Negli ultimi mesi il programma “Lo Stato delle Cose”, condotto da Massimo Giletti su Rai 3, ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica una serie di inchieste dedicate alla CGIL e al patronato INCA, aprendo un fronte di polemiche che va ben oltre il singolo episodio televisivo.
Dalle sedi estere di New York e Zurigo fino alla Sicilia, il racconto giornalistico di Giletti ha delineato un quadro che solleva interrogativi pesanti su gestione, controlli, trasparenza e responsabilità all’interno di una delle principali organizzazioni sindacali italiane.
Il fronte estero: New York e Svizzera Uno dei primi filoni dell’inchiesta ha riguardato i patronati INCA CGIL all’estero, in particolare negli Stati Uniti e in Svizzera.
Nel caso di New York (Astoria) sono emerse criticità legate alla gestione delle pratiche previdenziali, con ispezioni ministeriali e percentuali elevate di pratiche annullate o decadute per irregolarità amministrative. Un dato che, pur non costituendo di per sé una condanna giudiziaria, ha acceso un faro su carenze organizzative e controlli insufficienti.
Ancora più grave il quadro raccontato in Svizzera, dove la trasmissione ha dato voce a pensionati italiani che affermano di aver perso la pensione a seguito di una presunta truffa riconducibile a un ex dirigente legato alla struttura INCA.
Secondo quanto riportato, sarebbero centinaia le persone coinvolte, con danni economici e sociali enormi, soprattutto per soggetti anziani e fragili.
Il caso Sicilia: CAF e società di servizi
L’inchiesta si è poi spostata in Italia, e precisamente in Sicilia, dove Giletti ha portato all’attenzione la vicenda della Società di Servizi CGIL Sicilia srl, collegata alla gestione dei CAF sull’isola.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, la società sarebbe arrivata al fallimento con un buco di bilancio superiore ai 6 milioni di euro, accompagnato da debiti verso enti pubblici, contributi non versati e difficoltà nei rapporti con lavoratori e fornitori.
Un caso che ha assunto un valore simbolico: non più soltanto “mele marce” all’estero, ma criticità strutturali anche sul territorio nazionale, in una regione storicamente delicata sotto il profilo economico e occupazionale.
Patronati e prestazioni sociali: Reddito di cittadinanza e Assegno di inclusione Nel dibattito acceso dalle inchieste, è tornato anche il tema del ruolo dei patronati e dei CAF nell’accesso alle prestazioni sociali, come il Reddito di cittadinanza prima e l’Assegno di inclusione oggi.
È noto che i patronati svolgano un ruolo di assistenza nella compilazione delle domande; tuttavia, diverse inchieste giudiziarie degli ultimi anni hanno dimostrato come reti di intermediari possano talvolta diventare strumenti di facilitazione indebita, soprattutto in presenza di controlli deboli.
Su questo punto non risultano, allo stato attuale, sentenze definitive che coinvolgano direttamente la CGIL come organizzazione, ma il tema resta politicamente esplosivo, perché tocca il rapporto tra welfare, immigrazione, legalità e consenso.
La reazione della CGIL La risposta della CGIL e dell’INCA non si è fatta attendere.
L’organizzazione ha parlato apertamente di “campagna diffamatoria”, ha diffidato la Rai e il programma di Giletti e ha annunciato azioni legali a tutela della propria immagine.
Secondo la linea ufficiale, eventuali responsabilità sarebbero individuali e non riconducibili al sindacato nel suo complesso. Una difesa che però non è riuscita a spegnere il dibattito pubblico, né a placare le critiche politiche.
Il Movimento Patria Nostra interviene con una presa di posizione netta e senza sconti: “Siamo di fronte a un sindacato gestito da furbetti, non solo a New York e Zurigo, ma anche in Sicilia. Le inchieste di Giletti mostrano un sistema che nulla ha più a che vedere con la tutela dei lavoratori.”
Altre notizie parlano di Patronati INCA CGIL che hanno facilitato l’ottenimento di Redditi di cittadinanza e Assegni di inclusione, a italiani e stranieri.
La CGIL è sempre meno dalla parte dei lavoratori e dei pensionati e sempre più una struttura politica ed economica, lontana dalla sua missione originaria. Questo non è più un sindacato: è un centro di potere.”
Le inchieste di Massimo Giletti hanno avuto il merito, nel bene e nel male, di riaprire una discussione profonda sul ruolo dei sindacati oggi.
Al di là delle responsabilità penali, che spettano solo alla magistratura accertare, resta una questione politica e morale: trasparenza, controllo e coerenza tra i valori dichiarati e le pratiche reali.
Una domanda resta sospesa: chi tutela davvero lavoratori e pensionati, quando anche le strutture nate per difenderli finiscono sotto accusa?
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