Il dibattito sulla collocazione geopolitica e sul futuro dell’Italia è oggi di estrema importanza per chi ama la nostra Nazione. Per contribuire a questa riflessione, abbiamo il piacere di ospitare sulle pagine di 2diPicche un esponente di spicco del mondo della destra nazional rivoluzionaria: Adriano Tilgher.
L’autore ha gentilmente concesso di rispondere alle nostre domande a partire dalle tesi esposte nel suo post sui social ‘Italia Neutrale‘, in cui sostiene che ci sono «ragioni profonde per chiedere la neutralità dell’Italia».
Ci auguriamo che le sue risposte possano dare un contributo significativo al dibattito politico stante la complessa situazione europea e mondiale.
Intervista sulla neutralità.
1) Il concetto di “neutralità” è stato da lei collegato alla necessità di proteggere il patrimonio culturale e di sfruttare la posizione geopolitica italiana. Ritiene che la via da seguire sia quella della “Neutralità Sovrana”? E in tal caso il modello elvetico (“alla Svizzera”) è l’unico punto di riferimento o esistono altre suggestioni storiche o geopolitiche (come, ad esempio, i modelli di paesi storicamente non allineati) che potrebbero meglio adattarsi alle specificità del Mediterraneo e del ruolo spirituale di Roma?
La Neutralità può essere garantita solo da una Sovranità completa e totale indispensabile, non solo, per proteggere, a vantaggio di tutti i cittadini italiani e del mondo intero, l’enorme e ineguagliabile patrimonio ambientale e culturale, sia materiale che immateriale, di cui siamo detentori e creatori ma anche per proteggere e tutelare la neutralità e l’autonomia di un altro stato, dalle enormi finalità educative, etiche e religiose, anche questo indispensabile per il mondo intero: la Città del Vaticano. La Neutralità Svizzera sicuramente non è un modello da seguire, soprattutto per le finalità. La Svizzera è stato un modello costruito per il sistema finanziario e bancario, quindi per scopi prettamente economicistici e materialisti; venuti meno, per altro, con la scomparsa pressoché totale del segreto bancario. La Neutralità dell’Italia ha scopi esclusivamente culturali, etici e spirituali, come garanzia anche di pace tra le nazioni, di autodeterminazione dei popoli e di tutela delle specificità etno-culturali. Ecco perché tutti i tentativi di conquista dei territori italiani devono essere respinti affinché l’importanza geopolitica dell’Italia non possa essere egemonizzata da nessuno. È la grande capacità creativa di civiltà e cultura del popolo italiano che può essere il garante per tutte le nazioni dell’enorme potere derivante dalla collocazione geo-politica. In questo senso l’esperienza delle nazioni non allineate può dare alcuni riferimenti per le scelte geopolitiche da compiere nell’ambito degli scopi prefissati.
2)Lei sottolinea come l’Italia sia al centro delle mire straniere. In uno scenario di neutralità, come intende gestire strategicamente la presenza di basi militari straniere sul nostro territorio? In che modo l’Italia neutrale potrebbe concretamente trasformarsi in un “riferimento” di stabilità per l’area mediterranea, superando l’attuale allineamento nei blocchi e i tentativi di infiltrazioni che Lei denuncia?
La risposta da dare a queste domande è molto semplice, anche se, al momento, sembra molto difficile da realizzare. Le basi militari straniere sul suolo italiano, proprio per realizzare le finalità di cui sopra, devono essere consegnate agli Italiani, i quali, a loro volta, decideranno se eliminarle o utilizzarle. Comunque, non dobbiamo dimenticare che anche con la presenza di basi militari straniere sul proprio territorio l’Italia negli anni ’60 e ’70 è riuscita a ritagliarsi un ruolo di mediazione importante, anche perché in Italia esisteva il più forte partito comunista d’Europa. Certo la classe politica di quegli anni era di gran lunga superiore a quella attuale e sicuramente sapevano cosa significasse interesse nazionale. Proprio su questa linea e con questi atteggiamenti, dettati dalle alte finalità che ci siamo imposti, l’Italia può diventare “riferimento” per tutta l’area del Mediterraneo ed anche oltre.
3) Lei parla della necessità di una “nuova classe dirigente” per attuare questa visione. Quali sono i primi due o tre passi concreti (a livello normativo, militare o di politica estera) che un’Italia neutrale dovrebbe compiere subito per manifestare questa svolta?
È chiaro che quasi tutta la classe politica e dirigenziale italiana attuale, essendo completamente asservita, tranne minuscole eccezioni, ad interessi anti-italiani, non è utilizzabile per un così alto e nobile compito che stiamo disegnando e, quindi, va sostituita con quanti, e siamo in tanti, sanno cosa voglia dire interesse nazionale e abbiano il coraggio di parlare con verità e non con l’inganno. I primi provvedimenti normativi da prendere sono quelli che aboliscano tutte quelle leggi e consuetudini che creano barriere, ostilità e odi fra gli Italiani e contemporaneamente promulgare norme che rigenerino tutte le istituzioni affinché possano consentire la partecipazione e il contributo di tutti gli Italiani a questa titanica impresa per il bene dell’umanità. Ricreata la coesione nazionale, pur nella auspicabile differenza delle opinioni, vanno sfruttate tutte le opportunità che il nascente mondo multipolare offre per far capire alle altre nazioni quanto possa essere utile a tutta l’umanità un’Italia neutrale, data la sua stupenda collocazione geopolitica e le innate capacità del suo popolo documentate da millenni di storia.
4) Quali figure politiche o intellettuali – oltre a Lei – dovrebbero guidare l’elaborazione e la diffusione di questa tesi per renderla un’idea forza in grado di unire e mobilitare l’opinione pubblica?
Non importa in questa fase fare i nomi delle figure da coinvolgere; certamente, date le perplessità sviluppate precedentemente, è difficile che qualche politico visibile abbia i numeri per essere coinvolto in questa operazione. La situazione cambia con riferimento agli uomini di cultura. Qui, però, interessa fare un identikit preciso: si tratta di recuperare personaggi che sappiano degnamente rappresentare i valori di cui parliamo, siano espressione di tutte le valenze politiche e culturali del passato e siano disponibili a superare le divergenze e gli antichi rancori in nome dell’interesse nazionale e dei grandi scopi che ci proponiamo con questa scommessa.
5) La proposta di neutralità sovrana viene vista come un’efficace leva comunicativa da affiancare ad altri temi centrali come la “la Re-migrazione”. Qual è il punto di contatto tra la Neutralità (come affermazione di sovranità esterna) e la Re-migrazione (come riaffermazione dell’identità interna)? In che modo questi due temi, se promossi insieme, possono staccare il dibattito dalla sterile contrapposizione pro-Russia/pro-NATO e porsi al centro dei “temi pesanti” per la Nazione?
Uno dei grandi problemi di oggi in Italia è l’assoluta mancanza della politica e del relativo dibattito. Le varie sceneggiate che vediamo quotidianamente da parte di coloro che dovrebbero essere i politici, altro non sono che chiacchiere inutili di tifoserie contrapposte, squalificate e squalificanti. La re-migrazione, intesa come riconoscimento e tutela delle identità di tutti i popoli, è in totale assonanza con l’obiettivo di neutralità dell’Italia per il principio di autodeterminazione dei popoli che ne è parte essenziale. Non dimentichiamo che in molte nazioni, soprattutto dell’Africa nera, sono proprio i principali esponenti politici a sollecitare il non abbandono della propria terra ed il ritorno in patria degli emigrati. Quindi agevolare il rientro nei rispettivi territori, diventa non solo uno strumento di tutela della nostra identità ma anche della loro, soprattutto perché da neutrali potremo meglio contrastare lo sfruttamento che le multinazionali fanno delle nazioni. Su queste basi potremmo anche in prospettiva diventare fautori di organismi sovranazionali per la difesa delle identità e degli interessi nazionali contro lo sfruttamento del potere finanziario e delle multinazionali.
Adriano Tilgher
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