Sono anni che leggiamo fini analisi volte a spiegarci che bisogna contestualizzare e saper leggere senza retorica la situazione politica globale.
Proposito di per sé anche encomiabile, se non fosse che i contesti post-ideologici (come il nostro) risentono degli schemi delle costruzioni politiche di cui sono, per l’appunto, il posteriore e non l’antitesi. Tempo fa una persona che stimo intellettualmente ha parlato dell’opportunità di coltivare delle categorie «carnali» che facciano da bussola, sia pur elementare, del caos calmo in cui il nostro alveo crapulento di mondo sguazza (nel mentre le scosse di assestamento della storia provocano frane tutt’intorno, improgionandolo).
Ecco una di queste deve essere l’antiamericanismo: ragionato, versatile, calibrato, ma, pervicacemente, radicale.
A mio avviso, rinunciare questo elemento perché «it’s 2026», significa dismettere qualsiasi impostazione metapolitica e darsi alla militanza per commissione (a vantaggio di chi può “ripagarmi”, magari anche in modi totalmente autopercepiti) essendo dubitabile si possa realmente spostare il crinale di una visione del mondo dalla critica all’ordine di Yalta, alla kulturkampf per chi debba sedere nella commissione di vigilanza Rai.
Al netto degli innumerevoli grigi che forse questa lettura polarizzante sta lasciando dietro (ma d’altronde, qui nessuno pretende di leggere il cuore degli uomini come sono stati capaci di fare soltanto alcuni santi), rivolgo questo messaggio a chiunque ritenga di non aver nulla da guadagnare personalmente dai presenti assetti istituzionali e voglia impegnarsi politicamente in coscienza e verità.
Mantenere un indirizzo
Lo schierarsi contro gli Stati Uniti d’America a prescindere dalle parti in gioco, potrà pure apparire ingenuo e triviale ma consente il mantenimento di un indirizzo di senso. Altrove vi è solo il disorientato peregrinare nella terra di nessuno delle letture incapacitanti fino all’annegamento (legittimo) nel privato o all’approdo nel campo nemico.
Scegliere adesso, per valutazioni oltremodo retoriche e banali (che Carl Schmitt inquadrerebbe nel sempiterno esercizio occidentale del «fondamentalismo dei diritti umani»), di sostenere il regime change dell’unico paese della regione latinoamericana ad aver sostenuto attivamente e militarmente la lotta ai soprusi sionisti; l’unico ad aver inasprito le leggi a tutela del minore davanti alla propaganda LGBTQ contestualmente criminalizzando la pornografia e cessando di consentire il cambio di genere, (quadro che Corina Machado, il Nobel della Pace appartenente all’opposizione liberale venezuelana di Plataforma Unitaria, vuole sovvertire introducendo l’aborto ed il “matrimonio egualitario” insieme a gentilissime concessioni a Tel Aviv) non può che risultare insostenibile in una prospettiva che risenta della lezione del patriottismo sociale ed integrale.
Il che rende manifestamente quella antiamericana, una scelta obbligata.
Lorenzo Roselli
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































