La Procura di Roma apre il fascicolo sugli italiani. L’inerzia del centro-destra, le ipocrisie del centro-sinistra e la caccia alla cricca dei potenti.
L’apertura dell’indagine della Procura di Roma sugli «Epstein Files» segna una svolta potenziale che l’opinione pubblica e la politica d’opposizione all’establishment non possono permettersi di ignorare né di subire passivamente. Per troppi anni l’orrore legato al nome di Jeffrey Epstein è stato liquidato dai media della vulgata dominante come uno scandalo di costume americano, una lugubre storia di perversioni individuali confinata tra le ville di Palm Beach, i jet privati e l’isola di Little Saint James. Oggi, la presenza sistematica di contatti, soggiorni in località di lusso italiane e nomi del nostro capitalismo tra le carte declassificate dal Dipartimento della Giustizia statunitense impone un cambio di passo immediato.
Relazioni italiane ed Epstein Files: Il dovere della pressione institutional
Le notizie recenti – dall’esposto presentato da Differenza Donna fino alle denunce pronunciate al Congresso USA dal deputato repubblicano Thomas Massie – mettono in luce uno spaccato inquietante. Tra i documenti emergono riferimenti non episodici a soggiorni in Italia (da Roma a Milano, passando per Capri e la Costa Smeralda) e contatti diretti con figure di primo piano del mondo economico e sociale italiano. Sebbene l’iscrizione di un nome o la semplice frequentazione informale non costituiscano di per sé prova di reato, la gravità delle condotte ipotizzate – tratta transnazionale, violenza e sfruttamento sessuale di minorenni – richiede che non vi sia alcun margine di insabbiamento o di ipocrita tutela delle “alte sfere”.
Non possiamo permetterci che la magistratura italiana si scontri con il muro di gomma degli omissis e dei sotterfugi con cui le autorità statunitensi hanno spesso protetto i santuari del proprio potere. È necessaria una costante e rigorosa pressione politica e mediatica sulle autorità competenti affinché la rogatoria trasmessa a Washington ottenga atti completi e privi di censure. In questo contesto, va denunciata l’inerzia della Destra istituzionale: l’assenza di un’azione decisa e perentoria da parte del Governo di centrodestra nel pretendere massima trasparenza lo renderà complice morale di questa omertà, tanto quanto lo è già il centro-sinistra sul piano storico e politico. Chiunque abbia facilitato, coperto o partecipato al sistema di sfruttamento allestito dal finanziere americano deve essere individuato ed esposto. La sovranità della legge non può arrestarsi di fronte alle porte dei club esclusivi della finanza.
Un sistema di potere fondato sulla compromissione reciproca
I file desecretati negli ultimi mesi in Europa hanno già provocato terremoti istituzionali devastanti: in Gran Bretagna con il travolgimento dell’ex principe Andrea e le indagini su diplomatici ed ex ministri del New Labour; in Norvegia e in Francia con il coinvolgimento di ex primi ministri e vertici culturali. Questo schema dimostra che il “network Epstein” non era un’anomalia estemporanea, ma la struttura portante di un’élite transnazionale e globalista legata a doppio filo al liberalismo finanziario, in cui il vizio privato e l’abuso diventavano moneta di scambio per l’accesso e la garanzia d’impunità.
Chi entrava nella cerchia di Epstein si sottometteva a una logica di ricatto e lealtà incrociata attraverso una vera e propria trappola a luci rosse (honey trap) meticolosamente documentata con microspie e telecamere. È proprio questa architettura che la politica nazionale deve denunciare con forza: l’esistenza di una classe dirigente priva di radici e di morale, che ha trasformato il potere economico in una bolla di impunità al riparo dagli Stati e dai popoli.
L’ipocrisia del centro-sinistra e il silenzio sui “protettori” delle élite
In questo scenario, risulta assordante l’ipocrisia della politica italiana e in particolare del centro-sinistra. Per anni, i vertici dei partiti progressisti nostrani hanno additato l’establishment Democratico e liberal americano come il faro morale dell’Occidente, il modello insuperabile di democrazia, progresso e diritti civili. Oggi, quegli stessi ambienti si scoprono colti da una patetica amnesia di fronte all’evidenza di una leadership politica ed economica USA sistematicamente coinvolta o contigua a una rete di traffico e pedofilia di dimensioni planetarie.
Da Bill Clinton in giù, passando per i grandi finanziatori delle campagne elettorali e i maître à penser del globalismo “illuminato”, l’élite progressista ha chiuso gli occhi o, peggio, condiviso spazi, voli e favori con chi gestiva lo sfruttamento sistematico di minorenni. Il centro-sinistra italiano, sempre pronto a salire in cattedra per impartire lezioni di moralità e ad accreditarsi come unico difensore degli ultimi, tace mestamente di fronte ai risvolti di questo sistema. Aver sostenuto incondizionatamente figure ed apparati politici ed economici che hanno frequentato e coperto i loschi affari di Epstein è una macchia politica ed etica che non può essere cancellata con il silenzio.
La battaglia per la trasparenza sugli Epstein Files non è una semplice vertenza giudiziaria: è la difesa della dignità delle istituzioni e dei minori contro un’élite finanziaria e internazionale corrotta. Pretendere chiarezza sugli agganci italiani di questa cricca significa affermare un principio di giustizia fondamentale: nessuno, per quanto ricco o potente, è al di sopra della legge.
Redazione
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