Ancora non si spengono gli echi del referendum e continuiamo ad essere sommersi da slogan del tipo: “la Costituzione è salva!”, “Abbiamo difeso la Costituzione!”, e, soprattutto,” La Costituzione non si tocca!”.
Ora, a parte il fatto che molti degli autonominatisi sacerdoti dell’ortodossia costituzionale, per indole e per formazione ideologica sono quanto di più lontano dallo spirito e dai valori di quella Carta che vorrebbero difendere fino alla morte, ma perché mai la Costituzione non si dovrebbe modificare? Come tutte le realizzazioni umane è perfettibile, migliorabile, soprattutto per rispondere alle nuove esigenze che nascono nel corso degli anni.
La Costituzione NON ha origini divine, come invece verrebbe da pensare di fronte alle reazioni isteriche a cui si assiste tutte le volte che viene proposto un suo cambiamento.
Persino i 10 Comandamenti, negli Stati secolarizzati, possono essere allegramente sospesi. Partendo dai primi tre, che riguardano Dio: “non avrai altro Dio all’infuori di Me”, “non nominare il nome di Dio invano” e “ricordati di santificare le feste”… ma vogliamo scherzare? Lo Stato è laico! “Onora il padre e la madre”? Roba da museo! La famiglia è stata completamente destrutturata, la figura del padre annichilita sull’onda del femminismo tossico e dell’attacco sessantottino ad ogni concetto di autorità. “Non uccidere”…fino a un certo punto, la sacralità della vita è stata calpestata dal concepimento (con la glorificazione dell’aborto) alla fine (con lo sdoganamento non solo dell’eutanasia ma anche del suicidio come “scelta di libertà”), passando attraverso l’indulgenza riguardo all’uso delle droghe.
Sulle violazioni del sesto comandamento “Non commettere atti impuri”, del nono “Non desiderare la donna d’altri” e del decimo “Non desiderare la roba d’altri” non vale la pena di soffermarsi, essendo diventate motivo di orgoglio ai tempi nostri. “Non rubare”: anche in questo caso dipende. Vi sono furti, come le occupazioni di case, che la legge ancora non riesce a perseguire pienamente. Rimane, ma solo in teoria, il divieto di dire falsa testimonianza. Insomma, le leggi divine possono essere accantonate e persino dileggiate.
La Costituzione, invece, secondo alcuni, dovrebbe restare cristallizzata, intoccabile, eternamente valida. Ma la Storia, anche recente, ci dice che, nel corso dei suoi quasi 80 anni, la Costituzione è stata cambiata, eccome.
A partire dal 1963, sono state apportate ben 21 modifiche, da quelle riguardanti la composizione di Camera e Senato, a quelle relative alla durata delle cariche della Corte costituzionale, da quelle sull’immunità parlamentare a quelle sull’elezione dei Presidenti di regione, dall’abolizione della disposizione transitoria relativa ai discendenti dei Savoia a quella della pena di morte anche dal codice militare, dall’introduzione della norma sul pareggio di bilancio all’abbassamento dell’età dell’elettorato per il Senato.
Che dire poi dell’art.11, in base al quale “l’Italia ripudia la guerra”? Mai modificato ufficialmente, eppure abbiamo avuto Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia, Ucraina. Per quelle guerre nessun gendarme della sacra Carta è mai salito sulle barricate. Quando fu la sinistra di Renzi a promuovere l’abolizione del Senato elettivo ci fu anche la pubblica adesione di Roberto Benigni, che in precedenza sulla TV di Stato, lautamente pagato dal canone, si era sperticato in un monologo di lodi per la “Costituzione più bella del mondo” (definizione dell’artista toscano, divenuta ben presto leit motiv della sinistra salottiera).
Allora ci fu a stento qualche sommesso brontolio, ma nessuna evocazione del sacrificio dei partigiani, nessun allarme per il ritorno della dittatura, nessuna preoccupazione per una riforma che avrebbe minato le fondamenta della repubblica-antifascista-nata-dalla-resistenza.
Dunque è evidente che “la Costituzione non si tocca” sia uno slogan destituito di fondamento e di logica, utilizzato da chi, a corto di argomenti, pretende di azzittire il prossimo per meri interessi di parte. Una foglia di fico dietro a cui maldestramente si nascondono rancorosi devoti dell’odio politico. Ciechi officianti di un culto totemico che trasforma la legge fondamentale dello Stato in un’intoccabile reliquia. È la Carta stessa che, all’art.138, prevede la possibilità di sue revisioni. Inorridire di fronte a proposte di aggiornamento, quindi, non vuol dire difendere la Costituzione ma, semmai, tradirla.
Raffaele Amato
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