A metà dicembre presenterò il mio libro “in difesa dell’umano”, edito da Solfanelli, a Giulianova e, in previsione di questo incontro, ho sentito l’organizzatrice, una gentilissima donna, che con grande delicatezza si è posta degli scrupoli nell’esporre o meno nelle locandine, i simboli delle associazioni che sostengono questa iniziativa.
Naturalmente, non ho avuto assolutamente nulla da obiettare, sono stati gentilissimi a dare la loro disponibilità e figuriamoci se io mi sogno minimamente di porre dei veti dall’alto del mio nulla.
La gentilissima organizzatrice mi faceva presente che riteneva doveroso avvisarmi che, in una precedente occasione, i democraticissimi ragazzi di sinistra, avevano fatto trovare la porta dei locali, dove si sarebbe tenuto l’incontro, integralmente sigillata con la colla e che avevano dovuto fare intervenire un fabbro.
La democrazia antifa
Udito questo racconto, mi è venuto in mente ciò che è successo all’inizio dell’anno, quando alla università cattolica, a Milano, i democraticissimi ragazzi di sinistra hanno impedito con la violenza lo svolgimento di un convegno pro-life, che sarebbe consistito nella mera audizione di testimonianze di mamme che non hanno abortito.
Ho poi pensato a un incontro che ho tenuto ad Avezzano, ad agosto, e che ha visto i democraticissimi sinistri, togliere il patrocinio alla iniziativa e richiedere reiteratamente la eliminazione della mia presenza.
Del resto, ricordo bene, che quando facevo parte del comitato NO 194, ai cortei per Milano, erano presenti sempre dei terribilissimi ragazzi di destra.
Che conclusioni posso trarre da queste esperienze?
Che, come spesso succede nella vita, da una parte ci sono i buoni, i generosi, gli altruisti e solidali, che sarebbero i ragazzi di sinistra, che però, nel caso di specie, sono a favore dell’aborto per asfissia e per smembramento dei bambini nel grembo materno.
Dall’altra parte, invece, ci sono i pericolosissimi ragazzi di destra, fascisti reazionari e integralisti che però, guarda il caso, difendono il concepito, l’essere più inerme, debole e innocente dall’immane sterminio dell’aborto.
ENRICO PAGANO
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