La nebbia della propaganda nell’era digitale
Dopo una settimana di guerra possiamo almeno tentare di fare un primo bilancio, seppur parziale. Non è un’operazione facile, dal momento che appare sempre più difficile distinguere tra realtà e propaganda, equilibri materiali e guerra psicologica. In fondo, già questa difficoltà costituisce un primo elemento degno di nota. Sarà ancora più difficile nel futuro distinguere la verità dalle forzature e dalle menzogne. Non è una novità in tempo di guerra, ma la tecnologia moderna, la manipolazione, le fake news e ora anche l’intelligenza artificiale renderanno questo aspetto ancora più incerto e nebuloso per tutti. Ma, a dispetto di tutto, alcuni aspetti emergono abbastanza chiaramente.
Il crollo delle monarchie del Golfo e il mito dell’invulnerabilità
Abbiamo già un primo sconfitto: il blocco delle piccole monarchie islamiche del Golfo. Questi piccoli stati pieni di petrolio e dollari, grandi distributori di energia e paradisi rifugio per capitali internazionali, vedono distrutte non solo gran parte delle loro infrastrutture petrolifere, insieme alla redditizia industria del turismo di lusso, ma la loro stessa immagine di paradisi finanziari invulnerabili. Pensavano di essere protetti dallo strapotere americano e adesso si vedono esposti alla distruzione fisica. Perché se l’offensiva missilistica iraniana, dopo aver colpito basi americane, aeroporti, centri del Mossad e della CIA e i data center che supportano l’intelligenza artificiale, dovesse proseguire e colpire anche impianti di desalinizzazione e altre infrastrutture, le monarchie islamiche ne uscirebbero politicamente annientate.
Le immagini compromesse di USA e Israele e la guerra d’attrito
Ne stanno uscendo compromesse anche le immagini di USA e Israele. I primi sono partiti parlando di una guerra di pochi giorni, poi di settimane e ora di mesi. Hanno aggredito gli iraniani per la seconda volta proprio nel corso delle trattative: è ovvio che ora questi non si fidino a trattare con loro. Hanno profetizzato un crollo del regime per decapitazione militare e sollevazione popolare: hanno scoperto che il regime aveva decentralizzato le catene di comando e che l’aggressione ha risvegliato non tanto il fervore sciita, quanto il nazionalismo iraniano che ha qualcosa come 2600 anni dietro di sé. Israele, a sua volta, ha visto infrangersi la sua immagine di invincibilità militare: tutti vediamo che subisce duri colpi, e questo ha pesanti ricadute demografiche.
Teheran ha risposto oltre le aspettative e le difese israelo-americane hanno abbattuto molti missili e droni, ma a caro prezzo: il costo di produzione di quelli iraniani è immensamente più basso dei missili antimissile americani. Washington rischia un costo economico enorme e di restare a corto di munizioni. Ora si parla di proseguire la guerra per mesi e la domanda è chi riuscirà a esaurire le scorte avversarie. Di base, gli iraniani hanno un’ottima capacità produttiva che numericamente sorpassa quella americana. Si parla di fabbriche sotterranee invulnerabili, ma quanto questa immagine sia reale si vedrà nelle prossime settimane.
Reazioni popolari e il nuovo fronte interno americano
Infine, a livello umano, da notare le reazioni popolari. In Iran sono decisamente a favore del regime o, meglio, della guerra in quanto “per la sopravvivenza”. Spingi un avversario con le spalle al muro e lo costringi a combattere con la forza della disperazione. I curdi possono essere utilizzati come “stivali sul terreno”, ma i soli preparativi hanno attirato l’attenzione e i missili di Teheran. Dall’altra parte, gli americani continuano a bersagliare posti di polizia per aprire la strada ai curdi.
Per contro, si notano disordini popolari contro le monarchie del Golfo e, altrettanto importante, una crescente avversione alla guerra negli Stati Uniti, proprio nella destra repubblicana. Se a livello di vertici la maggioranza è ancora trumpiana, a livello di base il movimento MAGA si scopre in maggioranza antisionista e comunque contrario alla “guerra per Israele”. Lo sviluppo di questa crescente opposizione da destra in America, insieme al terremoto energetico che sta per colpire l’Europa, saranno essenziali quanto gli sviluppi propriamente militari di questa guerra di aggressione.
Marzio Gozzoli
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