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Home Cultura

Plutocrazia (III) 

Roberto Pecchioli di Roberto Pecchioli
22/05/2026
in Cultura, Notizia del giorno, Politica
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Plutocrazia III
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L’architettura del potere e le reti elitarie

Il potere plutocratico si sostiene su una rete di strutture tecnocratiche e sull’alleanza tra grandi gruppi privati che si incontrano in ambienti riservati nei quali decidono il destino comune alle spalle dei popoli. Il capitalismo finanziario crea un sistema mondiale di controllo in mani private capace di dominare politica ed economia. Lo strumento principale è il sistema delle banche centrali, basato su accordi segreti. La plutocrazia agisce per mezzo di organizzazioni elitarie come il Gruppo Bilderberg, il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale, il Royal Institute of International Affairs. Un altro tassello del potere privatizzato sono le fondazioni dei miliardari “filantropi”, cioè amici dell’umanità: le parole al contrario. Le più importanti sono le fondazioni Rockefeller, Ford, Carnegie, la Open Society di George Soros e quella di Bill Gates. Ciascuna finanzia una rete capillare di altre associazioni, le ONG, organizzazioni non governative, spina dorsale del potere privato. I Rockefeller sono stati i primi finanziatori delle politiche abortistiche e malthusiane volte alla diminuzione della popolazione. Bill Gates è uno dei padroni del sistema sanitario, oltreché gran fautore del cibo artificiale, la rivoluzione alimentare.

Controllo sociale e la costruzione del nemico

La plutocrazia è alla base delle gigantesche menzogne diffuse per modificare le idee dell’opinione pubblica. Lo scientismo e il potere dei cosiddetti esperti è stato costruito attraverso il controllo dell’istruzione e la conoscenza del funzionamento della mente. Un potere oggi moltiplicato dai sistemi guidati dall’intelligenza artificiale. Non sfuggono al controllo le politiche demografiche. Il rapporto del 1972 del Club di Roma – finanziato dai Rockefeller – ha disegnato la cornice per il controllo sociale. In una sua pubblicazione afferma che “nel cercare un nuovo nemico che ci unisse, ci venne l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili sarebbero stati adatti. Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento umano e possono essere superati solo cambiando atteggiamento e comportamento. Il vero nemico, quindi, è l’umanità stessa“. Raggelante.

L’efficienza umana e la mutazione antropologica

Uno dei pensatori di riferimento della plutocrazia, il francese Jacques Attali, scrisse che l’uomo serve sino a quando conserva efficienza, capacità di lavoro, volontà di consumo. “Quando si superano i sessantacinque anni si vive più a lungo di quanto non si produca e questo costa caro alla società. Dal punto di vista della società (ossia della plutocrazia N.d.A.) è preferibile che la macchina umana si arresti brutalmente piuttosto di deteriorarsi progressivamente. I due terzi della spesa per la salute sono concentrati sugli ultimi mesi di vita.” Chissà che ne pensa adesso che ha superato gli ottanta. Anche le follie del gender hanno origine nel progetto tecno-plutocratico: “ognuno potrà collezionare se stesso replicando la propria coscienza, mentre due genitori potranno dare vita al clone di un individuo di proprio gradimento. Si potrà diventare diversi da come si è, e per vivere ogni forma di sessualità l’uomo aspirerà a passare da un sesso all’altro”.

Le tappe storiche del dominio finanziario

Il percorso della plutocrazia è secolare. Alcuni eventi del XX secolo hanno spianato la via al suo dominio: nel 1971 il presidente americano Nixon dichiarò la fine della convertibilità del dollaro in oro, uno dei pilastri dell’architettura finanziaria disegnata dopo la seconda guerra mondiale (accordi di Bretton Woods). Quel giorno nacque il primato della moneta stampabile all’infinito, contrapposto al mondo reale dell’economia produttiva e del lavoro. Nel 1989 la caduta dell’Unione Sovietica tolse di mezzo l’ostacolo comunista, determinando l’attacco successivo alla sovranità, alle valute e alle economie degli Stati. Nel 1999 gli USA abolirono la legge Glass-Steagall, istituita negli anni Trenta per contrastare la speculazione che aveva innescato la grande depressione. Via libera a ogni tipo di scommessa finanziaria, mentre la Federal Reserve – la banca centrale USA – liberalizzava i derivati, contratti che “derivano” da un’altra attività, il sottostante. Non si acquista un prodotto reale, si stipula un accordo legato al suo prezzo futuro. La conseguenza fu la crisi del 2008, in cui le maggiori banche coinvolte vennero salvate dallo Stato – cioè dai contribuenti americani – in quanto “troppo grandi per fallire”.

Strumenti di coercizione e declino sociale

Nascevano le armi dello spread e del rating. Il primo è l’innalzamento doloso degli interessi dei buoni del Tesoro dello Stato obiettivo della speculazione; il secondo è la “pagella” attribuita ai soggetti economici, finanziari e agli Stati da società private. Le altre armi sono oligopoli sempre più grandi, la decimazione delle piccole e medie imprese, la crescita degli squilibri fra poveri e ricchi, la fine dello stato sociale. Scompaiono concetti come collaborazione, altruismo, solidarietà, giustizia, rispetto della persona, bene comune. Nel mondo antico la tirannia fu spesso feroce, ma fisicamente limitata poiché gli Stati erano piccoli e le relazioni universali impossibili. Oggi è aperta la via al tiranno universale. Non ci sono più resistenze, né fisiche, né morali: gli animi sono divisi e i popoli soggiogati. La plutocrazia compra a prezzi di strozzinaggio beni e attività dei singoli e delle imprese. Ai lavoratori disoccupati – dipendenti e autonomi – offre posti di fattorino, distributore di cibo spazzatura, magazziniere, addetto alla confezione di prodotti venduti online. Il sistema impone un alto livello di disoccupazione per preservare la “stabilità” finanziaria. L’indicatore ufficiale si chiama NAIRU (Non Accelerating Inflation Rate of Unemployment – tasso di disoccupazione che non accelera l’inflazione).

Le dinastie del capitale e i nuovi bisogni

I governanti distribuiscono elemosina (reddito di cittadinanza, spiccioli una tantum alle imprese devastate) insieme a nuovi “diritti” nella sfera pulsionale a masse ridotte a zombi. La plutocrazia bulimica non rinuncia alle parole d’ordine del suo catechismo economico – crescita economica infinita in un mondo finito, elefantiasi finanziaria, mondialismo – ed antropologico, diffusione di una controreligione capovolta che esalta vizi, bassi istinti e proibisce la fecondità. Poche dinastie, Rothschild, Rockefeller, Morgan, Warburg, Goldman, Sachs, controllano i mercati finanziari e l’economia reale. Le quattro banche più importanti (Bank of America, JP Morgan Chase, Citigroup e Wells Fargo) possiedono i giganti del petrolio (Exxon Mobil, Royal Dutch/Shell, BP e Chevron Texaco) insieme a Deutsche Bank, BNP, Barclays. Un depositario dell’oligarchia è la US Trust Corporation, di proprietà di Bank of America. Nel consiglio di amministrazione siedono rappresentanti dei soliti noti: Rothschild, JP Morgan Chase, Exxon Mobil, Citigroup, Morgan Stanley. Il parterre des rois della plutocrazia.

Lo scrigno finanziario e la schiavitù degli istinti

L’ottanta per cento della Federal Reserve è detenuto da otto dinastie finanziarie. Uno dei fondatori degli USA, Thomas Jefferson, scrisse che “se il popolo americano permetterà alle banche private di controllare l’emissione della moneta, prima con l’inflazione e poi con la deflazione le banche e le corporazioni che cresceranno attorno ad esse priveranno la gente di ogni proprietà.” È diventata normalità nella società in cui dominano l’ideologia del progresso, dei diritti dell’uomo, l’ossessione della crescita, i valori mercantili, l’assoggettamento all’assiomatica dell’interesse. Uno degli scrigni plutocratici è la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), detentrice di parte delle riserve di ottanta banche centrali, del Fondo Monetario Internazionale e di altre istituzioni finanziarie. Uno degli snodi decisivi del potere plutocratico, favorito dalle neuroscienze e dalle tecnoscienze, è la capacità di creare nuovi bisogni diventati nel tempo altrettante dipendenze. Droga, medicalizzazione della vita, alcol, sesso, gioco, acquisti compulsivi, pornografia, tecnologia, adesso l’Intelligenza Artificiale. Nessuno di questi fenomeni si è sviluppato autonomamente: tutti sono stati creati dai plutocrati per scopi di controllo, dominio, riduzione dell’umanità a schiavi degli istinti.

L’intelligenza artificiale e la fine dell’utilità umana

La plutocrazia ha imposto la controversa legge di Say: non è la domanda a determinare l’offerta, ma il contrario. L’offerta a getto continuo di prodotti, servizi, condotte di vita, abitudini ha determinato il primato del consumo diventato dipendenza, autodistruzione. Eppure l’economia è storicamente la lotta dell’umanità contro la scarsità delle risorse. Ha a che fare con il bene comune, concetto che comprende il benessere materiale ottenuto attraverso il lavoro e la capacità di produrre beni e servizi. Questa è la ricchezza “buona”, mentre nel sistema plutocratico viene imposta la povertà e l’insicurezza. La novità è il dominio attraverso l’Intelligenza Artificiale. Incede una enorme forza che coinvolge tutto, anche la persona umana. La plutocrazia privata possiede le tecnologie che chiamiamo Intelligenza Artificiale. Sono in gioco la dignità e la libertà, finanche la sopravvivenza della specie homo sapiens.

Dallo sfruttamento alla sostituzione tecnologica

La questione cruciale è chi la controllerà quando milioni, miliardi di esseri umani diventeranno superflui. Non è fantasia; è una realtà di cui si preferisce non parlare. Il mondo di ieri non era giusto, ma aveva una sua logica. Persino lo sfruttamento riconosceva una verità fondamentale: l’uomo era necessario. Mal pagato, sottoposto a una vita difficile, intrappolato nella routine, occupava comunque un posto nel sistema. La società non poteva dichiarare superflua la maggior parte degli esseri umani. L’intelligenza artificiale e la robotizzazione inaugurano un’era diversa, una mutazione totale dell’ordine economico, sociale e politico la cui logica è la sostituzione umana. Il vecchio potere possedeva fabbriche, banche, terre, porti, credito. Il nuovo detiene modelli di intelligenza artificiale, dati, chip, energia, magazzini di dati, robot, piattaforme, sistemi di pagamento, identità digitale. Il suo dominio non deriverà dalla ricchezza, ma dalle strutture che governano la vita quotidiana: deciderà chi avrà accesso al lavoro, alla sanità, al credito, all’istruzione, alla circolazione, all’informazione. Alla vita, infine. Il vecchio capitalismo aveva bisogno di lavoratori, il nuovo di infrastrutture automatizzate e di una popolazione scarsa, gestita per via tecnologica. Per secoli, le masse sono state sfruttate perché necessarie; nella società automatizzata gran parte dell’umanità sarà un’eccedenza da smaltire.

La gestione dell’eccedenza e la crisi dei valori

La gestione dell’eccesso prevede sussidi minimi, controllo digitale, debito perpetuo, intrattenimento alienante, precarietà, scarsa assistenza sanitaria, aree degradate, droga, migrazioni caotiche, guerre, riduzione dei tassi di natalità, eutanasia, aborto, fame indotta, repressione selettiva. L’eliminazione diretta non è ancora necessaria: è sufficiente che la vita diventi insostenibile. E dopo? La plutocrazia non è interessata al bene comune. Non ha patria, famiglia, memoria, religione, compassione, senso di giustizia. Lo scenario è inquietante: gli Stati non reagiscono, i partiti ripetono vecchi slogan, i media distraggono, la cultura tace. I più restano incollati agli schermi dei cellulari. Una civiltà folle sta rendendo obsolete le persone umane, non più membri di una famiglia, di una comunità, di una nazione, di una storia, di una tradizione spirituale, bensì dati, costi, scarti da smaltire. Il potere inizia a chiedersi quante persone deve eliminare. Le oligarchie non sentono alcun vincolo etico, spirituale o comunitario. Senza una reazione morale e spirituale il futuro sarà una servitù con sorveglianza, reddito minimo, totale concentrazione di ricchezza. Plutocrazia trionfante.

Roberto Pecchioli

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