Di Redazione 2diPicche
C’è voluto l’Economist – sì, proprio quei damerini britannici che di solito ci guardano dall’alto in basso mentre affogano un cetriolino nel gin – per sbatterci in faccia la verità. E la verità, quando arriva da chi ti sta cordialmente sulle palle, brucia il doppio.
Il titolo del loro ultimo editoriale è un capolavoro di ovvietà che però, nelle nostre sacrestie e nei nostri talk show, suona come una bestemmia: “Perché un grande paese come l’Italia agisce come se fosse piccolo”.
La risposta non sta nel PIL, non sta nel debito e nemmeno nel minestrone di inesattezze storiche che gli inglesi adorano propinarci per darsi un tono. La risposta è nel cervello degli “italioti”: quelli che si sminuiscono per professione per evitare la fatica di stare al mondo da protagonisti.
Il Calimero e la Geopolitica
L’articolo evoca lo spettro di Calimero. Ve lo ricordate? Il pulcino sporco di fuliggine che piagnucolava: “Tutti ce l’hanno con me perché sono piccolo e nero”. L’Italia è diventata esattamente questo: la versione geopolitica di un cartone animato del 1963.
Numeri alla mano, facciamo sembrare l’economia russa un banco della frutta al mercato rionale, abbiamo più soldati operativi della Gran Bretagna e un potenziale strategico nel Mediterraneo che farebbe baciare i gomiti a metà pianeta. Ma invece di ruggire, pigoliamo. Teniamo un piede in tre scarpe, cerchiamo di compiacere tutti per non dispiacere a nessuno, finendo per essere il convitato di pietra che nessuno ascolta perché tanto “si adeguerà”. È l’auto-evirazione elevata a strategia diplomatica.
La Sconfitta Mentale: dalla Bosnia a Sigonella
Mentre la nazionale di calcio si faceva umiliare dalla Bosnia-Erzegovina – un Paese con meno abitanti di Roma nord – scatenando il solito rito collettivo di autoflagellazione, la realtà provava a darci degli scossoni. Abbiamo visto i bombardieri USA rimandati indietro da Sigonella, la sospensione degli accordi militari con Israele e un Papa che, come un sovrano d’altri tempi, sfida Washington dai cieli del Mediterraneo.
Gesti forti? Forse. O forse solo i riflessi nervosi di un corpo che possiede ancora i muscoli ma ha dimenticato come si usano. Il problema, come scrive anche Wanted in Rome, è mentale. L’italiota medio gode nel sentirsi vittima. È rassicurante pensarsi piccoli: se sei piccolo, nessuno ti chiede di guidare la carica. Se sei piccolo, puoi sempre dare la colpa al bullo di turno (la Germania, la Francia, gli USA) mentre ti godi il tuo declino nel salotto di casa.
Il Problema è Mentale, non Strutturale
Smettiamola di piangere sulla burocrazia o sul destino cinico e baro. La “Sindrome di Calimero” è una scelta. È la comodità del piagnisteo che vince sulla sfida del primato. Ma il mondo è cambiato troppo in fretta: la guerra in Iran, il disordine transatlantico e il ritorno della geopolitica muscolare non ammettono più pulcini neri che si nascondono sotto il guscio.
Oggi, o sei al tavolo dei grandi o sei nel menù. E noi avremmo i numeri per dare le carte, se solo smettessimo di guardare il mondo dal buco della serratura del nostro complesso di inferiorità.
Lavatevi la fuliggine
Nel cartone animato, a Calimero bastava un colpo di spugna per scoprire di essere un pulcino bianco, sano e normalissimo. All’Italia non serve un nuovo piano Marshall: serve un elettroshock.
Finché continuerete a coccolare la vostra presunta insignificanza per evitare di tirare fuori gli attributi, sarete esattamente ciò che quegli stronzi dell’Economist dicono di noi: un gigante che si comporta da nano per paura di crescere.
La fuliggine è solo nella vostra testa. Lavatevela, se avete il coraggio. Oppure continuate a pigolare, ma almeno fatelo in silenzio.
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