Dagli spot colpevolizzanti ai testamenti online: come ONG e Fondazioni danno la caccia all’eredità dei nonni.
C’era una volta la badante in carne e ossa. Quella che per ereditare i due locali con tinello doveva quantomeno presentarsi a casa, cucinare il brodino, sopportare i discorsi sui dolori reumatici e sorridere per anni. Una fatica d’altri tempi. Oggi il progresso ha semplificato la filiera: basta accendere il televisore alle quattro del pomeriggio e godersi lo spettacolo.
Abbiamo importato dagli Stati Uniti lo stile aggressivo dei telepredicatori, riadattato in salsa nostrana per la caccia grossa al donatore. Una competizione senza esclusione di colpi bassi, programmata cinicamente nelle ore in cui l’anziano pranza o cena. Risultato? Tra la minestrina e la reclame del montascale, ti ritrovi bombardato da immagini devastanti pensate al solo scopo di farti andare la cena di traverso. Una pressione psicologica e morale costante, esercitata direttamente dal tubo catodico, per accaparrarsi i quattro soldi residui del nonno.
Il corteggiamento al “prospect”
I guru del marketing non-profit hanno imparato in fretta la lezione del liberismo più spinto. Negli uffici delle Fondazioni, tra una formula Excel e l’altra, si è coniata una neolingua rassicurante: il vecchio diventa un “prospect”, l’insistenza si chiama “coltivazione”, e il testamento si trasforma in “lascito solidale”. Il settore lo ammette con disarmante serenità nei propri report: con gli anziani bisogna “corteggiare nel tempo”. Proprio come faceva la badante, ma con la potenza di fuoco di uno spot da trenta secondi affidato alla voce calda dell’attore di turno.
Se un bancario rifila un titolo spazzatura a una vedova sa di compiere una bassezza (e infatti c’è la Consob). Il fundraiser a caccia di immobili, invece, dorme sonni tranquillissimi perché persuaso di agire per una causa nobile. La causa assolve il metodo. Assistiamo così al paradosso generazionale perfetto: trentenni precari a caccia di obiettivi trimestrali che convincono ottantenni con la casa di proprietà a scaricare i nipoti.
C’è perfino chi ha deciso di azzerare i tempi: siti di associazioni animaliste che ti forniscono il testamento precompilato con il loro codice fiscale già inserito. Basta copiare a mano, firmare e spedire. Un’eredità liquidata con la stessa grazia con cui si paga un bollettino alla posta.
Chiama ora: paga e fatti perdonare di essere vivo
Tutto questo si incastra a meraviglia con la narrativa corrente. Da una parte si bombarda l’opinione pubblica raccontando che i vecchi, sono un peso insostenibile per i conti pubblici, una zavorra inutile e persino d’intralcio in un mondo digitalizzato dove se non usi l’App del conto online sei un relitto da rottamare. Una generazione additata perché refrattaria alle scemenze woke o perché più attenta alla sicurezza concreta delle nostre città che alle ultime follie green.
Dall’altra parte, però, quando c’è da battere cassa, quelli stessi “lupi grigi” diventano improvvisamente indispensabili. Gente che da giovane ha occupato le piazze e che ancora oggi è la prima a mobilitarsi — si vedano le proteste No Green Pass o l’esercito dei Vannacci boys — viene chiamata a riscattare la propria presunta “inutilità” pagando i lauti rimborsi dei manager di ONG e Fondazioni: un bel RID mensile subito, nell’attesa del testamento poi. Sorge spontanea la domanda: ma cosa campi a fare, se nemmeno mantieni i “volontari” del non-profit?
La sedia vuota
C’è poi l’ingrediente segreto che nessun pubblicitario ammetterà mai: il rancore silenzioso. Per anni si è colpevolizzato chi non chiamava a casa, trasformando il lascito nella vendetta perfetta dell’anziano solo (“Così imparano”). Ma se per la badante che si approfittava della fragilità di un anziano scattava la circonvenzione di incapace, per la televisione che occupa quella stessa sedia vuota non esiste alcun reato.
Esistono le fasce protette per i bambini di otto anni, ma per chi ne ha ottantacinque la caccia è aperta a tutte le ore, senza tutele. Nessuno mette in discussione la bontà della ricerca o della beneficenza, ma il confine tra la causa meritoria e la rapina casalinga si è fatto invisibile. Sarebbe ora di trattare questi spot per quello che sono: vendite di illusioni a domicilio che meriterebbero avvertenze chiare, per ricordare che gli affetti e le famiglie, per quanto imperfetti, non si rottamano con uno slogan ad effetto prima del telegiornale.
Redazione
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