L’ultima trovata dei nostri strateghi da salotto, quelli con la bandierina d’ordinanza sul profilo social e il manuale del “piccolo invasore democratico” sotto il braccio, è che per salvare l’Europa dall’islamizzazione serva scaricare qualche tonnellata di democrazia al tritolo su Teheran. Un ragionamento che brilla per una lucidità degna di un cinepanettone di quart’ordine. Questi “diversamente geni”, che popolano le nostre redazioni e i corridoi ovattati di Bruxelles, sono convinti che il modo migliore per fermare il proliferare delle moschee a casa nostra sia incendiare il Golfo Persico.
La realtà, quella che la nostra classe dirigente ignora tra un buffet e un vertice inutile, è che ogni bomba sganciata in quella regione è un invito a nozze per il radicalismo più becero. Il risultato? Un’altra ondata di clandestini pronti a solcare il Mediterraneo per la gioia incontenibile delle ONG targate Soros, e il tappeto rosso steso per cellule terroristiche che non aspettano altro che un pretesto per ricordarci quanto siamo vulnerabili.
Il sogno dell’Occidente
Mentre l’opinione pubblica progressista si culla nel sogno di un Occidente esportatore di valori, farebbe bene a guardare i fatti, se non fosse un esercizio troppo faticoso. L’Iran i terroristi dell’Isis e di Al Nusra li ha combattuti sul campo, mentre i nostri “alleati storici” — quelli che ci vendono il petrolio e ci sorridono nelle foto ufficiali, come Qatar, Arabia Saudita e gli onnipresenti USA — spesso si sono distinti per aver finanziato e coccolato quegli stessi tagliagole. Non serve una laurea ad Harvard per capire che i rubinetti che finanziano le moschee radicali in Europa sono alimentati dal mondo sunnita, non dagli sciiti di Teheran. Ma ehi, perché lasciare che la verità rovini una bella narrazione atlantista?
Il vero dramma è che l’Islam non avanza per una forza propria invincibile, ma perché trova un vuoto pneumatico. Un nichilismo occidentale alimentato da un circo mediatico-culturale che ha i suoi centri di produzione negli Stati Uniti e che vede nell’abbattimento di ogni identità il suo fine ultimo. Siamo governati da una classe dirigente di una mediocrità disarmante, figure di bassa lega che ci stanno trascinando nella crisi più profonda dal 1945 senza avere la minima idea di come uscirne, se non seguendo cecamente gli ordini degli sceriffi del mondo.
Dovremmo iniziare a chiederci quali siano i nostri interessi, quelli dei popoli europei, invece di agire come i valletti di banditi internazionali travestiti da guardiani della libertà. Il giudizio morale sul governo di Teheran lasciamolo ai filosofi; a noi servirebbe, per una volta, una politica che non si comporti da utile idiota di interessi altrui.
Redazione
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