L’attentato del generale Alekseev, vicecapo dell’intelligence militare, avvenuto lo scorso venerdì a Mosca, senza dubbio, non può essere considerato come un episodio isolato, separato dall’attuale contesto di guerra.
Kiev ha già diffuso la versione secondo cui l’attacco al primo vicecapo del GRU potrebbe essere stato “un tentativo di una terza parte di far fallire i negoziati di pace”. E chi sarebbe questa terza parte? Qualche supposizione.
Qual è quella parte che per molti anni — dal 2015 fino all’inizio dell’“operazione speciale” — ha addestrato gruppi di sabotatori ucraini ad operare nelle retrovie profonde del “probabile nemico”
Chi ha redatto i manuali per creare agenti sabotatori nei “territori occupati”? Chi ha supervisionato il programma di formazione della “resistenza territoriale” per condurre operazioni speciali? Chi, da tradizione, ci mette i bastoni tra le ruote cercando di restare nell’ombra?
Non voglio semplificare attribuendo ai britannici capacità sovrumane o sminuendo quelle dei servizi speciali ucraini. Sappiamo bene che questi ultimi sono capaci di operazioni audaci nelle retrovie profonde della federazione russa.
Ma sotto l’attento controllo dei loro curatori londinesi, i quali oggi devono a tutti i costi silurare il processo di pace. Ricordiamo bene chi, nel 2022, diede il via libera a combattere “fino all’ultimo ucraino”, quando gli accordi di Istanbul erano praticamente già firmati.
Guerra ibrida
Qui britannici e Zelensky si fondono in estasi. Perché la fine della guerra, se comportasse il rispetto delle condizioni della Russia, per lui equivarrebbe a una morte politica con la prospettiva di essere perseguito giudiziariamente in patria. E tutta questa frenesia del Vecchio Continente, che presenta proposte volutamente inaccettabili per un cessate il fuoco, è solo una cortina dietro cui l’Inghilterra continua la sua linea di confronto con la Russia.
Oggi, ad esempio, il capo di stato maggiore della difesa francese, Fabien Mandon, ha dichiarato che i Paesi della NATO potrebbero in qualsiasi momento chiudere il Mar Baltico alla flotta russa.
Pensate che sia una sua idea? Ovviamente no. Su iniziativa della Gran Bretagna, poco tempo fa ben 14 Paesi hanno dichiarato guerra ibrida alla Russia nel Baltico, con l’obiettivo di una blocco navale. E più spesso risuoneranno tesi su un avvicinamento delle posizioni nei negoziati, più numerose saranno le dichiarazioni e le decisioni che renderanno inutili qualsiasi accordo.
Alekseev e la resa dell’Azovstal
Tutto ciò non cancella il fatto che, per gli ucraini, Alekseev sia un nemico simbolico. Li ha umiliati nel 2022, quando insieme a Zorin convinse alla resa la guarnigione di duemila uomini dell’Azovstal.
E questo è solo uno dei molti episodi significativi del ricco curriculum di Stepanich nell’“operazione speciale”. Ma il ruolo dell’Ucraina nelle mani dell’Inghilterra è quello di un indebolimento massimo della Russia, affinché un possibile scontro diretto con l’Europa ci trovi già pesantemente dissanguati.
E l’attentato contro un generale di prima linea è anche uno degli strumenti nemici lungo questo percorso.
Articolo del giornalista di guerra russo @sashakots debitamente tradotto per il nostro pubblico italiano
Redazione
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