Mentre in Europa il concetto di “Remigrazione” viene spesso liquidato come un sogno nostalgico di sovranisti o, peggio, un’idea velata di razzismo, c’è un’intera nazione africana che lo sta trasformando in un progetto politico concreto e vitale: il Senegal. Guidato dal nuovo governo del partito PASTEF, salito al potere con una vittoria schiacciante nel marzo 2024, il Paese sta dimostrando al mondo che la remigrazione non è un atto di chiusura, ma un potentissimo strumento di sovranità e sviluppo.
Questo progetto, che punta a incentivare il rientro dei giovani senegalesi dalla diaspora in Europa e negli Stati Uniti, non è solo una politica migratoria, ma il fulcro di una più ampia strategia di rilancio economico e sociale. A differenza dell’immigrazione di massa, che spesso porta a una perdita di talenti per la nazione d’origine e a un’alienazione culturale per chi emigra, la remigrazione senegalese valorizza le competenze, l’esperienza e i capitali acquisiti all’estero, ricollegandoli alle radici del proprio popolo.
Riconquistare la Sovranità: il primo passo del Senegal
Il successo di questo progetto è indissolubilmente legato alla decisa rottura del Senegal con il suo passato post-coloniale. Uno dei primi atti del nuovo governo è stata la denuncia di trattati “capestro” con la Francia, permettendo al Paese di riprendere il controllo delle proprie ricchezze naturali. Questo passo fondamentale, insieme al ritiro delle truppe francesi dal territorio senegalese nel luglio 2025, ha segnato la fine di oltre sessant’anni di presenza militare straniera e ha riaffermato una sovranità a lungo compromessa.
Per finanziare il Piano di Rilancio Economico e Sociale (PRES), il governo senegalese sta puntando sulle proprie risorse nazionali. Il 90% del budget del piano, circa 8,6 miliardi di euro, sarà coperto da finanziamenti interni, ottenuti anche attraverso la rinegoziazione dei contratti strategici nei settori minerario e degli idrocarburi. Questo approccio autosufficiente contrasta l’idea che lo sviluppo debba per forza dipendere da prestiti esterni o da aiuti internazionali, spesso vincolati a condizioni svantaggiose.
La Diaspora come Risorsa Strategica
Il Senegal considera la sua diaspora, e in particolare quella in Italia, Belgio e Spagna, non un problema, ma una delle sue principali risorse. Il progetto di remigrazione non è un semplice invito a tornare, ma una serie di iniziative concrete che supportano il rientro dei migranti, incoraggiandoli a diventare motori di sviluppo.
Programmi come “Progetto Doolel” promuovono la crescita del tessuto produttivo locale, mentre “Ripartire Restando 2” offre alternative economiche per combattere l’emigrazione irregolare. Iniziative come “Back to the Roots” e “Diaspora in action” sensibilizzano i giovani sui rischi della migrazione e creano un dialogo costante tra il Paese e i suoi cittadini all’estero.
L’impegno del governo senegalese non si ferma qui. Sotto la guida del Primo Ministro Ousmane Sonko, il Senegal sta cercando partner “win-win” in tutto il mondo, firmando accordi con Paesi come Emirati Arabi Uniti, Cina e Turchia per attirare investimenti strategici in settori chiave. La creazione di stabilimenti per la produzione di veicoli, elettrodomestici, e persino droni, dimostra la volontà di costruire un’economia solida e diversificata, creando lavoro e opportunità in patria.
Un’Esortazione all’Europa
Il coraggio del Senegal nel promuovere la remigrazione dovrebbe spingere l’Italia e l’Europa a riflettere profondamente. Abbiamo a lungo interpretato l’emigrazione come un fenomeno inevitabile o, peggio, come una risorsa per sopperire al nostro calo demografico. Ma l’esperienza senegalese ci mostra un’altra via.
L’emigrazione è un danno per tutti: per la nazione che perde i suoi giovani più intraprendenti e per la nazione che riceve persone che spesso vengono strappate alla propria vita, cultura e affetti. L’integrazione, se non è supportata da una forte identità e da una chiara direzione, può diventare un processo di sradicamento che lascia i migranti sospesi tra due mondi, senza appartenere a nessuno dei due.
Sostenere progetti come quello senegalese significa promuovere un’idea di mondo in cui ogni popolo ha la sua terra, la sua cultura, e la sua sovranità. È tempo di abbandonare l’idea paternalistica di “aiutare” i Paesi in via di sviluppo incoraggiando i loro cittadini a emigrare. La vera collaborazione tra nazioni libere e sovrane non si basa sul trasferimento di popolazioni, ma sul rispetto reciproco e sul sostegno ai progetti di sviluppo in loco. Questa è l’unica strada per la pace e la sicurezza, non solo per il Senegal, ma per l’intera comunità internazionale.
Ti chiedi mai se il vero progresso sia viaggiare, o se sia invece la capacità di far fiorire la propria terra in modo da non dover mai partire?
Alfredo Durantini
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