C’erano una volta le Victoria Cross. Roba vecchia, s’intende. Quel genere di ferraglia che per un paio di secoli ha premiato il coraggio di chi, nel fango delle trincee o nei cieli in fiamme, ha deciso che la vita della nazione valesse più della propria. Roba da “eroi”, un termine che oggi nell’evolutissima Londra suona quasi come un insulto patriarcale. L’Imperial War Museum ha deciso: basta con la polverosa galleria dedicata ai decorati al valore, gentilmente concessa da Lord Ashcroft che ora si vede restituire le medaglie con largo anticipo tra lo stupore e il disappunto.
Spazio al futuro, spazio alla “Refracted History”*. Perché, ammettiamolo, cosa vuoi che sia un atto di eroismo estremo di fronte alla necessità impellente di analizzare l’identità di genere sotto i bombardamenti?
Il museo ci spiega, con un linguaggio che sembra uscito da un generatore automatico di testi per il World Economic Forum, che bisogna “riorientare le narrazioni tradizionali”. Tradotto dal burocratese woke: se hai salvato un battaglione sotto il fuoco nemico ma eri un maschio eterosessuale, la tua storia è decisamente troppo “piatta” per i gusti dei nuovi curatori. L’obiettivo è rivelare lo “spettro delle esperienze umane”, un modo elegante per dire che, invece di celebrare chi ha vinto la guerra, celebreremo chi la guerra l’ha vissuta con il dubbio se indossare l’uniforme o un boa di struzzo.
Storia cancellata dalle pretese ideologiche
Mentre l’IWM si affanna a compiacere le minoranze più rumorose, sorge spontaneo il dubbio su dove siano finite le “esperienze umane” di chi non fa lobby: dalle casalinghe di Londra che sfidavano la Luftwaffe tra un razionamento e l’altro, ai bambini sfollati in campagna con un’etichetta al collo e il cuore a pezzi. Soggetti troppo banali, probabilmente, e decisamente troppo “maggioranza” per meritare un’esposizione virtuale. La Storia, quella con la S maiuscola, oggi deve essere “rifratta” finché non diventa irriconoscibile, un caleidoscopio dove il merito scompare per far posto all’identità di gruppo e alle pretese ideologiche.
Così, mentre Lord Ashcroft sfolla le sue 200 medaglie — forse considerate troppo “stridenti” con il nuovo arredamento inclusivo — il messaggio è chiaro: la Gran Bretagna non ha più bisogno di esempi di sacrificio supremo, ma di percorsi di auto-coscienza. Prepariamoci: la prossima mostra sarà probabilmente dedicata all’impatto ambientale delle cariche di cavalleria o all’uso di pronomi corretti durante lo sbarco in Normandia. Nel frattempo, gli eroi veri possono accomodarsi in solaio. C’è una nuova battaglia da vincere: quella contro il buon senso.
*Refracted History Storie rifratte: esplorare le storie LGBTQ+ in tempi di conflitto – Mostra presso IWM Londra – fino al 26 aprile 2026
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