Giorgia Meloni non condivide, ma non condanna l’attacco militare israelo-americano all’Iran. Candidamente, la premier ha detto di non avere gli elementi sufficienti per esprimere un giudizio sulla vicenda.
Mai come in questo caso, un presidente del consiglio dei ministri nostrano ha suscitato un sentimento di tenerezza, pari a quello che comunemente si prova per un bambino posto di fronte a cose palesemente più grandi di lui.
Infatti, chiaramente, a Giorgia non mancano i dati necessari a compiere una valutazione esatta della situazione internazionale: manca semplicemente il potere di farlo. l’Italia non è autorizzata – ormai è evidente e le dichiarazioni del capo del governo lo confermano – a esprimere un parere – e men che meno ad assumere decisioni ostili – sulle iniziative degli americani e del loro unico alleato, Israele, quali che siano queste iniziative e quali ne siano le conseguenze.
Punto e basta.
D’altro canto, le ragioni per assumere una posizione chiara, avendo la possibilità di farlo, sarebbero elementari e da facile comprensione da parte di chiunque, anche di chi, inopinatamente, esulta per la decapitazione di parte della classe dirigente iraniana.
Oggi, ma anche domani e nel prossimo futuro, le donne di Teheran saranno più libere e più emancipate, grazie ai bombardamenti di Tel Aviv e Washington? I manifestanti tanto reclamizzati dai media occidentali assumeranno il potere, saranno più sicuri? Naturalmente, no. Anzi, per la stragrande parte della società iraniana, dato l’attacco straniero, saranno ancor più invisi, considerati traditori, complici degli assassini dei loro cari. Tanto più che Donald Trump, al di là di qualche battuta di rito, ha fatto precisamente intendere quali siano gli obbiettivi che persegue e che non hanno niente a che vedere coi “diritti umani”.
Il peggior difetto del presidente americano coincide col suo miglior pregio: arroganza e sincerità, in lui, sono due facce della stessa medaglia. Diversamente dai presidenti democratici, i quali hanno compiuto gesta analoghe se non peggiori nei lustri immediatamente precedenti, Trump non cerca scuse e pretesti, ma va dritto allo scopo, perseguendo quello che, a suo modo di vedere, è l’interesse degli Stati Uniti.
Il problema, quindi, per gli europei, è capire quanto questo interesse possa coincidere coi loro. E qui i calcoli sono facili, contrariamente a quanto vuol far intendere Giorgia.
Impossessandosi del Venezuela, senza nemmeno parlare della Groenlandia, l’America e la sua industria si sono garantite incalcolabili riserve di energia a basso costo per i prossimi decenni. Attaccando l’Iran, Israele e Usa hanno determinato un immediato rialzo dei costi petroliferi e del gas nell’area Ue, con prevedibili, scontate e pesantissime ripercussioni per trasporti, produzione industriale e, a cascata, per i costi della vita nei mercati interni e per la concorrenza dei prodotti del Vecchio continente nel mercato globalizzato.
Non è curioso un alleato che s’inoltra lungo strade della politica internazionale che, in primis, mettono in difficoltà e peggiorano la situazione dei popoli che dovrebbero essergli amici? E non sono curiosi questi amici, i quali consentono al più forte di loro di fare il bello e il cattivo tempo nel mondo, con in mano il portafogli per pagare, a pie’ di lista, i costi di tutte queste avventure?
Da quando l’Italia e la Ue sostengono l’Ucraina nella guerra contro la Russia, sono forse più sicure, più libere, più ricche? Uccidendo i principali ayatollah di Teheran, cos’hanno guadagnato e cosa potranno mai guadagnare i romani, i parigini, i berlinesi, i madrileni e via dicendo?
La politica internazionale non è fondata e non è mai stata fondata sui principi o sui valori. E’ solo questione di forza e di interessi. Trump – e di questo possono ringraziarlo tutti nel mondo -, per lo meno, ha stracciato il velo d’ipocrisia che mal celava le tante, troppe vergogne degli ultimi decenni. Lui è il capo del più grande e potente esercito del mondo – sono parole sue – e pretende che gli affari americani non vengano ostacolati. Agli altri va bene, tutto ciò?
Se va bene, Giorgia sbaglia a non condividere, perché è meglio essere servitori diligenti, che schiavi riottosi. Ma se non va bene, allora è bene iniziare a condannare, a dir basta, a far capire che il mondo non è bello e sicuro solo se e quando americani e israeliani sono ricchi, sicuri e contenti. Esistono anche altri otto miliardi di persone o, a voler essere cinici fino in fondo, almeno altri 450 milioni di europei. O si gode tutti insieme, nel fare gli sbruffoni in giro per il Pianeta, oppure si sta tutti un po’ più calmi, moderando gli appetiti.
Massimiliano Mazzanti
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