistan, dunque, ha attaccato invocando la legittima difesa contro i subdoli attacchi orchestrati dal regime di Kabul, ma molti esperti di Diritto Internazionale hanno obiettato che la sua violazione c’è stata comunque, come riportato dall’IA: In sintesi, l’attacco diretto sul territorio afghano configura una grave violazione della sovranità afghana ai sensi del diritto internazionale, sebbene il Pakistan giustifichi le sue azioni come una risposta legittima a minacce alla propria sicurezza.
Eppure, contro il Pakistan, non si è ancora vista la levata di scudi internazionale che c’è stata contro gli USA e Israele: sarà forse perché di tratta di un Paese islamico e quindi va trattato con i guanti dall’ONU, dalla sinistra e dai media che ne sono controllati?
Oppure perché si tratta pur sempre di una guerra locale che non rischia di deflagrare in una crisi di enorme portata internazionale, come quella iraniana? Ma questa, dal punto di vista giuridico, è una motivazione irrilevante: se di violazione del Diritto Internazionale si tratta, va denunciata e condannata, a prescindere dall’entità del conflitto, punto e basta!
Tornando alla guerra che piace mediaticamente
Ma torniamo a Trump e all’Iran: va tenuto conto del fatto che, fin dalla sua nascita, il regime degli Ayatollah ha dichiarato guerra al Grande Satana americano, al Baby Satana israeliano e alla civiltà occidentale: che cos’è stata l’occupazione dell’Ambasciata USA e il sequestro dei suoi funzionari da parte degli sgherri di Khomeini, se non una clamorosa violazione del Diritto Internazionale e una dichiarazione di guerra agli USA?
Crisi gestita malissimo dal pavido Jimmy Carter, coltivatore di arachidi assurto al ruolo di Presidente della maggiore potenza mondiale, e risolta solo con l’elezione del “falco” Reagan, che aveva promesso una reazione di forza contro il regime di Khomeini: come per magia, dopo un sequestro durato più di un anno, i funzionari dell’Ambasciata vennero rilasciati lo stesso giorno dell’ingresso di Reagan alla Casa Bianca.
A seguire nel tempo, per decenni, il regime iraniano ha foraggiato le tre famigerate H (Hamas, Hezbollah e Houthi) che hanno sempre attaccato Israele inaspettatamente e organizzato attentati terroristici in mezzo mondo. Il che, in gergo, si traduce con: gettare il sasso e poi ritirare la mano. Se a questo si aggiunge la costruzione della bomba atomica, che per fortuna l’Iran non è riuscito a portare a termine, il quadro della situazione è completo. Ne consegue che gli ululati di indignazione per la violazione del Diritto Internazionale ricordano tanto il proverbio cinese: quando il saggio indica la luna, lo stupido guarda la punta del dito e non la luna.
Maduro, ricordate?
A questo punto devo fare un’importante precisazione, che ci riporta a Maduro: oggi non è sufficiente parlare di guerra in senso convenzionale, quella con carri armati, missili, cannoni, aerei ecc., bensì di guerre, ognuna delle quali combattuta con armi diverse: c’è la guerra batteriologica, della quale abbiamo avuto un assaggio col Covid, quella nucleare, per fortuna fino ad ora limitata alla distruzione di Hiroshima e Nagasaki, la guerra informatica, i cui attacchi spesso precedono o accompagnano quella convenzionale, la guerra terroristica, che utilizza armi “povere” ma che colpisce a sorpresa la popolazione civile, con un fortissimo impatto psicologico sui loro governi, e infine c’è la guerra del narcotraffico, che diffonde in intere nazioni tonnellate di droghe devastanti o addirittura mortali: cocaina, metanfetamine, eroina e ora il micidiale Fentanyl. Subdole armi di distruzione di massa che causano stragi non immediate ma graduali, soprattutto tra i giovani, ovvero il futuro della società.
Un esempio?
Ogni anno negli USA muoiono circa 70.000 persone per overdose da Fentanyl, e altre migliaia di tossicodipenenti di questo micidiale oppioide sintetico vagano come zombies nei quartieri più degradati delle metropoli americane, in attesa dell’ultima dose, quella mortale.
La droga si sta diffondendo anche in Canada, con 50.000 morti in nove anni, come da questo servizio televisivo di “Presa diretta”.
Se questo oppioide sintetico, spacciato dai cartelli messicani, ma i cui precursori chimici arrivano dalla Cina, non è un’arma di distruzione di massa, come lo si può definire?
Ne consegue che quella della droga è una guerra a tutti gli effetti, benché non apertamente dichiarata, dalle caratteristiche simili al terrorismo: sarebbe ora che il Diritto Internazionale ne tenesse conto, anche perché i signori della droga, soprattutto in Colombia, Messico e Venezuela, hanno dei veri e propri eserciti a loro disposizione, armati fino ai denti e in grado di tenere in scacco, con la corruzione e con la violenza, intere nazioni. Una delle gang più pericolose del mondo è la venezuelana “Tren d Aragua”, che, nel giro di pochi anni, si è espansa in America del Sud, negli USA e in Canada.
Bene ha fatto dunque Trump a definire i cartelli della droga come gruppi terroristici e Maduro un loro fiancheggiatore, dato che dal Venezuela partivano alla volta degli USA intere imbarcazioni cariche di droga, con il silenzioso benestare del governo.
Un colpo al narcotraffico
Sarà un caso, ma dopo la cattura di Maduro il governo messicano si è dato una mossa e, con la collaborazione della DEA americana, ha finalmente assestato un colpo durissimo al cartello “Jalisco Nueva Generacion”, uccidendo il suo boss “El Mencho”, definito il più pericoloso narcotrafficante del mondo.
C’è voluta dunque tutta la decisione di Trump per far cambiare idea alla Presidente del Messico, Claudia Scheinbaum, che in un vergognoso discorso di pochi mesi fa aveva sostenuto che operazioni energiche conto i cartelli della droga andrebbero contro la legge, sarebbero contrarie ai diritti umani e dunque da etichettare come “fasciste”.
Un plauso dunque al Senatore Repubblicano John Kennedy che, durante un’audizione in Senato, ha giustamente dedotto che sia la Scheinbaum che il suo predecessore Lopez Obrador (che aveva sostenuto che i cartelli dovessero essere combattuti “…con abbracci e non con i proiettili”), sono sul libro paga dei narcotrafficanti.
Rispetto dei diritti umani e della legge nei confronti di gruppi criminali che hanno fatto morire di overdose centinaia di migliaia di giovani, massacrato decine migliaia di civili messicani e torturato fino alla morte esponenti dei cartelli rivali?
Ma stiamo scherzando?
Quindi le “anime belle” della sinistra e della politica mondiale si facciano un bell’esame di coscienza prima di pontificare di violazione dei diritti umani e del Diritto Internazionale, ma quando a farlo è Trump, ignorando invece chi usa l’arma del terrorismo e della droga per sferrare attacchi micidiali all’Occidente.
Quanto al Diritto Internazionale: invenzione meravigliosa, senza dubbio, ma la storia ci insegna che funziona a meraviglia, ma solo in tempo di pace.
Leo Bacchi
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Articolo stupefacente per essere pubblicato qui. Ma Israele il diritto internazionale l’ha sempre rispettato e lo sta rispettando, non solo con l’Iran? E poi l’autore dovrebbe anche spiegare perché no nucleare all’Iran e invece nessuno problema per Israele. Probabilmente anche chi di solito canta fuori dal coro, come fa quasi sempre il 2 di Picche, ogni tanto vuole rendere omaggio ai padroni.
Ciao!
Non abbiamo ovviamente padroni e non dobbiamo rendere conto delle nostre scelte a nessuna centrale esterna.
Abbiamo sempre dato spazio – e continueremo a farlo – a tutti i redattori di buona volontà anche quando quanto scritto non è perfetto e non totalmente condivisibile: è lo scotto da pagare per fare un media alternativo e indipendente e non un giornale di partito.
Se ci sono posizioni differenti circa l’interpretazione del diritto internazionale sarà eventualmente l’autore dell’articolo a dare seguito alle tue – sacrosante – domande.
Buongiorno Adolfo, sono Leo Bacchi, l’autore dell’articolo.
Ritengo ingiusto, oltre che offensivo, accusare “Duedipicche” di servilismo rispetto ai “padroni”, quando invece ha dimostrato di avere a cuore libertà di opinioni e e pluralismo e di questo lo ringrazio.
Quanto al senso dell’articolo: ho voluto evidenziare che l’accusa di violazione del Diritto Internazionale è stata lanciata a senso unico, come dimostra l’aggressione del Pakistan all’Afghanistan, passata sotto silenzio. O come dimostrano i tanti attacchi che Hamas e Hezbollah, “creature” dell’Iran, hanno lanciato contro Israele negli ultimi anni. A prescindere dalle posizioni che uno può avere nei confronti del conflitto tra Palestinesi e Israeliani, mi sembra che il Diritto Internazionale sia stato mandato beatamente a quel paese anche in questo contesto, senza però che si siano levate le veementi proteste che vedo ora.
Due parole infine sul nucleare iraniano: la storia non è fatta con i “se”, d’accordo, ma ritengo, in linea con molti politologi autorevoli, che l’uso delle atomiche contro Israele sarebbe stato molto probabile SE l’Iran fosse riuscito a dotarsi di un arsenale nucleare. Questo in base a una semplice considerazione di carattere demografico: SE anche Israele avesse contrattaccato con le sue atomiche, ne sarebbe comunque uscita devastata, perchè la sua popolazionevè il 10% circa di quella dell’Iran. Pertanto la legge dei grandi numeri avrebbe fatto pendere la bilancia a favore degli Ayatollah. Il tutto, trascurando il rischio di un’escalation, anche nucleare, a livello mondiale, tale da rendere quello che stiamo vivendo ora roba da ridere.