I patrioti di tutta Europa non piangono Quentin. Quelli italiani non piagnucolano per l’ennesima offensiva giudiziaria scatenata contro un gruppo di loro, in quel di Bari.
Chi è veramente italiano nel cuore ed europeo nell’anima, non litiga mai e non impreca contro il Destino, ne accetta le dure leggi e si rialza per impossessarsene, farlo suo, plasmarlo e attagliarlo ai sogni ancestrali della sua gente.
L’orizzonte che si staglia di fronte ai patrioti – in Italia, in Francia, un po’ ovunque – è fosco: i loro ideali dilagano e la reazione è sempre più dura, nelle strade, nelle istituzioni, nelle aule di (in)giustizia.
Triste situazione, nel Terzo millennio, entrando nel quale si pensava fossero stati archiviati gli Anni di piombo, ma nulla di preoccupante più di tanto.
I veri patrioti sono abituati a soffrire, a lottare, a subire le persecuzioni: non disarmano, si battono e si moltiplicano.
Certo, è sconfortante combattere in un paese dominato dalla follia autodistruttiva, dove l’élite – tale solo nel portafogli e nelle poltrone – congiura ogni giorno contro il suo stesso popolo, favorendo la speculazione finanziaria internazionale e gli interessi geopolitici di quanti pretendono d’essere ancora padroni del mondo.
E dove al governo siedono cinici e furbastri elementi che, dopo aver sventolato la bandiera della rinascita nazionale, hanno trovato comodo asservirsi al mainstream.
Battersi e morire per queste patrie non è più così dolce come recitavano i poeti latini e greci, non per questo è meno doveroso.
I patrioti non piangono i loro morti e non disertano. Mai.
Essi ricordano e si fanno accompagnare dalle memorie più antiche è più nuove, affinché il cammino sia più spedito, convinto, deciso.
Quando muore un camerata il cuore si gonfia, è inevitabile, ma per esplodere ancor più fragorosamente nelle prossime battaglie.
Lo tengano bene a mente i nostri nemici.
Massimiliano Mazzanti
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